Hello world!

Come la Giustizia protegge i potenti ed loro protetti (di EVA POLAK).

dott.evapolak@virgilio.it

Petizione per l’abolizione del modello 45 (querele “scomode” che vengono registrate come fatti non costituenti reato senza procedere)

Scarica petizione

http://www.mafiaspa.ch/Petizione.doc

Raccolta firme da inviare a: POLAK EVA, Via Gian Lorenzo Bernini 16, 51016 Montecatini Terme (Pt). La petizione è anche disponibile sul blog https://giustiziacorrotta.wordpress.com/2009/05/27/

http://www.gopetition.com/online/28655.html

http://www.gopetition.com/online/28657.html

Lettera di ringraziamento a Tutti gli Elettori della Provincia di
Pistoia

Cari Elettori,
Chi Vi scrive, dott. Eva Polak, è onesta cittadina italiana da 30
anni. Ero votante a pari diritti di Tutti Voi, fino a quest’anno.

La prima volta in vita mia, non ho potuto recarmi alle urne perché sono
stata espulsa da Pistoia che implica la perdita dei diritti che è la
conseguenza obbligatoria alla mia normale volontà di non voler
soccombere al Falso, al Paradossale, all’Assurdo che leggo negli
atti
giudiziari, da 15 anni.

Il dott. Severi ha contribuito non di poco che il Prefetto di Pistoia
aveva emesso un provvedimento così umiliante, proprio da peggori
delinquenti.

Oggi, ho letto con immensa gioia che avete rimandato il dott. Severi al
suo posto giusto, nella Farmacia, dove non potrà appropriarsi della
vita delle persone deboli.

Avete saputo gestire la Vostra Vita e non Vi siete lasciati ingannare
dai sani principi del dott. Ettore Severi, sindaco di Montecatini Terme
il cui operato, di quasi decennale, ci ha portato tante lacrime,
dolori, sofferenze.

Vi posso assicurare che il dott. Severi si era candidato al posto del
Presidente della Provincia non per il bene dei cittadini, ma per dare
un altro appoggio alla Casta locale a cui servizi ha giurato fedeltà.

Il dottor Severi si era “scordato” di raccontare nella sua campagna
elettorale che è iscritto nel registro degli indagati dalla Procura
della Repubblica di Pistoia per il reato di truffa commessa a mio
danno,.

Il Nostro NON amato Sindaco non ha mai rivelato come trattava la classe
disagiata della Nostra cittadina meritandosi il premio SUPERCIUK per la
sua buona lena di toglierci anche quel poco che abbiamo per dare ai
Ricchi.

E’ rimasto un segreto da pochi come e perché il Sindaco paga la
casa
dei Ricchi con soldi pubblici.

Devo ringraziarvi che non sarà realizzato per ora il Progetto di
lottizzazione della Fognatura destinata a Noi “extracomunitari”, a
canone di affitto stellare che dovevano costituire le maggiori entrate
della Provincia.

Grazie, grazie e grazie ancora a Tutti Voi che l’incubo decennale
appartiene al passato.

Dott. Eva Polak

Lettera aperta al sig. Prefetto di Pistoia

Oggetto: Elezioni 2009

Chi Le scrive è onesta cittadina italiana da 30 anni.

Da 30 anni, mai sono mancata alle elezioni e fino all’anno scorso ero nominata anche al seggio elettorale.

Quest’anno, nonostante che non abbiamo un solo euro di entrata da 1 anno e mezzo, e siamo costretti a vegetare con il pacco alimentare fornito una volta al mese dalla Caritas che mette a disposizione la CEE per i poveri come Noi, che non ci bastano nemmeno per una settimana, speravo di poter ottenere un posto al seggio.

Poi, qualcuno m’illuminava che il Suo provvedimento di espulsione implica pure lo spoglio dei miei diritti, quindi sono considerata per una fuorilegge finché non sarà pronto il provvedimento di espulsione dall’Italia e la revoca della cittadinanza italiana.

Ho fatto un tentativo di sfidarvi e votare, ma nell’ultimo momento, ho fatto marcia indietro perché non volevo rischiare un arresto che implica facilmente “un suicidio in cella” per il quale è già pronta la sceneggiatura, secondo quanto risulta dagli atti di un procedimento penale nel quale sono parte offesa, e come si comportano le Forze dell’Ordine che rifiutano qualsiasi richiesta di intervento da me proveniente, ovviamente non lo permetterebbero mai se non agissero, anche questa volta, su ordini arrivati da alto.

Da due mesi, insisto affinché Lei voglia notificarmi il provvedimento di espulsione del quale non volevo sapere quando ero trascinata per terra, con forza e violenza, dai Suoi 6 Agenti dal terzo pieno della Procura della Repubblica di Pistoia fino alla Questura, da ultima delinquente, su ordine del Procuratore-Capo di Pistoia!

Non dico da animale, perché Voi, gli animali li proteggete e chi li maltratta, li condannate, molto giustamente, a pene severe. Ma lo stesso concetto non vale per la Polak.

Alla Polak si può far tutto quello che si vuole perché non è considerata da un essere umano perché ha un cognome che Vi suona male, e quanto meno sopportate l’accento della sua pronuncia.

Io delinquente non sono mai stata. Mi volete passare Voi altri da delinquente, nella Vostra buona lena di proteggere i noti Delinquenti influenti e potenti e punite me per la mia normale volontà di non voler soccombere al Falso, all’Assurdo, al Paradossale che leggo negli atti giudiziari, dal 1996, emessi dagli Illustrissimi che hanno aggancio fino al massimo organo della Giustizia, che nel mio caso è solo Ingiustizia, agli Organi massimi dello Stato.

Sono Vinta da Voi perché ci avete ridotto alla fame, ci avete tolto ogni mezzo necessario della sopravvivenza e ogni diritto che spetta ai cittadini italiani.

Voi siete i primi che mettete in atto la xenofobia contro Noi stranieri, con mezzi molto sofisticati, e siete Voi i primi destinatari ad attuare il razzismo ed allontanare dall’Italia le persone come me.

Non è un vero razzista il bibliotecaio che m’intima di riempire un foglio in più, perché da Noi “stranieri” è richiesto un ulteriore adempimento, ma è razzista

– il Poliziotto che avendo in mano la mia carta d’identità ordina di trasmettere gli atti all’ufficio Stranieri della Questura per “verificare” la permanenza della cittadina straniera in territorio italiano;

– l’Agente della Questura che mi butta addosso la copia richiesta della richiesta di protezione (mai risposta), e mi si presenta come “Kojak”;

– gli Agenti delle Forze dell’Ordine pubblico che agiscono su ordini illegittimi per impedire di rendere pubblica come si paga la casa dei privilegiati con soldi pubblici;

– il Magistrato che non indaga, pur avendo le prove in mano, sulle aggressioni subite dagli “Uomini d’onore”, che non ravvisa il sequestro di persona se ad essere aggredita, chiusa a chiave in un magazzino, è la Polak, il Magistrato che ignora le reiterate minacce di morte registrate, riferite personalmente, tramite altre persone, gli “avvertimenti” lasciatimi sulla soglia di casa.

E’ razzista il Consigliere comunale che eccepisce attraverso un articolo sul giornale che la casa popolare nello stato grezzo era assegnata ad una “straniera” chiedendo se erano rispettate le norme, ma non eccepiva il mancato rispetto delle stesse norme quando si vendevano gli alloggi a chi non aveva diritto all’acquisto e non era in graduatoria.

Ancora più razzista il Sindaco che mi cita in giudizio per occupazione abusiva di un appartamento da me completato solo perché Eva Polak non può stare nella zona lussuosa, tra le persone di “razza arja”, le quali ottenevano la casa in proprietà, pagata con soldi pubblici, mentre la Polak da deve lasciare l’appartamento ammobiliato dalla stessa completato e pagare il risarcimento danni di occupazione abusiva, 10 volte più del valore di bilancio perché il signor Sindaco candidato al Presidente della Provincia, non “riconosce” i lavori da me effettuati in sede civile, invece in sede amministrativa, nega che il Comune avesse speso un soldo dal denaro pubblico.

Lo stesso Sindaco, spudoratamente, sostiene che l’unico alloggio non è di pubblica utilità perché ci sta la Polak, ma gli altri 21 sì, perché gli alloggi venduti in proprietà con la rinuncia del diritto di prelazione hanno la pubblica utilità perché le prime tre voci del bilancio sono vincolate fino al 2017.

Invece, la stessa legge non vale per le case popolari di Pistoia acquistate dai veri destinatari degli alloggi popolari ai quali la comunità non paga il prezzo di esproprio del terreno.

Ma il signor Prefetto non interviene né in questo caso, né per i reiterati esposti della Polak, ma non manca a far riferire che la Eva Polak mai può essere ricevuta.

Sono razzisti i magistrati che sostengono che lo scheletro di un appartamento è idoneo ad essere abitato, anzi deve essere pagato il canone di affitto del mercato libero se è il Comune ad affittare la “fognatura” ad un topo della fognatura come la Polak.

Sono razzisti i politici che negano l’apertura della procedura amministrativa obbligatoria per la risoluzione del “contratto di affitto fantomatico” per non rischiare che la delibera di assegnazione illegittima finisse davanti al TAR, nonché per coprirsi le spalle, per liberarsi di un atto amministrativo illegittimo, ma di più della Polak, quindi la citano in giudizio per “occupazione abusiva” dopo essersi accorti che l’oggetto delle delibere precedenti, la “morosità”, non reggeva.

Sono tutti razzisti i Signori influenti che avevano mobilitato i magistrati di mezza l’Italia per aggiustare ogni procedimento a favore di un Ente pubblico che, in condizioni normali, dovrebbe tutelare i deboli ai quali la Costituzione riconosce il diritto di abitazione, ma non alla Polak .

E’ razzista, ma tanto, l’avvocato al quale mi aveva indirizzato la Massoneria, per aiutarmi, che non accettava l’incarico da me, ma lo trovavo a difendere l’altra parte ed in udienza non poteva fare a meno a richiamare, che “la giustizia italiana abbia già dato troppo spazio a questa signora”.

Poi, uscendo dall’aula, mi mandava in Romania (?!).

Ma, in realtà, la giustizia non mi aveva mai dato spazio, invece, ha organizzato un bel sodalizio di magistrati che sposta la giustizia dalla parte di chi più li aggrada, che agisce da Lupo travestito da Pastore per proteggere gli “agnellini”.

Per i procedimenti aggiustati non siamo incolpati del reato di calunnia, altrimenti, potrebbe emergersi la verità che non è auspicabile, essendo stato un bel precedente che implicava la modifica della legge del reato di offesa al pubblico ufficiale.

Non potendo sopportare tanta ingiustizia, mettevo i dolori della mia vita in piazza che credevo di aver il diritto a portare sulla spalla, da sola, in silenzio, i pesi della mia vita, ma non fu così.

Ovviamente, ai signor magistrati non erano entusiasti di vedere i propri nominativi tra il POOL MANI SPORCHE, quindi non potendo denunciarmi per non dover far accertare la verità dei fatti, si erano attinti alla loro forza e potere togliendoci ogni mezzo economico, per farci morire di fame e di disperazione.

Gli Illustrissimi si erano ben guardati di processarmi solo per reati minori, diffamazione, ingiuria, e del genere, allo scopo di punirmi.

Per ostacolare la mia difesa, mi negano pure il gratuito patrocinio nonostante che avessi il certificato ISEE a reddito Zero, perché non riesco a documentare con che do da mangiare al mio figlio, con cosa pago le bollette, quindi per presunzione, ritengono che esercitassi il mestiere più antico del Mondo  perché da una che si chiama Eva Polak, null’altro si può aspettare.

I Signori Illustrissimi sanno bene come devono punire la disobbediente Polak che non ha alcuno alle spalle, e hanno trovato pure il modo per rendermi impossibile di reperire il lavoro, essendo indagata per spionaggio politico e militare, reato con il quale non risparmiano di calunniare la mia Patria d’origine per aver minato la sicurezza dello Stato italiano.

Stranamente, il procedimento non è stato passato ai Servizi Segreti, ma era un PM di una Procura provinciale ad indagarmi segretando gli atti del fascicolo.

Lei Signor Prefetto, sa sicuramente, se costituisce reato o meno di riciclare degli assegni falsi, ma se questi sono stati commessi a danno di Polak, gli autori dei reati sono premiati essendo considerati di istituti di credito autorizzati a raccogliere risparmi privati tra il pubblico, quindi Eva Polak deve sopportare il rischio di mercato senza che fosse tutelata dalla CONSOB.

Quindi, la Banda dei truffatori è legittimata a trattenere i proventi dei reati perché Eva Polak rimane creditrice eterna e non subisce alcun danno perché aveva fatto solo un “investimento”.

Invece, se la stessa operazione è commessa da altri cittadini italiani a danno dei cittadini italiani, gli autori dei reati infilano subito in galera per associazione a delinquere, con tanto di quel risarcimento danni riconosciuto alla parte offesa, ma negato se la parte offesa è Eva Polak.

Di recente, ero preavvisata che la Procura di Pistoia cerca di farmi arrestare e sono state ripartite le direttive dall’Ordine degli Avvocati che nessuno mi deve difendere (questo lo sapevo da tempo perché c’era pure l’ordine del presidente del Tribunale di Pistoia in tal senso).

Voi avete in mano il Potere e potete farmi quello che volete, senza essere richiamati per le Vostre azioni.

Non avrei mai pensato quale fosse il sentimento che ci prende quando si è privati dal diritto al Voto che pure è un Dovere, perché io mai ero mancata in vita mia da nessuna elezione, né in Patria mia, né in Italia.

Non sono venuta in Italia per essere truffata dai Noti delinquenti protetti dalla malavita organizzata e, nello stesso tempo, da una certa Magistratura collusa con una certa Avvocatura.

Sono satura, ma tanto satura del falso che leggo negli atti giudiziari da decenni.

Lei sicuramente, sa che la mia prima vicenda, che coinvolgeva una casa automobilistica famosa che faceva trasformare le auto uscite fuori produzione dai concessionari da modelli nuovi è stato aggiustato su ordini arrivati da Roma.

Io devo subire tutta la mia vita la punizione perché non mi ero arresa a questa ingiustizia che mi vedeva soccombente con tutte le prove in mano dei magistrati?

Caso mai dovrebbero essere puniti i magistrati che si erano prestati al sodalizio criminoso per punire la Polak, non Le sembra?

Quando mi avete spogliato di tutto, mi date un bel calcio nel mio sedere e via dall’Italia, se non mi capita prima qualcosa di peggio perché non posso tollerare, e rimanere in silenzio, come si abusano del loro potere i dipendenti pubblici ai quali mi ero rivolta per tutelare i miei diritti e non per essere beffata.

Avrei tanto da ridire sul Vostro operato, ma non voglio allungare questa lettera, già troppo lunga. Consiglio anche a Lei, come ai Signori Illustrissimi, di fare un bell’esame di coscienza con quale probità, lealtà, ed imparzialità stiate assolvendo la Vostra Funzione e quanto è Onesto a far così forti con i Deboli, ma essere così deboli con i Forti.

Rimango ancora in attesa che mi faccia avere il Suo provvedimento di espulsione, del quale non ne volevo sapere, perché non è un modo legittimo di notificare un atto con sequestro di persona anche se si chiama la persona Eva Polak.

Con osservanza.

Montecatini Terme, lì 7 giugno 2009.                                                dott. Eva Polak

A TUTTI in indirizzo,

Chi scrive è onesta cittadina italiana da 30 anni (dati nella carta d’identità allegata).

Mancano alcune ore per la chiusura della campagna elettorale che si era focalizzata su questioni private che a Noi comuni cittadini proprio non c’interessa.

Premetto che questa mia non ha alcuna finalità politica, perché io farò verbalizzare che non voto perché nessuno mi rappresenta.

Con questa mail voglio rendere pubblico l’operato del Sindaco del Montecatini Terme, dott. Ettore Severi, candidato al posto del Presidente della Provincia, a seguito dei suoi meriti e sani principi con i quali governava la Nostra cittadina, quasi da un decennio.

Non si capisce come mai la genialità del dott. Severi non ha avuto una risonanza pubblica a livello nazionale perché è la chiave della soluzione di tanti problemi che Noi cittadini affrontiamo tutti giorni, casa, lavoro, extracomunitari “delinquenti”, giustizia.

CASA
:

quanto può sembrare strano, questo problema può essere collegato all’efficienza dei dipendenti pubblici. Gli stessi pur ancora da considerare una classe privilegiata: posto fisso, poco lavoro, retribuzione buona, possono essere incentivati di più per rendere il loro massimo nella loro funzione ed anche per evitare che siano coinvolti nell’asfaltopoli, tangentopoli aperti a loro carico presso il Tribunale di Pistoia, anche se destinati alla prescrizione (da fonte sicura ed a difesa massonica).

I dipendenti della P.A. sono ricchi in rapporto a certe categorie, ma non sono abbastanza ricchi per comprarsi una casa nella zona di lusso riservata a pochi.

L’immagine del Comune migliorerà se può vantarsi dei dipendenti che hanno la casa tra le villette da “Dallas” e sicuramente, lavorano più sereni, se la loro proprietà è pagata con soldi pubblici.

I Sindaci montecatinesi sono all’avanguardia in questi principio, quindi hanno espropriato un terreno nella zona più lussuosa dichiarandolo “area PEEP”, limitatamente, alla superficie necessaria per la costruzione del complesso e per il giardino che lo circonda.

Si sono “scordati” di indicare il limite di reddito nel Bando di concorso aperto per la vendita delle case “popolari”, quindi potevano concorrere tutti, addirittura, chi aveva acquistato due unità immobiliari.

Gli assegnatari degli alloggi da vendere con il diritto di proprietà, erano TUTTI, di “pura razza arja”, montecatinesi, ad eccetto un famiglia del Sud che poi è stata costretta ad acquistare un appartamento altrove perché non ha avuto pace dagli altri proprietari.

Dopo 10 anni, è subentrato un giudizio civile che aveva riconosciuto agli espropriati del terreno, una cifra rilevante, oltre mezzo miliardo di vecchie lire, invece del prezzo di esproprio di lire 13.200.000.

Il Comune non voleva mettere in difficoltà economica ii propri dipendenti, consigliere comunale, ed altri ricchi, quindi ha contratto un mutuo ventennale, impegnando le prime tre voci del bilancio fino al 2017.

Per assicurare ai privilegiati un buon lucro, il Comune ha rinunciato il diritto di prelazione riconosciutogli sugli alloggi dalla Convenzione stipulata tra il Comune e Regione per i quali paga il prezzo di esproprio, anche al posto degli altri ricchi poi subentrati che acquistavano la casa dai proprietari originari, ovviamente, al prezzo rapportato alla zona di lusso.

Niente male per i dipendenti pubblici: aver comprato la casa con due soldi e rivenderla al prezzo da “favola”.

Siccome, in Montecatini, i ricchi sono tanti, questa politica è molto applaudita dagli elettori del dott. Severi, il quale ha trovato anche la chiave della gestione economica dell’Amministrazione pubblica, trasformandola in un Ente di lucro e di alto profitto, proprio da SUPERCIUK (se qualcuno non conoscesse la storia, lo spazzino che raccatta tutto dai poveri per donarlo ai ricchi):

Tra le 22 unità, diventate 21, del complesso PEEP “Le Panteraie”, c’era una piccola, di brutta posizione, nello stato grezzo, che non volevano i ricchi, e seguiva la solita sorte dei beni pubblici abbandonati.

La sottoscritta, di origine “extracomunitaria”, si trovava in una situazione precaria, priva di fissa dimora, con un figlio minorenne a carico, con gravi problemi di salute.

Per la “bontà” degli amministratori dell’Ente all’epoca, e tramite l’intervento dell’assessorato sociale, il Comune mi ha assegnato in locazione lo scheletro dell’appartamento che consisteva nelle sole mure grezze, a canone di “favore”, all’equo canone, inducendomi di completarlo con la promessa che potrò acquistare a parità di diritti degli altri.

Naturalmente, questa è rimasta una promessa “da carabinieri”, perché nemmeno il contratto di affitto poteva essere stipulato essendo a monte una delibera illegittima, perché affittare una casa nello stato grezzo, privo di abitabilità, costituiva reato, perché non si poteva rimandare i lavori di straordinaria manutenzione all’inquilino.

Così, l’Ente ha lasciato correre il tempo, e dal 1998 al 2001, sono state emesse due delibere per un’azione legale urgente per “morosità”.

Ma qualcuno si era accorto in tempo che l’oggetto della causa non reggeva, perché non c’era alcun contratto di affitto stipulato, quindi nel 2002, è stato mutato l’oggetto della causa da “morosità” ad “occupazione abusiva”, con tanto di quel risarcimento danni, che era proprio vincente per liberarsi della delibera di assegnazione del 1990 illegittima e di Eva Polak.

Considerato che la delibera di assegnazione copre un rapporto pubblicistico, quindi di competenza del TAR, l’Ente ha omesso di aprire la procedura amministrativa per dichiarare la decadenza dall’assegnazione per non correre il rischio che la delibera illegittima finisca davanti al TAR che non era proprio auspicabile.

Sono stati mobilitati magistrati di mezza l’Italia per sostenere le ragioni del Comune, quindi il CTU nominato dal giudice, aveva “periziato” assieme alla parte in causa, la misura del risarcimento danni per l’occupazione abusiva a mio carico, rapportato al canone di affitto vigente al mercato libero, per la casa popolare per la quale dovrebbe essere applicato il canone sociale, in € 79.000 fino al 2004, ed il resto ancora da conteggiare.

Il Comune ha negato il riconoscimento dei lavori, che è stato condiviso dall’esercito dei magistrati.

Il TAR, nel frattempo interpellato da me, a seguito della vendita dell’appartamento a contenziosi aperti, nel 2005, tramite l’asta pubblica, nel 2007, sul mercato libero, si era espresso nel senso che, gli altri 21 appartamenti (diventati 20), hanno la natura PEEP, di pubblica utilità, mentre il 22-esimo è un patrimonio disponibile del Comune, perché è stato “occupato abusivamente”, perché i 45 mq, sul quale giace l’alloggio, il Comune non paga il prezzo di esproprio, e perché l’Ente non ci ha investito un soldo dal denaro pubblico, in contrasto come riteneva in sede civile.

Sia in sede civile, dove il Comune negava che fossi io a completare la casa, che in quella amministrativa, dove lo stesso sosteneva che nulla ci aveva speso dal denaro pubblico, l’Ente ha avuto ragione, per ciò i saggi giudici hanno stabilito che la casa fosse stata completata dagli spiriti, o da un miracolo, essendo Italia un paese molto religiosa.

La Corte dei Conti ha vagliato tutte le decisioni della P.A. di Montecatini Terme.

Il Comune, che non ha investito un solo soldo nello scheletro dell’alloggio, ha “guadagnato” un appartamento di valore € 109.000 (prezzo di vendita), in più il risarcimento danni di € 77.900, che andrà molto oltre ad € 100.000 per un bene che era inventariato solo nel 1993, ed il valore attuale di bilancio è di € 13.000, senza dover considerare il valore dei lavori dall’Ente stesso valutato nel 1990 a lire 40.000.000, mentre i simili alloggi sono stati venduti ai ricchi a lire 31.828.000.

I giudici civili ritenevano che Noi “extracomunitari” siamo sottratti all’applicazione delle norme di legge che riconoscono il miglioramento nei beni altrui, gli interessi sul capitale anticipato, il diritto al contraddittorio, alle prove.

Credo che sia da apprezzare questa genialità del Sindaco da estendere a livello nazionale, approfondire l’argomento come si può trarre vantaggio sulla disgrazia delle persone bisognose le quali non hanno valore nella società, così è auspicabile e mandarle nella disperazione, nella speranza che si tolgono dalle scatole lasciando la società ai meritevoli di soldi.

Il dott. Severi vuole estendere, per ora, a livello provinciale il suo progetto di lottizzare la fognatura a tappe ed assegnarle agli “extracomunitari” come me, a canone di affitto stellare, alle quali possono concorrere anche i cittadini di “razza arja”, ma privi di valore, cioè di soldi (dico fognatura perché uno scheletro abbandonato, covo degli animali è uguale alla fognatura alla quale solo Noi extracomunitari siamo degni, perché siamo considerati topi da fognatura, in questo mondo di xenofobia).

Il dott. Severi ha costretto a firmare i contratti di affitto dagli assegnatari delle altre case popolari, questa volta quelle vere, a canone di mercato, ai sensi della legge 431/98 che non è applicabile ai beni pubblici.

Questi fatto sono stati portati a conoscenza a tutti gli organi immaginabili, magistratura, politici, appoggiati dall’omertà di stampa, e tutti condividevano questi “principi”.

Il Questore di Pistoia è a conoscenza, che il Comune di Pistoia non può intervenire per il pagamento del prezzo di esproprio del terreno delle case PEEP, stabilito dal giudice, ma la stessa legge non vale quando si tratta dei ricchi montecatinesi.

Quindi, Voi altri che amministrate la Vostra comunità, guardate in giro se avete qualche bene pubblico abbandonato e fate come il dott. Severi, ma assegnatelo solo agli extracomunitari indigenti che non sono protetti da nessuno e non posso permettersi un avvocato a pagamento.

Assegnate anche Voi la fognatura agli extracomunitari a canone di mercato, dalla quale potrebbero uscire solo per lavorare, per servire i signori ricchi italiani.

Caso mai, assumete delle guardie italiane per sorvegliare se sono rispettate le regole, mettendo sul conto degli extracomunitari la retribuzione, così, si creano altri posti di lavoro, nonché la sicurezza dei cittadini di “razza arja” è assicurata perché Noi delinquenti siamo sotto stretta sorveglianza.

Se volete fateci pure un segno sulla fronte, un preavviso, che siamo gente da star lontano.

Dei diritti umani non se ne parla proprio perché quali diritti spetterebbero gli extracomunitari se non sono considerati né umani, né animali? I diritti degli animali sono molto protetti in Italia, e chi fa male ad un animale, a molta ragione, è condannato a penne severe, mentre se Noi denunciamo un cittadino di “razza arja” siamo perseguiti per tutta la vita.

Richiamo l’attenzione di chi andrà in Europa, racconti i metodi vincenti del dott. Severi che affrontano i problemi del Continente perché il Presidente Barack Obama rappresenta un mondo lontano dalla civiltà europea.

Chi vole maggiori dettagli o documenti in merito, a richiesta, li inoltro in tempo reale.

Non posso tacere che, chi redigeva i contratti di vendita, in barba alla legge ed alla Convenzione, è un notaio potentissimo, molto amico dell’onorevole Pierferdinando Casini, il suo padre è amico del generale Cerciello della Finanza di Milano, coinvolto nei tangenti del dott. Berlusconi, ed è stato indicato sulla candidatura del posto di Montecatini Terme, personalmente, dal dott. Berlusconi ed il sig. Bossi.

Il Notaio è amico del Procuratore-capo di Pistoia ed era molto amico della magistrata deceduta, assegnataria dei procedimenti aperti a seguito delle mie querele ed imboscate da Atti “non costituenti reato”, registrati nel modello 45, il registro-tuffa, istituito per non procedere a carico di chi non si deve procedere, o nel modello 44, a carico di “Ignoti” dipendenti pubblici. Guardia caso il CTU nominato dal giudice era il suo parente.

Un rimprovero devo fare al cav. Berlusconi, chi lo conosce, per favore, gli riferisca, che la tanta sperata giustizia preannunciata, si è sfociata in una maggior ingiustizia, perché il disegno di legge prevede che dopo 1 anno siano distrutti gli atti del modello 45, attraverso la quale i magistrati se la scelgono se vogliono lavorare, se vogliono lavorare, a carico di chi vogliono procedere e nessun rimedio giuridico è previsto avverso questa registrazione, dove mai finiscono i nomi di Noi “extracomunitari”.

In più, sarebbe da considerare i cittadini abbastanza maturi di scegliere se vogliono sbagliare la loro vita da sé o da subdoli melliflui liberi professionisti, avvocati, appartenenti ad una Lobby obsoleta, medioevale, che si approfittano della loro posizione monopolistica. Come tutti gli altri paesi più democratici!!!

Credo che mi ero spiegata perché sono stata indagata per spionaggio politico e militare e perché sono stata trascinata per terra da 6 poliziotti, dal terzo piano della Procura di Pistoia fino alla Questura, per “notificarmi” il provvedimento di espulsione da Pistoia e perché risulta in un fascicolo della Procura una dichiarazione falsa che sono “conosciuta dal reparto di psichiatria”, quindi l’arresto così desiderato dalla Procura di Pistoia, si risolverà in un “suicidio” perché sono ufficialmente “depressa”, se l’azione non sarà preceduta da un incidente da una macchina pirata che mai si identificherà.

Ecco il motivo perché non abbiamo un solo euro di entrata, perché dobbiamo vivere dal misero pacco alimentare della Caritas, una volta al mese, che consiste in, 1 kg di zucchero, riso, biscotti, 1 e ½ kg di pasta, un barattolo di pelato, di fagioli, un pacco di caffè, 1 l. di olio.

Nessun aiuto ci tocca dallo Stato perché non abbiamo lavorato nell’anno 2008, non mi tocca l’istituto-truffa il gratuito patrocinio perché ho la dichiarazione ISEE a redditto zero e i giudici non la accettano, e perché non riesco a documentare come pago il minimo delle bollette delle utenze (grazie a carità delle persone alle quali non posso chiedere la ricevuta).

Dal Comune nulla posso sperare dopo questa mia battaglia contro il vento, e naturalmente nemmeno quei due soldi del seggio mi sono toccati quest’anno, per avere sue soldi in tasca.

Che me ne frega chi con chi si sta divertendo, quando non so mai cosa dare da mangiare a mio figlio!!! Tanto la politica è sempre quella, cosa cambia chi sta nella poltrona?

Se qualcuno volesse fare un gesto di beneficenza, La ringrazierei tanto perché è stato fatto in modo che non possa nemmeno trovare un lavoro, grazie ai Potenti che si erano appropriati della mia vita, a prescindere dalla realtà di oggi, che, nella mia età, non ho alcuna speranza, neanche a condizioni normali.

Cordiali saluti e tanto successo a Tutti Voi, in queste elezioni.

A nessuno è venuto l’idea di candidare Eva Polak, invece sarebbe stato un buon metodo a tenerla lontana da questo Mondo di Mafia.

“Se mi sbaglio mi corigerete”

Dott. Eva Polak

Lettera APERTA al

Dott. Alessandro Buzzegoli

nella sua qualità di giudice di merito e, attualmente, GIP presso gli uffici giudiziari di Pistoia.

Chi Le scrive è onesta cittadina italiana, da 30 anni. In allegato inoltro la querela del 22.10.2008 presentata nei suoi confronti, ed altre due presentate a carico del gruppo di magistrati al quale Lei si è associato appena è stato insediato nella Sua funzione.

Non ero ancora a conoscenza di certi fatti e di procedimenti a Lei assegnati e insabbiati con il Suo ben conosciuto metodo di FALSO, RG 4807/08, a carico dei complici del dott. Massimo Morini, RG 5458/08, a carico dei protetti del Procuratore-Capo della Repubblica di Pistoia, dott. Renzo Dell’Anno, i Politici e dipendenti del Comune di Montecatini Terme.

Lei è coinvolto nell’aggiustamento tramite il procedimento penale RG 4145/08 (la sua attività delinquenziale è spiegata nell’allegato a questo riferito).

Il Suo operato più vergognoso è il processo-truffa a mio carico.

Solo ora ho capito il motivo, perché ha occultato nella sentenza le tre querele di  furto del dott. Morini, per le quali ero iscritta a registro e processata, accentuando la denuncia di smarrimento per la quale non ero iscritta a registro, quindi nemmeno potevo essere processata.

Ma Lei è molto geniale nella Sua delinquenza, quindi essendo improcedibili le querele perché presentate dopo 4 mesi, ha tirato fuori la denuncia di smarrimento che mi ha fatto contestare solo nell’udienza di dibattimento, contestazione che era partorita da Lei colluso al PM e al Morini.

La Sua collusione con il Morini è approvata dalla costituzione parte civile dello stesso, perché la difesa sapeva di già, prima del dibattimento che Lei sentenzierà solo per la denuncia di smarrimento nonostante che gli atti parlavano delle tre querele di furto.

Lei si era appropriato della funzione del titolare dell’esercizio dell’azione penale sia nella contestazione che nel dibattimento che se la cantava e se la suonava da sé.

Ma se i reati contestatimi erano procedibili a querela, come poteva Lei processarmi per la denuncia di smarrimento? La denuncia di smarrimento non è querela!!!

La ratio di questa messa in scena, era che io, il 3 marzo 2001, presentavo querela a carico del Morini e della sua Banda per la truffa subita in lunghi anni, denunciando anche la falsità della denuncia di smarrimento da lui presentata, il 23 novembre 2000.

Inoltrata la mia querela alla Procura il 13 marzo 2001, i magistrati amici del Dottore gli avevano consigliato di presentare querela di furto a mio carico perché nella trasmissione degli atti, i carabinieri hanno inoltrato anche la denuncia di smarrimento che, per rito, non era trasmesso precedentemente.

Anche i Disonesti Carabinieri, su cui operato, e falso ho tanti documenti, solo con la terza querela di Morini, il 22 maggio 2001, hanno trasmesso la prova della simulazione di reato (quella famosa fac-simile da lui riempito) da me consegnata in copia, già nel mese di febbraio (ma gli stessi hanno richiamato anche l’attenzione della Procura sulla simulazione del reato di Morini nulla sapendo che le querele facevano parte della sceneggiatura).

E’ stato studiato un piano: io ero iscritta a registro per una lunga lista di reati (vds allegati), mentre il Morini, e solo lui, è stato iscritto per il solo reato di truffa, con due misere aggravanti, ma non per il reato di calunnia, simulazione di reato.

La ratio di questa mossa, di processare me, era per mettere in un atto giudiziario la falsa versione del Morini, come “versione concordante da ambedue le parti”, compito demandato a Lei il quale ha assicurato a Lei una bella carriera sulle mie spese e forse, anche qualche vantaggio economico (su questo non ho le prove, ma credo che nessuno si presti ad una vergogna del genere per nulla in cambio, come diceva mio Padre, non hanno custodito gratis nemmeno la barra di Cristo).

Questa versione falsa serviva per i giudici successivi che non volevano conoscere le mie ragioni.

Questo è il motivo perché il Morini non deve rispondere per le tre false querele, ma solo per la denuncia di smarrimento (sarà aggiustata anche quella presso la Cassazione dove avete agganci buonissimi). Come potrebbe rispondere lui se, di sua volontà, ha presentato solo la denuncia di smarrimento?

La versione falsa del Morini è stata ricopiata da Lei nella sentenza. Nel dibattimento, Lei acquisiva degli atti, con il consenso del Disonesto PM, che non erano attinenti all’imputazione, quindi non dovevano proprio essere acquisiti.

Lei, ascoltate le Menzogne del Morini, avuta la documentazione sugli assegni bancari, sulla dichiarazione di prestito, non era più interessato alla mia versione (vds deposizione).

Lei ha riportato nella sentenza che avevo dato dei soldi al Morini per un “investimento”, che era “garantito” con gli assegni bancari, poi questi “sostituiti” con gli assegni postali, di valore meno della metà, quindi, Lei mi ha “riconosciuto” un credito di lire 270-280.000.000 a seguito delle Menzogne della parte offesa!!!

Legga bene la deposizione, che allego, su tutte le Menzogne del Morini e guardi se trova riscontro di questa versione nella mia deposizione!

Legga bene, che il Morini ha dichiarato che era lui ad “investire” i soldi da me ottenuti (nella propria struttura di usura), quindi  non ero io ad investirli nel Morini, come diceva Lei.

Di recente, ho saputo dalla Consob che il Morini esercita l’attività bancaria privata abusivamente, non essendo iscritto tra le società d’investimento ivi registrate!

Lei mi ha assolto con la formula piena, naturalmente, perché sono stata strumentalizzata nel processo-teatro che era celebrato solo per assolvere poi il Morini dalle mie accuse attraverso le Sue Menzogne.

La Procura procedeva velocemente a mio carico, e, nel frattempo, sistemavano ogni procedimento a carico del Morini e della sua Banda (civili, esecutivi, fallimentari, penali) a favore di loro.

Sì, in civile mi hanno pure dato delle “soddisfazioni”, sfottendomi la misura cautelare, perché sapevano che nulla avrò dal Morini e mi rimane addosso solo una grossa imposta di registro.

La mia querela del 3 marzo 2001, è stata archiviata nel 2003, senza un solo atto di indagine e senza che mi fosse stato dato avviso sulla richiesta di archiviazione, a spregio della legge.

Il Procuratore-Capo di Pistoia, dott. Tindari Baglione, è stato trasferito presso la Cassazione, quindi l’appoggio vi era assicurato nell’Organo massimo di legittimità che nel mio caso è diventato illegittimità.

E’ subentrato il dott. Renzo Dell’Anno, dalla Procura Generale di Firenze il quale conosceva già tutte le mie querele a carico dei magistrati, comprese quelle a carico della Procura Generale, quindi ha messo in atto ogni immaginabile atto di vendetta e ritorsione (nella mia prima vicenda aggiustata, addirittura da Roma, essendo coinvolti dei Potenti a livello internazionale, Lei non c’entra perché era ancora “piccolo”).

Alla mia ennesima istanza di sollecito per la mia querela del 3 marzo 2001, che io sapevo archiviata, solo indirettamente, dal mio avvocato al quale avevo dato incarico per costituirsi parte civile e non accettato per questo motivo, sono state fatte sparire le proroghe delle indagini preliminari (se ce ne erano), il provvedimento del GIP del 2003, ed il dott. Morini, dopo 5 anni di “indagini” a zero, è stato rinviato a giudizio per il reato di calunnia a seguito della falsa denuncia di smarrimento degli assegni postali e per il reato di truffa a questi connesso.

 

Ma il Morini mai è stato iscritto a registro per il reato di calunnia nel procedimento RG 1376/01, quanto meno  è stato indagato!

E’ stata emesso un rinvio a giudizio truffaldino nel quale il PM ricopiava le Falsità della Sua sentenza, assegni consegnati in “garanzia” (perché Voi magistrati che ne potete sapere che l’assegno è un mezzo di pagamento e non di garanzia).

Lei si è prestato come membro del Collegio di Riesame per mettere altre falsità nell’ordinanza, nella quale, disonestamente, avete richiamato la sentenza civile “non passata in giudicato”. Già nel 2005 è passata in giudicato non essendo opposta dal Morini e chissà perché se riteneva di non avere il debito di un miliardo rappresentato negli assegni bancari (tutti falsi) il cui pagamento era “garantito” con la dichiarazione di prestito truffaldina con la quale mi prometteva ipoteca reale su immobili già stra-ipotecati dalle Banche, sotto esecuzione forzata da anni.

Spudoratamente, avete accolto le menzogne della difesa Morini a Voi collusa, la quale esponeva che la sentenza civile avesse per oggetto lo stesso oggetto del penale, cioè gli assegni postali. Se la legga bene gli atti allegati!!!

Avete sostenuto, molto delinquenzialmente, che avevo iscritto ipoteca sulla casa del Morini e l’ho fatto vendere, nonostante che il membro del collegio era la stessa Selvarolo, giudice esecutivo, che colludendosi con le altre parti in causa, mi ha fatto sfottere il sequestro conservativo civile, e tutti Voi insieme con lo Zanobini, già astenuto dal processo a mio carico da Lei ereditato, anche il sequestro conservativo penale.

Il Vostro falso è stato poi ricopiato pari-pari dal giudice dibattimentale del processo a carico del Morini, con i rispettivi errori materiali, come se l’avesse riscontrato dalla sentenza civile, mentre era la difesa Morini a produrre l’ordinanza di riesame informale non acquisita agli atti.

La Sua sentenza non è stata mai acquista agli atti di nessun procedimento, ma, stranamente, tutti i magistrati hanno ricopiato il contenuto falso, negli atti da loro emessi. La Corte d’Appello, addirittura, ben 10 volte, ha messo nella sentenza “gli assegni postali rilasciati in garanzia” dell’”investimento” di lire 500.000 risalente agli anni 2002-2003, motivi dell’assoluzione del Morini dal reato di truffa con la formula piena, anche perché “gli assegni bancari non erano protestabili all’epoca” (a dimostrazione che nemmeno i rispettabili giudici della Corte si risparmiano nel darsi del deficiente quando si tratti di voler spostare la giustizia alla parte che più Vi aggrada).

Il colmo era che le mie querele (del 3 marzo 2001 e l’integrazione del 6 giugno 2001, già archiviate) non erano prodotte ai giudici, che nemmeno le volevano per accertare la procedibilità delle stesse per non dover ravvisare quanto era incoerente al rinvio a giudizio alle querele.

Il processo da me subito non è stato contestato, nemmeno le tre querele di furto, ma solo la denuncia di smarrimento.

Ciò nonostante, gli allegati della querela sono stati prodotti, quelli che si riferivano agli assegni bancari (tutti falsi) e alla dichiarazione di prestito (truffaldina) non facenti parte della contestazione, e ciò nonostante acquisiti agli atti, mentre il giudice rigettava gli atti attinenti, la dichiarazione S.I. del Morini resa nel 2002 nel procedimento a mio carico che dimostrava la falsità delle testimonianze.

Il giudice faceva le domande relative agli assegni bancari (quelle, e come, faceva Lei, non facenti parte dell’imputazione), ma quando voleva fare le stesse domande il mio avvocato, il PM (la solita Zollo che si oppone ogni prova da me prodotta, sia se sono imputata che parte offesa), le contestava perché “non attinenti”.

Poi, il giudice, che fingeva di essere deficiente o era solo “confusa”, non si sa, ha dichiarato la prescrizione del reato di truffa basandosi sugli assegni postali e ha ricopiato nella sentenza la versione falsa di Lei.

La Procura di Pistoia era sempre mirata alla prescrizione e procedeva solo a maturazione delle condizioni della prescrizione, ben calcolandola (4 febbraio 2007, mentre il processo era iniziato il 12 maggio 2006).

A tale scopo, il giudice “confuso” si era “scordato” dell’unica misera aggravante contestata nel dibattimento ed altrettanto facevano i giudici non meno “confusi o deficienti” della Corte.

Però, la Eva Polak, pur essendo ignorante, ha sputato nel brodo dei magistrati, quindi ha smontato la tesi della prescrizione dolosa.

Ovviamente, il procedimento era assegnato al sostituto procuratore generale indagato dalla Procura di Bologna assieme ai magistrati di Pistoia, per aver aggiustato la mia prima vicenda da Grandi.

Non potendo soccorrere diversamente il Morini, la Corte, senza rinnovare il dibattimento celebrato per gli assegni bancari, ha accolto la “testimonianza” della difesa Morini, scordando sempre dell’“aggravante” contestata, e l’aveva assolto con la formula piena accogliendo pienamente le favole del primo giudice e disponeva anche di non dover rendermi nulla perché non avrei subito alcun danno perché sono rimasta creditrice di lire 500.000.

Per fare più bella figura, la Corte inseriva anche una delle tre querele di furto nella sentenza accogliendo le menzogne della difesa del Morini che sosteneva che, in primo grado, lo stesso è stato processato anche per la querela di furto, mentre il giudice di primo grado metteva nella sentenza la denuncia di smarrimento come “incolpazione indiretta”.

Povero Morini, pur essendo assolto con la formula piena, è stato chiamato per delinquente dai giudici per mezza pagina!

Lei come pubblico ufficiale aveva obbligo di presentare istanza di procedere a carico dei Morini per i reati di procedibilità di ufficio emersi in dibattimento, appropriazione del titolo dottore, falsa testimonianza, falsa dichiarazione resa alla polizia giudiziaria, associazione per delinquere, ma soprattutto, aveva obbligo di dichiarare la propria incompetenza e trasmettere il processo ad una sede imparziale, a causa dell’accanimento degli organi giudiziari nei miei confronti che emergeva dagli atti.

Lei ha assicurato un bel bottino al Morini ed alla sua Banda, ha assicurato l’impunità alla consorte del Morini, un bel profitto al Comune di Montecatini T. e non sufficiente ciò, ci ha tolto pure gli assegni alimentari, quella volta non chiedendo la modifica del capo d’imputazione chiamando in causa la convivente del mio ex marito, nonostante che lo stesso ha “venduto” tutto a Lei per non pagarci gli assegni di mantenimento.

Non Le sembra strano che il Morini è stato assolto con la formula piena e la Procura non procede nei miei confronti? E che la difesa Morini non ha contestato le falsità riportate nella conclusione delle indagini preliminari, che lo stesso è rinviato a giudizio senza che fosse iscritto a registro per la calunnia, non è stato mai avvertito sulla proroga dei termini delle indagini preliminari, che non chiedevano di produrre la querela, che consentivano l’acquisizione degli atti non attinenti, che non mi denuncia per estorsione, usura con una sentenza così favorevole?

Non è per caso, che la Corte d’Appello sentenziava che il mio credito fosse solo di lire 500.000 risalente al 2002-2003, perché gli altri soldi truffatimi erano già distribuiti?

Legga bene quale era la versione dei fatti del Morini in sede civile e lo confronti con le Sue di Menzogne accordate con il Morini ripresi dai Suoi complici.

Ma chi credete di poter prendere per i fondelli?

Quale è il Suo coraggio di giudicare nei procedimenti nei quali sono parte? Lo fa per vendetta, visto che non mi ha denunciato per le lettere che avevo depositato in cancelleria e nemmeno aveva l’onestà di astenersi?

Corra a denunciarmi, la Procura di Genova Le sta aspettando almeno, qualche volta, tira fuori il modello 21 “arrugginito”.

Eva Polak è ignorante, ma qualcosa capisce dalla Vostra furbizia!

Dott. Eva Polak

 

 

Procura della Repubblica di Pistoia

Sottoscritta Dottor Eva Polak, cittadina italiana, nata a Tofej (Ungheria) il 19/01/1953, residente e domiciliata in Montecatini T. (PT) via Bernini 16, denuncio il comportamento del giudice dr. Alessando Buzzegoli finalizzato all’insabbiamento/aggiustamento dei procedimenti nei quali è coinvolto il dr. Massimo Morini, giudice tributario, e di lui moglie, Rondelli Sandra, nonché del procedimento a carico di Vecchi Duilio, mio ex marito, questo finalizzato all’unico scopo di renderci impossibile la sopravvivenza a seguito delle mie battaglie per la denegata giustizia che subisco da 1996:

1) Il 23 novembre 2000, il dr. Massimo Morini denunciava ai Carabinieri di Montecatini T, lo smarrimento di un blocchetto di assegni postali consegnatomi per pagare una parte del suo debito. La Procura non ha aperto alcun procedimento non essendoLe trasmessa la denuncia.

Il 20 marzo,  2001, 9 e 22 maggio 2001, il Morini presentava tre querele di furto a mio carico e, per due di queste, sono stati aperti i procedimenti RG 1690/01 ed RG 2560/01 riuniti il 11.6.2001.

Sono stata rinviata a giudizio ed assolta con la formula piena dai reati contestatimi con la sentenza n. 140/04 del giudice dr. Alessandro Buzzegoli del Tribunale di Monsummano Terme.

Come data dei fatti era indicata marzo 2001.

2) Il giudice era a conoscenza della mia denuncia a carico di Morini, indagato per il reato di calunnia nel procedimento RG 1376/01, ma non provvedeva per farlo assistere da un avvocato. Per ciò, il procedimento RG 2392/05 aperto per il reato di falsa testimonianza, falsa dichiarazione al pubblico ufficiale, è stato archiviato nella prima fase.

3) Il giudice, pur ritenendo “assolutamente privo di credibilità” il Morini, nella sentenza riportava la versione dei fatti non veritiera dello stesso come “convergente” delle parti.

Dagli atti dibattimentali, si emergevano gli estremi di reati gravi, di procedibilità d’ufficio, ma il giudice ometteva la loro trasmissione alla Procura competente.

Il giudicante considerava per un “investimento” la truffa da me subita e riteneva che gli assegni postali denunciati per rubati fossero stati rilasciati come titoli di “garanzia”, e non come mezzo di pagamento, ed “in cambio della restituzione degli assegni bancari” seguendo la versione fasulla del Morini.

Eccepivo l’argomentazione “errata” del giudice nel ricorso incidentale, ma l’appello di Morini è stato dichiarato inammissibile, quindi la Corte non è subentrata nemmeno nel merito del mio ricorso.

4) Il giudice conduceva il dibattimento enfatizzando sulla denuncia di smarrimento che non faceva parte della contestazione e solo marginalmente, rammentava le due querele di furto dalle quali scaturiva il procedimento penale a mio carico. Tutta la motivazione del giudice si riferiva alla denuncia di smarrimento.

Il giudice ordinava la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica “per le valutazioni di competenza con riferimento alla denuncia di smarrimento del carnet di assegni presentata da Massimo Morini in data 23.11.2000”, omettendo le tre querele di furto per le quali subivo, ingiustamente, il procedimento penale. Il dr. Buzzegoli non chiedeva di procedere per il reato di falsa testimonianza ed altri a questo connessi, che doveva seguire automaticamente la mia assoluzione.

A seguito dell’omissione del giudice, il Morini non doveva rispondere per le tre false querele di furto, ma solo per la denuncia di smarrimento semplice, senza la contestazione delle aggravanti.

Il giudice minimizzava non solo gli effetti dannosi al Morini, ma anche la misura del risarcimento danni rapportandola ad un quinto di quello riconosciuto ad un cane, €. 1000, tenendo conto della sola denuncia di smarrimento.

5) Successivamente, il giudice Buzzegoli faceva parte del Collegio di Riesame, 9/06, del sequestro conservativo penale riconosciutomi nel procedimento RG 1376/01 a carico di Morini. Nel procedimento sono stati contestati i reati di calunnia e truffa commessi con gli stessi assegni postali.

Quindi, facendosi tesoro della sentenza del dr. Buzzegoli, l’ordinanza di riesame ricopiava la versione dei fatti non veritiera dell’imputato.

Poi, nel dibattimento, l’ordinanza del Collegio contenente le palesi falsità di Morini ed ottenuta dalla difesa Morini con frode processuale, è stata ricopiata dal giudice Marino che, a sua volta, confermava la tesi dell”investimento”, “garanzia”, assegni postali rilasciati “in sostituzione degli assegni bancari”, motivi dell’assoluzione del Morini in secondo grado perché anche questi giudici condividevano pienamente la falsità della sentenza del primo giudice originata dalla falsità dell’ordinanza di riesame scaturita dalla sentenze a monte del dr. Buzzegoli.

6) Nel 2005, sono stata rinviata a giudizio per i reati di ingiuria e minaccia, a seguito della querela della moglie di Morini, Sandra Rondelli, nel procedimento RG 6119/01.

La parte offesa, a domande ripetute, escludeva di aver subito delle minacce, quindi lo stesso PM insisteva per la mia assoluzione con la formula piena.

Malgrado ciò, il giudice Buzzegoli, mi assolveva solo con la formula restrittiva impedendomi qualsiasi risarcimento danni.

Il giudice bloccava ogni domanda finalizzata alla dimostrazione dell’interesse della parte offesa nel vedermi processata e condannata, nonostante le prove prodotte.

Il dr. Buzzegoli invece di decidere in base delle risultanze dibattimentali, decideva seguendo il proprio convincimento personale in una sentenza travisata non rimediabile con alcuno strumento giuridico. Il giudice non chiedeva di procedere nei confronti della querelante.

Ovviamente, la Corte d’Appello il mio ricorso perché la legge non lo prevede avverso la diversa formula assolutoria.

Oltre aver subito un’accusa calunniosa per 6 anni, ero condannata pure alle spese del ricorso.

La  mia richiesta al giudice di rivedere la propria sentenza, non è stata né proceduta né risposta.

7) Nel 2006, sono stata parte offesa nel procedimento RG 1566/02 a carico di Duilio Vecchi, mio ex-marito per il reato 570 c.p. il quale non paga gli assegni di mantenimento dal 2001. Gli assegni costituiscono mezzi di sussistenza essendo sia io che mio figlio disoccupati. Inoltre, il mio figlio soffre di patologia grave, però riconosciuto solo nella misura di 20 %.

Nel 2001, la sentenza di primo grado, riduceva gli assegni di mantenimento da lire 1.500.000 ad 1.000.000, ad effetto retroattivo di 7 anni, nonostante che gli assegni di mantenimento fossero assimiliati al credito di lavoro, quindi non ripetibili.

Nel 2002, a pochi mesi dalla mia denuncia, la sentenza di primo grado è stata riformata dal secondo giudice il quale riaumentava l’importo a lire 1.600.000 ad effetto retroattivo di 7 anni.

Nel giugno 2006, la sentenza della Cassazione confermava la sentenza della Corte d’Appello.

Nel novembre 2006, è stato celebrato il dibattimento in base della sentenza del primo giudice, priva di efficacia con la sentenza di secondo grado sotto gli occhi del giudice.

Dagli atti emergeva che il mio ex-marito aveva “venduto” ogni bene immobile alla sua convivente, dopo la sentenza di primo grado, quindi il giudice aveva obbligo di trasmettere gli atti alla Procura perché l’elusione del provvedimento di un giudice costituisce reato di procedibilità di ufficio.

Ogni richiesta di integrazione/modifica del capo d’imputazione è stata ignorata ed il giudice non voleva sentire di ragioni.

Il giudice valutava i numerosi certificati medici prodotti, come “assai risalenti nel tempo”, ricopiando la frase dalla sentenza del primo giudice, però l’ultimo certificato di malessere risaliva a due settimane prima dell’udienza!

I giudici di ogni grado ordinavano il pagamento a favore di Eva Polak, sia per la parte emessa a me personalmente che quella spettante a mio figlio, come contributo al suo mantenimento. Infruttuoso era il richiamo alle numerose sentenze della Cassazione.

Il giudice emetteva sentenza di assoluzione ritenendo che la mancata corresponsione degli alimenti a me spettanti non costitusce reato, e proscioglimento per la parte spettante a mio figlio, perché lui non presentava denuncia e, secondo il giudice, io non sarei legittimata a pretendere il contributo al suo mantenimento.

Il giudice eccepiva la mancata dimostrazione dello stato di bisogno perché avrei “accumulato” dal 1994, i soldi pagati “in eccedenza” senza restituirli all’imputato.

Tanto esposto, presento

Esposto/querela/denuncia/istanza per procedere

Nei confronti del Pubblico Ufficiale dr. Alessandro Buzzegoli domiciliato presso il Tribunale di Monsummano Terme quale giudice nei procedimenti penali RG 1376/01/21, 9/06, RG 6119/01, RG 1566/02 e nei confronti delle altre persone che risulteranno essere responsabili dei fatti ora esposti, con riferimento agli artt. 357  e  361  C.P., e per i reati di omissione in atti di ufficio, abuso di ufficio, favoreggiamento, falso in atto pubblico, falso ideologico, frode processuale e tutti gli altri ravvisabili nei comportamenti sopra denunciati.

Indico come elementi di indagine e prova dei reati, gli atti dei procedimenti richiamati.

Insisto affinché i reati siano perseguiti, puniti i responsabili e mi risarciscano per i danni causatimi, ai sensi e per gli effetti delle norme penali e civili.

Dichiaro sin d’ora di oppormi all’eventuale emissione di decreto penale di condanna, ed alla registrazione del procedimento nei modelli 45 o 44.

Chiedo, inoltre, di essere avvertita ai sensi degli artt. 405 e 408 c.p.p. nel caso in cui la S.V. voglia richiedere la proroga dei termini delle indagini preliminari o l’archiviazione della presente denuncia-querela nonché la comunicazione del numero del procedimento e del nominativo del magistrato indagante, ex art. 335 c.p.p..

Insisto affinché sia data comunicazione agli Organi disciplinari indicati nella circ. CSM 13689/95, fin dall’inizio del procedimento, obbligo posto al capo del PM, ex art. 129 Att. c.p.p..

Insisto affinché sia data comunicazione alla Corte dei Conti per lo sperpero dei fondi pubblici e per il danno d’immagine causato agli Organi di giustizia.

Chiedo di essere sentita personalmente, anche a causa delle mie origini estere che possono rendere poco comprensibile il presente atto.

Montecatini Terme, 22 ottobre 2008.                                                  Dott. Eva Polak

Giudice dott. a. buzzegoli/Tribunale di di Monsummano Terme.

Richiesta di ordinare modifica capo d’imputazione/Memorie e allegazione documenti ex artt 90 e 121 c.p.p.

Proc. pen.: n. 1566/02

Udienza: 12/12/06

Imp.: Sig. Duilio Vecchi

P.o.: Dott. Eva Polak

Sottoscritta dottoressa Eva Polak, cittadina italiana, nata a Tofej (Ungheria) il 19/01/1953 e residente in Montecatini Terme via Bernini 16, p.o. e p.c. costituita nel procedimento di cui sopra deposita le presenti memorie ai sensi e per gli effetti dell’art. 90 cpp.

Premetto che l’udienza è stata rinviata per motivi personali del PM e che la legge prevede che in ogni stato e grado del procedimento le parti possono presentare memorie ed allegare documenti ai sensi e per gli effetti dell’art. 90 cpp, insisto per il mio diritto di difesa.

1) Allego il certificato del 2000 della Commissione rilasciato sullo stato di salute di Riccardo Vecchi. Tengo a precisare che il numero dei certificati già prodotti non rispecchia fedelmente il numero dei malesseri del ragazzo per i seguenti: il ragazzo è maggiorenne e rifiuta sempre il ricovero. Per ciò, a volte, l’ambulanza non interviene perché oramai loro sanno che viene rifiutato il ricovero il quale implica che non è rimborsato l’intervento. Io chiamo il 118 solo nei casi quando Riccardo si fa del male ed è necessario l’intervento di un medico.

2) la Commissione, anche se in una percentuale minima, ma ha riconosciuto un’invalidità piccola, meno di 20%, per la patologia.

3) Il Vecchi ci fa mancare proprio i mezzi di sussistenza perché ambedue siamo senza lavoro fisso e questa patologia, svenimenti improvvisori e imprevedibili ci vincolano fortemente in ogni momento nella nostra vita compreso l’accesso al mercato di lavoro. Vedasi i certificati rilasciati dall’ospedale  Rifredi di Firenze per l’intervento ai denti in occasione del quale abbiamo speso una giornata intera all’ospedale ed hanno inferrato i denti per ben 45 giorni, o vedasi l’intervento alla spalla il quale non ha risolto il problema di lussazione e la spalla deve essere tenuta ferma per 30 giorni ad ogni lussazione.

E’ vero che il ragazzo è maggiorenne, ma è anche vero che in queste condizioni ha bisogno di assistenza ed aiuto.

4) La legge dispone che in caso di mancata corrispensione dei mezzi di sussistenza il reato è perseguibile di ufficio.

5) Categoricamente contesto le richieste del PM dell’assoluzione del Vecchi perché il reato non esiste per i seguenti:

a) è assurdo richiamare che io sono debitore del Veccchi perché avrei da restituire la differenza tra quanto corrisposto dal 1994 su ordinanza presidenziale del Tribunale di Pistoia al 2001 fino alla pronuncia della sentenza di primo grado del Tribunale di Pistoia.

Prima di tutto, gli alimenti sono irripetibili per legge. Se non fosse così, gli alimenti dovrebbero essere accumulati e non spesi in previsione di un’eventuale riduzione successiva che è un’assurdità e verrebbero a meno i fini per i quali la legge li prevede.

b) la sentenza di primo grado non era passato in giudicato al momento della querela e non si può assumere come prova una sentenza non passata in giudicato.

c) il richiamo al momento della presentazione della querela, oltre i 90 giorni, prevvisti dalla legge è proprio fuori luogo. Il Vecchi deve corrispondere gli alimenti mensilmente, entro il 5 di ogni mese, per ciò commette il reato di omissione di corrispensione dei mezzi di sussistenza ogni mese.

6) Caso mai, il PM avrebbe l’obbligo di modificare il capo d’imputazione perché il Vecchi dopo la sentenza di primo grado si è liberato di ogni suo bene mobile ed immobile con l’aiuto della convivente e richiamare in causa anche la Pinghini Maria per favoreggiamento di reato.

7) infruttuosamente, è stato chiesto la modifica del capo d’imputazione a causa della sopravvenuta sentenza della Corte d’Appello di Bologna allegata alla richiesta di modifica non prodotta dal PM.

g) ai sensi delle numerose sentenze della Cassazione, tra gli altri, civ. sez. I n. 10849/96,  “il coniuge che abbia integralmente adempiuto l’obbligo di mantenimenti dei figli, pure per la quota facente carico all’altro coniuge, è legittimato ad agire iure proprio…”

9) Sia la Costituzione italiana sia la Convenzione europea dei diritti dell’uomo prevvedono l’assistenza da parte di tutti i due genitori nei confronto dei figli.

10) La sentenza di secondo grado dispone a mio favore l’obbligo di alimenti di Vecchi per la parte del figlio come “contributo al mantenimento” ed anche a mio favore.

Il Vecchi non ha mai opposto gli atti di precetto notificatigli-

11) Mai e mai trascinerei mio figlio in una causa contro il proprio padre, a prescindere dello stato di salute, preferisco rinunciare gli alimenti.

Sottolineo l’ennesima volta che si tratti di alimenti per i mezzi di sussistenza anche  amio favore.

Per tutti i motivi di cui sopra, insisto che vogliate ordinare la modifica del capo d’imputazione, contestare il reato ex art 388 e disporre di chiamare in causa la convivente del Vecchi, Pinghini Maria per favoreggiamento di reato per quanto risulta già in atti.

Allegato n: 1 certificato Commissione medica del 2000.

Pistoia, lì 06.12.06.

Dott. Eva Polak

TRIBUNALE DI PISTOIA SEZIONE DI MONSUMMANO TERME

Cancelleria Penale e

Corte d’Appello di Firenze

N. 48/04 Imp.

N. 4124/03 R.G.D

N. 1690/01 R.N.R

N. 140/04 Reg. Sent.

Appello incidentale ex art. 595 comma 1

depositato dalla Dott. Eva Pollak, imputata ex artt. 624, 485 e 491 c.p.p. e assolta nel procedimento perché “i fatti non sussistono”, avverso l’atto N. 48/04 Imp. notificato il 31/07/04, depositato dall’avvocato Paola Citi, difensore del Dott. Rag. Massimo Morini, avverso la Sentenza di cui sopra, emessa del Giudice Dott. Alessandro Buzzegoli del Tribunale di Pistoia in data 14/05/04 e depositata il 18/05/04, dove il Morini era querelante e condannato  al risarcimento dei danni morali ed alla rifusione delle spese processuali ex artt. 542 e 427 c.p.p.

Il presente appello incidentale si riferisce ai seguenti punti impugnati dal Morini:

1) condanna al querelante alle spese di giudizio ex artt. 542 e 427 c.p.p.;

2) erronea ricostruzione dei fatti posti alla base della sentenza;

3) assunzione di nuove prove nella testimonianza dei sigg. Flosi Pasquina e Matteoli Altiero ex art. 603. c. 2 c.p.p. e si

chiede

1) che tali eccezioni siano dichiarate infondate e/o inammissibili;

2) che sia confermata la Sentenza del Giudice di primo grado;

3) che il sig. Morini sia condannato alle spese del presente giudizio ed al risarcimento dei danni morali, materiali e biologici causati alla scrivente e valutati in euro 50.000;

4) che il Morini venga condannato per falsa testimonianza;

5) che vengano trasmessi gli atti alla Procura della Repubblica competente per stabilire eventuali corresponsabilità delle persone nominate da nuovi testimoni considerato il rapporto tra questi ed il sig. Morini che di seguito verrà dettagliatamente illustrato;

6) che fin da ora siano acquisiti gli atti relativi del procedimento penale del Tribunale di Pistoia Morini p.o. / Matteoli Altiero imputato, dove la scrivente non può accedere perché non è parte nel procedimento, a dimostrazione della veridicità del rapporto tra il Morini ed il suo testimone Matteoli;

7) In caso di accoglienza della domanda ex art 603 c. 2 c.p.p. siano citate a disporre tutti gli impiegati e collaboratori dello Studio e siano acquisiti gli estratti conto dalle Poste a partire dal rilascio del blocchetto;

8) di dichiarare che le nuove prove proposte dalla difesa Morini non sono nuove,

per i seguenti

M O T I V I

1) L’atto di appello di Morini deve essere dichiarato inammissibile in quanto lo stesso non si era costituito parte civile.

2) L’articolo 427 del c.p.p. prevede che, in caso di assoluzione, il querelante sia condannato alle spese di giudizio ed al risarcimento dei danni in favore dell’imputato. Da ciò scaturisce, che il Giudice di primo grado non ha fatto altro che applicare le norme in materia e, per questo, questa eccezione deve essere dichiarata inammissibile ed infondata;

3) La difesa Morini chiede esclusivamente di “pronunciare condanna nei confronti della sig. Eva Polak, ai soli effetti della responsabilità civile di cui all’art. 576 comma 2 c.p.p….alla refusione delle spese di giudizio”, ma non chiede che sia punita per i reati a lei contestati;

Le dichiarazioni di Morini, sotto giuramento, erano contraddittorie, confuse o si sfociavano in un semplice “non mi ricordo” a suo vantaggio, com’è, qui sotto,  dimostrato;

Il Giudice ha ricostruito fedelmente i fatti in base alle dichiarazioni dello stesso Morini e della documentazione depositata nonché ha applicato il criterio di logicità nella motivazione:

a) Pag. 1:“…in particolare sulla base di quanto dichiarato dal teste Morini, emerge l’insussistenza dei fatti addebitati all’imputata”;

b) Dalle dichiarazioni di Morini è pacifico, che il Morini è debitore di una somma ingente nei confronti della Pollak per i prestiti avuti con vari espedienti veri e/o fasulli a partire dal 1987 fino al 2000, a pag. 12 Morini: “sono debitore di una cifra” e che tale debito non è mai stato saldato:  a pag. 58 alla D. del Giudice “sono stati incassati?” il Morini risponde: “non l’ha incassati” ma cerca di evitare la risposta sulle pagine da 56 a 59.

c) Tra gli altri esempi di credibilità o meno di Morini si rinvia tra gli altri alla pag. 54 Morini: “…sono assegni pagati, ripresi, che l’avevo pagati, a pag. 56: ”erano tutti strappati come si fa quando sono pagati”, ma poi alla D. dell’avvocato “sistemati che intende dire?” Morini risponde: “pagati, cioè l’avevo pagati in qualche altro modo”, mentre a pag. 58 come citato al punto b) cambia versione;

d) Si noti bene che Morini era a conoscenza della querela presentata dalla Pollak il 3 marzo 2001, cioè precedente della querela di Morini, per la quale non si è ancora espressa la Procura di Pistoia (la stessa frequentava ancora lo studio contrariamente quanto è stato dichiarato da Morini).

e) Non è vero la ricostruzione dei fatti esposti nell’atto di appello dalla difesa. Il Morini, a conoscenza della scrivente, non è un Istituto di Credito, e se esercita tale attività, lo fa abusivamente, così è fuori luogo di parlare di investimento;

f) In agosto 1999 il Morini consegna una dichiarazione di prestito sottofirmata da lui stesso (acquisita in udienza, nella quale prometteva ipoteca reale sui beni immobiliari i quali erano già esecutati da anni dai vari Istituti di Credito e omettendo questo alla Pollak) e prevedendo un piano di ammortamento mai redatto;

g) La data della consegna del blocchetto sostenuta dalla difesa di Morini è stata ripresa esattamente dalle dichiarazioni della Pollak benché il Morini abbia sempre sostenuto che la consegna sia avvenuta nel mese di febbraio 2000. A pag. 44“ questo qui è successo a febbraio”, poi alla pag. 75 alla D. del Giudice “…ha detto lo ha consegnato nel mese di febbraio” Morini risponde “Eh sì, all’inizio”, così la difesa stessa dà più credibilità alla Pollak che al Morini stesso.

h) Addirittura, la difesa Morini afferma che il 21 marzo 2001 (N.B. un anno dopo) è stato predisposto un piano di ammortamento assieme alla consegna del blocchetto (cioè un giorno dopo della querela per il furto) il quale non è mai stato dichiarato in udienza. Probabilmente, la difesa intende per piano di ammortamento la consegna del fac-simile sul riempimento degli assegni omesso completamente in udienza dal Morini. Questo fatto deve essere riconosciuto a favore della Pollak perché dimostra che il blocchetto è stato consegnato per negoziare e non per essere restituito, fatto questo, ampliamente riconosciuto dallo stesso Morini a pag. 43 “ sono assegni che dovevano essere spesi uno ogni tre o quattro mesi”;

i) La ratio di tutte le denuncie presentate anche al costo di accusare falsamente la Pollak è a pag. 79 Morini: “ … a quei tempi c’era il protesto degli assegni. Se io protestavo gli assegni succedeva un bel problema”.

j) Sulla sottoscrizione degli assegni a pag. 8 alla D. del PM il Morini risponde: “Può darsi che fossero firmati…Ora non so se tutti, una parte sì. A volte possono servire e li lascio anche in ufficio per pagare” Il PM a pag 9: “Sono autorizzate a prendere gli assegni?” Il Morini:”potrebbero certo sì”. Ma poi il Morini si contraddice alla pag.40: “servivano per una certa situazione…c’è un debito, io sono debitore…della signora”. A pag. 42 lo stesso continua: “furono dati nel mese di febbraio alla signora per sistemare una situazione che non è stata fatta”. Se questo assegni servivano a scopi dello studio, è illogico che la difesa di Morini cita soltanto una impiegata. Se la testimonianza di Flori sarà ammessa, devono essere citati tutti gli impiegati dello studio perché avrebbero dovuto vedere tutti dove erano, e, nel frattempo, dovevano conoscere anche la disponibilità del conto, se c’erano gli assegni. Si chiede che vengano acquisiti gli estratti conto dalla Poste per accertare la disponibilità dalla data del rilascio del blocchetto, per affrontare le emergenze rammentate da Morini ;

k) Il Morini “non si ricorda” dove è stato consegnato il blocchetto: alla pag. 82 alla domanda del Giudice “questo blocchetto di assegni dove consegna alla Signora? Il Morini risponde: Non mi ricordopuò darsi che ci siamo incrociati per strada e gliel’ho dato”. In realtà, il Morini ha consegnato il blocchetto davanti alla casa della Polak, sottofirmandoli in presenza, accompagnato dal fac-simile già riempito da lui. Si noti che nessuna domanda è stata fatta sul fac-simile da Morini il quale era una fotocopia del primo assegno del blocchetto (e senza la sigla) su un foglio riciclato e sul retro un contratto redatto da Morini.

l) Il fac-simile, in possesso del P.M. ed allegato anche dalla Pollak, è stato completamente taciuto da Morini. A pag. 45 Giudice: “ il riempimento dell’assegno doveva avvenire ad opera della signora Pollak?” Morini: “Non è stato fatto l’accordo”. A pag. 78 alla D. del Giudice: “ma, fra di voi avevate fatto una qualche scrittura, un accordo?” Morini: “No, ma c’aveva i titoli in mano, me li dovevano rendere i titoli”. A pag. 80 il Giudice “quindi voi non avevate fatto una scrittura su come dovevano essere riempiti questi assegni?”, il Morini: “No, no, ma infatti mi sono stati restituiti in bianco”. Questo fac-simile è stato consegnato assieme agli assegni, di conseguenza era precedentemente compilato in studio, così niente vietava che il Morini potesse riempire gli assegni in ogni sua parte.

Secondo quale logicità uno consegna un fac-simile di riempimento se deve riavere il blocchetto di assegni in bianco? Ed, altrettanto, quale sarebbe la logicità di riconsegnare gli assegni prima di riscuotere l’importo?

m) Il valore del blocchetto, in tutto, è di Lire 497.500.000, e la scrivente ha riempito esattamente la cifra ed i dati secondo il fac-simile, cifra ben lontana dalla somma della dichiarazione di prestito dalla quale si può dedurre che il blocchetto non era in sostituzione della dichiarazione di prestito come è stata dichiarata dal Morini.

n) Lo stesso fatto che la sigla è stata apposta da Morini su tutti gli assegni a distanza di due mesi dalla consegna del blocchetto (penna di colore diverso ed altri documenti a prova) dimostra che se la scrivente avrebbe dovuto consegnare gli altri titoli, il Morini prima di aggiungere la firma poteva pretendere gli altri titoli in quei due mesi, ed ancora, se anche il blocchetto fosse stato da riconsegnare, non sarebbe stato alcun motivo di dover aggiungere il codice essenziale per la validità degli assegni postali.

o) L’altro fatto che il Morini non ha voluto riempire completamente gli assegni, ma solo un fac-simile fotocopiando il primo assegno, è la prova che il Morini non ha mai voluto pagare gli assegni, ma ha premeditato di agire con una denuncia di smarrimento come consiglia sempre ai suoi clienti (all’uopo, si riserva l’indicazione dei testimoni) e che è realmente avvenuto.

p) Il motivo che il Morini si ricorda come data di riconsegna del blocchetto come mese di settembre, scaturisce dal fatto che era la stessa Pollak ad avvertirlo, successivamente, incontrandolo per strada, chiedendolo come poteva denunciarla per furto se la stessa ha fatto vedere tutti i titoli in mano ai carabinieri intervenuti nello Studio in occasione di un aggressione subita dall’amico di Morini nel mese di settembre 2000, così il Morini doveva dire per forza che la consegna fosse avvenuta nel mese di settembre, anche se non si ricordava la circostanza: a pag. 46 il Giudice: “e gliel’ha restituito quando?” Morini: “Non me lo ricordo…dopo un po’ di tempo..Ora non me lo ricordo”  (davanti al Giudice non si ricordava ancora che la consegna sarebbe avvenuta in presenza di un certo Matteoli, come è sostenuto nel ricorso depositato). Poi, alla domanda dell’avvocato Tommei a pag. 48: “Si ricorda quando più o meno?” risponde: “Non me lo ricordo…sicuramente prima di settembre”, ma a pag. 82 alla D. del Giudice: “la riconsegna di questo blocchetto dove è avvenuta?”, il Morini: “ma sicuramente me l’ha riportato, penso, in ufficio”, ma nell’atto di appello si parla di un certo Matteoli come testimone della consegna non menzionato durante la deposizione il quale non ha mai frequentato lo studio perché il Matteoli, anni indietro, ha aggredito il Morini in un luogo pubblico causandogli delle ferite gravi per cui doveva essere processato nel 2001. Si NB che il figlio di Matteoli all’epoca era debitore del Morini.

r) E’ strano che tra i sei impiegati dichiarati da Morini, i quali altrettanto avrebbero dovuti vedere il blocchetto, è stata richiesta soltanto la testimonianza della Flori, impiegata, così in rapporto di dipendenza, che ha lavorato diversi anni in nero e la quale sarebbe amica intima dell’amico di Morini con il quale hanno eseguito alcune transazioni “strane”;

Le nuove prove, intese dalla difesa come nuove, nel senso che sono state trovate dopo i fatti, altrimenti il Morini si sarebbe ricordato sicuramente, così non potrebbero essere considerate come fatti nuovi sopravvenuti come lo impone la legge.

s) C’è ancora da aggiungere sulla data della presentazione della denuncia di smarrimento per la credibilità di Morini: a pag. 16 “mi sono accorto il 17 o il 18 di novembre (in realtà quando la Pollak gli ha comunicato che tra alcuni giorni presentava l’assegno)… la denuncia è del 22 mi sembra”, e lo ripete alla D. dell’avvocato alla pag. 35 e 56, a pag. 83 “io me ne sono accorto il 22 novembre credo sia lunedì o martedì…me ne sono accorto il venerdì o il sabato, tre o quattro giorni avanti, cinque”. A precisazione dei fatti, il 23 agosto, quando la denuncia di smarrimento è stata realmente presentata, era un giorno di mercoledì, non il 22 come dichiarava dappertutto. E’ impensabile che uno sia a conoscenza dello smarrimento di un blocchetto interamente firmato in bianco ed aspetta ben 6 o 7 giorni prima di presentare denuncia di smarrimento. Sarebbe solo da verificare il divario di tempo intercorso tra la scoperta del fatto e tra la tempestività delle altre denuncie di smarrimento del Morini (e ce ne sono diverse). A pari, è illogico che un commercialista lascerebbe in giro per lo studio assegni firmati in bianco dopo aver subito vari furti negli studi, minimizzato questo fatto a pag. 71 alla D. del Giudice “se lei aveva subito altri furti?”Morini: “Può darsi che l’abbia subiti” Sembra che il Morini non abbia voluto ricordarsi dei furti subiti.

t) Come sempre, il Morini si confonde sulla data di collaborazione che in un primo momento si ricordava di concludere all’epoca della denuncia di smarrimento a p. 17, ma a pag. 19 parla già di 12 gennaio che in realtà la perizia è stata consegnata dalla Pollak al Tribunale di Pistoia verso la metà del mese continuando a frequentare gli studi fino ai primi di marzo.

u) La difesa di Morini chiede di dichiarare la “scarsa attendibilità” della Pollak, senza aver precisato il motivo che sicuramente dovrebbe scaturire dalle sue origini e dallo stato familiare in fronte a un personaggio che ha due studi ben avviati, anche se il figlio in occasione del pignoramento ha dichiarato all’ufficiale giudiziario che il Morini aveva solo un recapito nello studio di Montecatini, completamente contraddetto dallo stesso Morini.

Quale sarebbe l’attendibilità di Morini? Un personaggio che aveva incarichi importanti negli anni come giudice tributario di secondo grado, consulente del tribunale, sindaco di vari società, revisore dei conti, presidente e così via, cioè tutti incarichi di una certa importanza  dov’è è un requisito la serietà e professionalità, ma questo individuo che da tanti anni imbroglia gli uffici, gli organi, i clienti dichiarandosi di essere possedere il titolo di dottore, ma a pag. 34 dopo vari tentativi di deviazione si vede costretto a dichiarare: “non c’ho  laurea in economia e commercio, se questo gli interessa”;

Tutto quanto è descritto nel punto 3) è a dimostrazione dell”attendibilità” di Morini

4) La Pollak in tutti questi anni ha dovuto sopportare tutte le conseguenze negative delle denunce fasulle presentate per falsificazione di firma, furto etc., la perdita dell’immagine che è già difficili acquisire date la sua posizione sociale, che non si considera assolutamente risarcita con le €. 600 aggiudicatele. La stessa si è laureata in Economia e Commercio a Firenze con tanti sacrifici, iscritta come praticante, ma la sua immagine è stata completamente rovinata a causa delle azioni di Morini.

Per tutti i motivi di cui sopra, si chiede che la S.V. Ill.ma voglia dichiarare inammissibile e/o infondato l’atto di appello presentato dalla difesa di Morini, condannare il Morini alle spese di giudizio e al risarcimento dei danni in favore alla Pollak in €. 50.000.

Con ossequio.

Monsummano Terme, lì 28/09/2004

Dottoressa Eva Pollak

Dott. Matteo Zanobini presso il Tribunale di Pistoia

Richiesta ex art. 121 cpp

Per l’astensione dal procedimento

Proc. pen.: n. RG GIP 3524/08

Imp.: dott. Massimo Morini

P.o.: Dott. Eva Polak

Ud. GUP: 13.1.2009

Sottoscritta dott. Eva Polak, cittadina italiana onesta, nata a Tofej (Ungheria) il 19/01/1953 e residente in Montecatini Terme via Bernini 16, premesso che:

premesso che

– la S.V. Ill.ma si era astenuto nel procedimento RG 1690/01 a mio carico che sta a monte del procedimento in epigrafe;

– il 15 dicembre 2007 ha presentato due denunce a mio carico;

– si era prestato ad aggiustare altri procedimenti connessi a questo;

– quale Presidente del Collegio del Tribunale di Riesame, emetteva un’ordinanza di riesame del mio sequestro conservativo penale di contenuto falso a favore del Morini il quale costituiva l abase dell’assoluzione con la formula piena dal reato di truffa;

– ha conosciuto il merito della causa in due procedimenti connessi;

– ho presentato diverse querele che coinvolgono l’operato della S.V. ed anche presso il Consiglio d’Europa;

– ai sensi dell’art. 36 comma d) e h) cpp, il giudice ha obbligo di astenersi;

– l’art. 111 Cost. tutela l’imparzialità, la terzietà ed il concetto di giusto processo nel quale sono stati recepiti i precetti dei diritti fondamentali ed inviolabili della CEDU;

– secondo la giurisprudenza (Cass. IV n. 316 5.4.00) la mancata astensione è “indice di malafede, di dolosa scorrettezza, di vero e proprio abuso della funzione che finisca ad abdicare al proprio ruolo istituzionale di organo terzo ed imparziale…” a questo concetto è riconducibile “la condotta endoprocessuale talmente anomalo da doverla considerare sul piano logico, manifestazione di una grave inimicizia che deve risultare da precisi ed inequivoci dati di fatto indicativi della malafede e del calcolato pregiudizio, deve trovare ancoraggio in fatti concreti, ben precisi” .

– gli argomenti soprarichiamati esauriscono non il sospetto ma la certezza legittima della parzialità, del processo inequo, inquinato dagli organi giudiziali in grave inimicizia con me, Procura di Pistoia (si sono astenuti tutti i sostituti e Procuratore-capo dai procedimenti nei quali sono parte), Tribunale di Pistoia, Procura Generale di Firenze, Corte d’Appello di Firenze.

Ho già subito numerosi processi aggiustati, quindi non ne ho bisogno di altri.

Tanto premesso, in rispetto del giusto processo, insisto affinché la S.V. Ill.ma, in qualità di pubblico ufficiale quale GUP nel procedimento in epigrafe, voglia astenersi dal processo, ai sensi e per gli effetti dell’art. 36 comma d) e h)

Pistoia, 3 gennaio 2009.                                                                             Dott. Eva Polak

ESPOSTO/DENUNCIA/QUERELA ex art. 120 c.p.p.

nei confronti del geometra PASQUALE VANITA’ con studio in Montecatini Terme.

La sottoscritta Dottoressa EVA POLAK, cittadina italiana, nata a Tofej (Ungheria) il 19/01/1953 e residente in Montecatini Terme via Bernini 16, per la miglior comprensione dei fatti lamentati

e s p o n e

1) E’ stato dato incarico al geometra, dal giudice civile di Monsummano T. per effettuare una perizia nel procedimento civile R.G. 4305/02 avente oggetto un immobile di propretà del Comune di Montecatini T. per stabilire i canoni di affitto a partire dal 12 aprile 1990.

2) Il geometra ha ritirato tutti i documenti eccetto gli atti da me depositati facenti parte integrante del fascicolo. Il fascicolo è stato trattenuto per diversi mesi fino all’udienza nella quale il geometra ha consegnato la perizia.

Nel frattempo, mio avvocato ha rinunciato il mandato ed, infruttuosamente, ho insistito con il geometra di farmi avere copia del fascicolo perché ne avevo bisogno.

3)  Benché nel fascicolo c’erano tutti gli atti dai quali è esplicito che l’immobile è stato consegnato nello stato grezzo, cioè si trattava di uno scheletro di appartamento, promessomi in affitto con la deliberazione municipale 587/90 la quale prestabiliva in Lire 40milioni il valore dei lavori da effettuare nell’immobile PEEP, somma da scontare a equo canone, il geometra calcolava gli arretrati di canone a mio carico al prezzo di mercato.

In questo modo, l’ammontare risulta quasi 80mila euro! La delibera era nel fascicolo depositata dalla contropparte, ma non è stata considerata ai fini della perizia.

4) Il geometra era in possesso anche dell’atto di comparsa da dove è evidente che si trattava di un alloggio facente parte di un immobile PEEP il quale, per legge, è sottratto dal regime dell’equo canone e per il quale deve essere applicato un canone sociale che, all’epoca, risaliva a lire 25mila.
5) Il geometra non si è tenuto conto che per i lavori da me effettuati dovevano essere calcolati pure gli interessi, la variazione dell’indice ISTAT per l’importo da me anticipato ben 14 anni prima.

Tra gli allegati si trovava il calcolo di parte, effettuato dall’ufficio tecnico del Comune, da quale era palese quali lavori sono stati da me eseguiti a prescindere dal fatto che non erano considerati tutti.

6) Dagli atti è dimostrabile documentalmente che i lavori li ho fatti io nell’immobile, è stata depositata la lettera di autorizzazione dei lavori dell’ufficio tecnico, la lettera la quale ordinava all’ufficio la consegna delle chiavi, tutti documenti erano nel fascicolo a disposizione del geometra ma dallo stesso ignorati. Anche in mancanza di fatture, i lavori hanno sempre un valore perché qualcuno li ha eseguiti investendoci tempo e denaro, costo d’oportunità che hanno aggiunto un ulteriore valore all’immobile e questo doveva essere spiegato dal geometra come ogni altra circostanza utile per una perizia imparziale.

7) nessun atto è stato acquisito dal geometra relativo alla proprietà del bene, l’atto di acquisizione, il certificato di abitabilità, valore di bilancio all’epoca contestata, deliberazione la quale, eventualmente, dichiarava la sottrazione di questo appartamento dal regime PEEP, regime questo applicato agli altri 21 appartamenti del complesso.

8) in seguito del risultato della perizia, l’Ente mi nega qualsiasi riconoscimento dei lavori da me effettuati richiamando la valutazione autorevole del CTU nominato dal Giudice nonché il fatto che “avrei già persa la causa” in quanto il giudice ha accettato la validità della perizia benché la causa non ci sia ancora conclusa.

9) La perizia effettuata dal geometra è, del tutto, di parte e non tiene conto di nessuna documentazione a mio favore e mi causa rilevanti danni economici, morali, esistenziali.

Per tutto quanto sopraesposto, con la presente, deposito

Esposto/denuncia/q u e r e l a

nei confronti di PASQUALE VANITA’, per il reato di patrocinio infedele e per tutti i reati che la S.V. Ill.ma ravvisa nei fatti sopraesposti e contrari ai precetti del C.P. e C.C, e, nei confronti di persone da individuare per i reati da ravvisare dal magistrato procedente di cui comportamento ha contribuito alla la perizia “di parte”.

Chiedo, espressamente, che sia perseguito/i i reati e punito/i il/i responsabile/i.

Chiedo di essere sentita personalmente e rimango alla Vostra disposizione per ulteriori chiarimenti.

Chiedo si essere avvisata in caso di archiviazione, di proroga dei termini delle indagini preliminari o di registrazione della querela come atti non costituenti reato e mi riservo ogni diritto di legge.

Nel caso che la S.V. non intendesse fare delle investigazioni, mi rendo disponibile gratuitamente, a tale attività in favore dello Stato dopo essere conferita di ogni potere in merito.

Insisto per un procedimento ai sensi e per gli effetti dell’art. 6 della CEDU (Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo) e della nuova L. costituzionale 111 del 23/11/99 e che siano rispettati tutte le norme di legge nazionali e sovranazionali.

Già da ora, dichiaro di voler costituirmi parte civile nel procedimento e chiedo di essere avvisata per iscritto sul numero attribuito al fascicolo e sul nominativo del magistrato incaricato delle indagini.

Montecatini Terme, 10 febbraio 2007.

Dott. Eva Polak

Svolgimento del processo. – Il ricorso del Procuratore Generale.

Il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Genova propone ricorso avverso il provvedimento del Procuratore della Repubblica di Sanremo

22 novembre 2000, P.M. in proc. Buonarroti, dep. in data 15 gennaio 2001, n. 34,

il ricorso del Procuratore Generale di Genova pone in questione l’esistenza del c.d. potere di «cestinazione» del pubblico ministero, più esattamente il potere di trasmettere gli atti direttamente in archivio senza adottare la procedura di archiviazione prevista dall’art. 408 ss. c.p.p.

hanno stabilito l’esistenza del c.d. potere di «cestinazione» del pubblico ministero affermando, altresì, la sua autonomia in ordine alla valutazione preordinata a selezionare i fatti da iscrivere nel modello c.d. 21 e cioè delle notizie di reato (art. 335 c.p.p.) e nel c.d. modello 45… e cioè delle pseudo-notizie. Sennonché, ad avviso del Collegio remittente, le sezioni unite, con la succitata decisione, da un lato, si occupano di «un soggetto diverso»; dall’altro, non risolvono «… il grave problema… dei rimedi esperibili nei confronti dell’inazione del P.M., e più specificamente, della diretta trasmissione in archivio di atti iscritti a mod. 45 per errore, per negligenza, per dolo…», giacché un conto è… «riconoscere il potere di cestinazione», altro «escludere che siano reperibili nell’ordinamento rimedi di carattere processuale qualora si assuma che di tal potere il P.M. abbia fatto un uso non corretto».

mentre alcune decisioni escludono la sindacabilità del decreto con il quale il P.M. disponga la trasmissione in archivio degli atti iscritti al mod. 45, la sentenza Cappelli (sez. VI, c.c. 10 novembre 1999, dep. 28 novembre 1999, n. 3583) ha ritenuto configurabile, in tal caso, «quanto meno sotto il profilo procedimentale» l’abnormità e, pertanto, la ricorribilità in Cassazione del relativo provvedimento.

la disciplina dettata dagli articoli 408 ss. e 125 att. c.p.p., concerne soltanto le notizie di reato iscritte a modello 21, mentre non sembrano configurabili rimedi processuali diversi dall’impugnazione del decreto del P.M., dal momento che anche il potere di avocazione del P.G. … presuppone evidentemente quest’ultima iscrizione». E conclude affermando che «la sussistenza del contrasto giurisprudenziale sopra rilevato… e la delicatezza della questione di principio, indubbiamente di fondamentale importanza…» ne suggeriscono la rimessione, anche in adesione alla richiesta subordinata del P.G., alle sezioni unite «… affinché individuino i rimedi esperibili e decidano sull’ammissibilità del proposto gravame del P.G. genovese avverso il decreto di diretta archiviazione emesso dalla Procura della Repubblica di Sanremo».

Il ricorso non è però ammissibile in quanto proposto avverso il provvedimento di una parte processuale, il P.M. e non avverso una decisione del giudice.

La lettera dell’art. 568, primo comma, c.p.p. e l’interpretazione sistematica della norma non lasciano adito a dubbi: sono soggetti a impugnazione solo i provvedimenti del giudice. E, in giurisprudenza, è consolidato il principio per cui gli atti di parte, quali quelli del P.M., non sono annoverabili, nella categoria del provvedimento abnorme la quale comprende solo i provvedimenti aventi natura giurisdizionale e, quindi, i provvedimenti dotati di uno specifico contenuto giurisdizionale (

La decisione contrastante con tale principio (e, perciò data nell’ordinanza di remissione) è quella riguardante il caso Cappelli (Cass., sez. VI, sent. n. 3583 del 10 novembre 1999), che riconnette l’intervento della Cassazione alla necessità di ovviare alla elusione del principio di obbligatorietà dell’azione penale (art. 112 Cost.) che consegue all’uso improprio del registro delle pseudonotizie da parte del P.M. quando (con atto perciò abnorme) archivia direttamente una notitia criminis.

Tesi non condivisibile, però, perché viola il principio fondante del processo penale per il quale tutto il sistema delle impugnazioni è imperniato sul controllo dei provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria (e aventi specifico contenuto giurisdizionale). Le decisioni e gli atti delle parti (pubbliche o private), assumono rilievo solo se e quando filtrate dal provvedimento del giudice. Di tal che non è configurabile l’abnormità degli atti e dei provvedimenti delle parti processuali.

Peraltro, ove si volesse prospettare una deroga a tale principio nei riguardi dei provvedimenti del P.M. con riferimento alla natura costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale (art. 112 Cost.), bisognerebbe poi riconoscere che la deroga andrebbe estesa agli atti della difesa con riferimento alla norma costituzionale (art. 24) della inviolabilità del diritto di difesa.

Va perciò ribadito l’orientamento per il quale i provvedimenti del P.M., in quanto provenienti da una parte processuale non hanno natura giurisdizionale, e, come tali non possono essere inquadrati nella categoria degli atti abnormi, quale che sia il tasso della loro patologia.

La natura di parte del provvedimento esclude la possibilità dell’intervento diretto del giudice di legittimità, dato che l’eventuale accoglimento del ricorso si sostanzierebbe nel sostituire alla volontà della parte (nella specie di cestinare per inesistenza della notitia criminis) quella del giudice di legittimità (di iscrivere la notizia nel registro delle notizie di reato previsto dall’art. 335 c.p.p.).

il controllo del Gip sull’operato del P.M. è previsto dal codice di rito solo nell’ipotesi in cui il P.M. aziona la domanda (chiedendo l’archiviazione o il rinvio a giudizio) e non nell’ipotesi in cui il Procuratore della Repubblica si avvalga della facoltà ex art. 109 att. c.p.p., di iscrivere l’atto nel registro delle pseudo-notizie (mod. 45). gli atti penalmente irrilevanti, non sono assoggettati alla procedura formale di archiviazione la quale concerne esclusivamente le notizie di reato, onde non è possibile estendere il controllo del giudice anche alle pseudo-notizie, stante la ineludibile correlazione tra l’archiviazione e la notizia di reato.

In conclusione, va affermato il principio che i provvedimenti del P.M., in quanto atti di parte, non aventi natura giurisdizionale non sono impugnabili davanti al giudice, neppure quando evidente appaia il loro tasso di illegalità.

Il che, naturalmente non esclude la necessità di controllo sui provvedimenti del P.M. in materia di esercizio dell’azione penale, dovendo essere assicurata l’attuazione dell’art. 112 Cost.

A tale proposito il ricorrente afferma che il provvedimento di cestinazione emesso dal P.M., priva il Procuratore Generale presso la corte di appello della facoltà di avocazione.

Conviene, perciò, soffermare l’attenzione sull’istituto previsto dall’art. 412 c.p.p., riguardante appunto l’avocazione delle indagini preliminari per mancato esercizio dell’azione penale.

Il legislatore delegante (legge 16 febbraio 1987 n. 81) aveva previsto al punto 42) il potere di avocazione da parte del procuratore generale da esercitarsi con decreto motivato, soltanto nel caso di inerzia del pubblico ministero.

Potere che nel codice di rito previgente riguardava in generale l’istruzione sommaria (art. 392, terzo comma) ma le cui modalità di esercizio (volte in più casi rilevanti ad interrompere lo sviluppo delle indagini istruttorie) hanno indotto il nuovo legislatore a limitare tale potere alle ipotesi in cui il pubblico ministero resti inattivo.

Per quel che qui interessa, l’avocazione è prevista dall’art. 412, n. 1 c.p.p. in due casi specifici: quando il pubblico ministero non esercita l’azione penale, oppure non richiede l’archiviazione nel termine stabilito dalla legge o prorogato dal giudice.

Orbene, tenuto conto: che l’istituto è sorretto dal favor actionis (Cass., sez. V, 11 gennaio 1991, Agnolucci); che sulla base dei principi affermati nella recente e citata sentenza Buonarroti, la valutazione dell’organo dell’accusa in ordine alla esistenza o inesistenza della notitia criminis prescinde dal dato formale della iscrizione nel registro delle notizie di reato (art. 335 c.p.p.) o in quello delle pseudo-notizie (mod. 45); che tale valutazione compete in eguale misura al pubblico ministero presso il tribunale procedente, e, in caso di sua inerzia al Procuratore Generale presso la corte di appello; l’art. 412 è da interpretare nel senso che qualora il pubblico ministero iscriva un atto contenente una notizia di reato nel registro (mod. 45) delle pseudo-notizie (o non provveda affatto all’iscrizione), il Procuratore Generale ha facoltà di avocare a sè le indagini preliminari. È evidente, infatti, che se il potere di avocazione è esercitabile quando il P.M., dopo avere iscritto l’atto nel registro delle notizie di reato, pur dovendo non esercita l’azione penale, a fortiori è esercitabile quando l’attività del P.M. si spinge al punto da non effettuare l’iscrizione nell’apposito registro o da effettuarla nel registro delle pseudo-notizie, facendo così un uso distorto del suo potere.

Se la notizia di reato non viene azionata dal P.M., si creano i presupposti per l’intervento avocativo del Procuratore Generale e per l’esercizio da parte di questi dello stesso potere di iniziativa del P.M.

A conforto di tale interpretazione, è la norma contenuta nel sesto comma dell’art. 20 D.P.R. 22 settembre 1988 n. 449 (riguardante l’adeguamento dell’ordinamento giudiziario al nuovo processo penale, che con l’art. 20 ha sostituito l’art. 70 del R.D. 30 gennaio 1941 n. 12): al Procuratore Generale presso la corte di appello, è fatto obbligo, quando avoca un procedimento penale, di trasmettere copia del relativo decreto motivato al Consiglio Superiore della Magistratura e al Procuratore della Repubblica interessato; obbligo originariamente collegato alle avocazioni «per inerzia del pubblico ministero» e successivamente, (con la soppressione di tale frase operata coll’art. 4 del D.L. 9 settembre 1991 n. 292, convertito nella L. 8 novembre 1991 n. 356) esteso a tutti i casi di avocazione previsti dal codice di rito.

La ratio di tale norma va individuata chiaramente nella necessità del più rigoroso controllo sul corretto esercizio dell’azione penale da parte del P.M., in ossequio al principio dell’obbligatorietà dell’azione penale fissato nell’art. 112 Cost.; controllo che certo non può essere escluso nella ipotesi di un uso distorto del potere di cestinazione.

Procura della Repubblica di Genova

Sottoscritta dott. Eva Polak, cittadina italiana onesta, nata in Ungheria, il 19/1/53, residente e domiciliata in Montecatini T. (PT), via Bernini 16, quale indagata nel procedimento in epigrafe, espongo:

Il dott. Renzo Dell’Anno, Procuratore-Capo di Pistoia, si asteneva dal procedimento penale RG 2394/04 a seguito della quale è stato nominato il sostituto procuratore, dott. Antonio Bianco della Procura di Pistoia.

Lo stesso, si era astenuto da diversi procedimenti, trattenendo però alcuni, cioè le vicende più delicate che non dovevano uscire da Pistoia, quindi facendoli archiviare dal GIP.

Nonostante l’astensione, lo stesso di presenziava dell’udienza GUP il 13.2.2009, e quale PM ha fatto emettere sentenza di non luogo a procedere, falsamente richiamando che l’imputato era già condannato per lo stesso reato di calunnia che non era assolutamente vero, nel procedimento RG 1376/01.

Il GUP, dott. Matteo Zanobini ha accolto le richieste del PM, nonostante che avesse tutte le prove sulle falsità delle stesse e che lo stesso sarebbe dovuto astenersi pure lui, essendo stato già astenuto da un procedimento nel quale ero parte nel 2003, che riguardava lo stesso oggetto, e le sue informazioni acquisiti in veste diversa sullo stesso oggetto (giudice penale, presidente di colleggio).

La mia richiesta di astensione scaturita pure dalle denunce dello stesso presentate nei miei confronti il 15.12.2007, sono state ignorate.

Tanto esposto, presento

Esposto/querela/denuncia/istanza per procedere

Nei confronti dei Pubblico Ufficiali, con riferimento agli artt. 357  C.P., dr. Renzo Dell’Anno, quale Procuratore-Capo della Repubblica di Pistoia, dott. Giorgio Brignoli quale Procuratore Generale di Firenze, ed Antonio Bianco quali PM del procedimento, dott. Matteo Zanobini, quale GUP domiciliati presso la Procura della Repubblica di Pistoia, presso la Procura Generale di Firenze  e presso il Tribunale di Pistoia e nei confronti di altre persone da individuare che risulteranno essere responsabili dei fatti ora esposti, per aver rifiutato il proprio ufficio, per violazione dei doveri di diligenza ed operosità in qualità di pubblico ufficiale, e per i reati di omissione in atti di ufficio, abuso di ufficio, favoreggiamento, falso in atto pubblico, falso ideologico, frode processuale, e per tutti gli altri reati ravvisabili nei comportamenti sopra denunciati,

Indico come elementi di indagine e prova dei reati, gli atti dei procedimenti sopra richiamati.

Insisto affinché i reati siano perseguiti, puniti i responsabili e mi risarciscano per i danni causatimi, ai sensi e per gli effetti delle norme penali e civili.

Dichiaro sin d’ora di oppormi all’eventuale emissione di decreto penale di condanna, ed alla registrazione del procedimento nei modelli 45 o 44.

Chiedo, inoltre, di essere avvertita ai sensi degli artt. 405 e 408 c.p.p. nel caso in cui la S.V. voglia richiedere la proroga dei termini delle indagini preliminari o l’archiviazione della presente denuncia-querela nonché la comunicazione del numero del procedimento e del nominativo del magistrato indagante ai sensi dell’art. 335 comma 3 c.p.p..

Insisto affinché sia data comunicazione agli Organi disciplinari indicati nella circ. CSM 13689/95, fin dall’inizio del procedimento, obbligo posto al capo del PM, ex art. 129 Att. c.p.p.

Insisto affinché sia data comunicazione alla Corte dei Conti per lo sperpero dei fondi pubblici e per il danno d’immagine causato agli Organi di giustizia, di competenza anche di quest’Organo.

Chiedo di essere sentita personalmente, anche a causa delle mie origini estere che possono rendere poco comprensibile il presente atto e mi riservo sukla produzione delle prove documentali in tale sede.

Con riserva di ogni diritto di legge.

Depositato in originale presso la Procura della Repubblica di Genova.

Genova, 16 febbraio 2009.                                                  Dott. Eva Polak

Cancelleria Tribunale di Monsummano T. per la Procura della Repubblica di Genova

Opposizione alla richiesta di archiviazione ai sensi dell’art. 410 c.p.p.

 

Proc.: n.3561/07  mod. 45 nei confronti di “magistrati”

Parte offesa: POLAK EVA

Sottoscritta dott. Eva Polak, cittadina italiana, nata in Ungheria, il 19/1/53, residente e domiciliata in Montecatini T. (PT), via Bernini 16, querelante e persona offesa:

vista la richiesta di archiviazione notificata in data 12 febbraio 2008 dal P.M. … (nominativo omesso) e dal Procuratore della Reppubblica, Romeo Morisani, con il presente atto

propongo opposizione

avverso la richiesta di archiviazione anzidetta, per i seguenti MOTIVI premettendo che, infruttuosamente, insistevo per l’ avviso ex art 335 cpp (ulteriore omissione in atti di ufficio), quindi sono privata a priori dall’esercizio dei miei diritti di difesa.

Non ho presentato querela nei confronti di “magistrati”, ma di persone, espressamente, indicate, quindi ho dei seri dubbi su un’eventuale alterazione dell’atto a me attribuito.

La querela è iscritta nel modello 45 perché la cestinazione “de plano” è inoppugnabile, perché la p.o. è un’extracomunitaria contra “magistrati”, privi di identità, intoccabili, i quali si proteggono tra loro, nonché per eludere i precetti dell’art. 129 e della circ. n. 13689 CSM 5/10/95. La circ. Min. 533 18/10/89 dispone che non devono essere svolte indagini, né può essere attivato il meccanismo processuale dell’archiviazione per tali atti. Quindi si apre un circolo vizioso che implica altre denunce per destinate a Torino, poi ci sarà il turno a Milano, e, nel frattempo, devo innondare il Consiglio d’Europa di ulteriori ricorsi per lesione dei diritti fondamentali.

1) I PM vogliono far “credere” che il contenuto della querela fosse un’impugnazione “impropria” proposta ad una sede “sbagliata”, contenente motivi di fatto e di diritto impugnabile in Cassazione. L’oggetto della querela non è l’impugnazione né del proc. 9/06 del Tribunale della Libertà né del proc. 1376/01 RG del Tribunale di Monsummano T., perché questi sono stati già impugnati nella sede opportuna, nei quali è rispettivamente, ricorrente ed imputato il dott Morini Massimo, giudice tributario per vari decenni il quale operava nella Commissione tributaria assieme ai presidenti del tribunale, magistrati assegnatari, poi, di procedimenti penali a carico del Morini, e “dormienti” dal 1996, rigorosamente, non indagati, inerzia assoluta tollerata dall’organo di controllo, PG di Firenze.

Ho querelato dei reati commessi in associazione, in concorso, dai “magistrati” i quali avevano aggiustato questi procedimenti con dolo e colpa grave (e tanti altri). Il concetto è ben diverso da quello prospettato dai due PM (chi in incognito), da veri “soccorritori”, così impegnati nella comunicazione di un atto non dovuto, ma inadempienti a loro compito istituzionale di indagini imposte (non discrezionali) ex artt. 326 e 362, cpp, in rispetto degli artt. 50 cpp, 2, 3, 24, 111, 112, 113 Cost., 1, 6, 13, 14 della CEDU.

2) Gli “indaganti” non si sono degnati di assumere le minime informazioni su che si parla (il medesimo?).

La richiesta di archiviazione deve essere accompagnato dal fascicolo, quindi il GIP può costatare che nessun’attività di indagine è stata esperita. I PM frettuolosi nell’insabbiare il procedimento, hanno messo su carta le proprie opinioni soggettive senza un filo di indagine nel merito del contenuto della querela.

Il compito istituzionale del PM non è quello di fondare la motivazione sulla base delle proprie convinzioni soggettive (su favole), ma di indagare sui fatti denunciati e giustificare la cestinazione con le risultanze delle attività di indagine dovute e, effettivamente, svolte, supportata da elementi oggettivi.

Le norme del codice penale devono essere applicati a tutti, quindi l’atto di opposizione è ammissibile perché contiene notitia criminis fondata. E’ pura invenzione dei PM che i reati commessi dai magistrati sono ricorribili in Cassazione con l’atto da impugnare.

Indico come temi delle indagine supplettive non esperite, e da esperire:

– è assolutamente necessaria che io sia escussione in sede SIT per poter produrre ulteriori elementi;

– da acquisire: gli atti del fascicolo del proc. civile 1156/01 Polak c. Morini del Tribunale di Pistoia, specificatamente: la costituzione e risposta di Morini; il verbale di udienza del 4/6/03; la sentenza civile 1368/04; questi come elementi di prova del falso contenuto dell’istanza di riesame del proc. 9/07 e dell’ordinanza da questa scaturita;

gli atti del procedimento 9/06 del Tribunale di riesame di Pistoia compreso il provvedimento della Cassazione il quale esclude la partecipazione della po nel procedimento di riesame; la citazione a giudizio di Morini del proc. pen. 1376/01 RG;

– la relazione della Guardia di Finanza di Montecatini T. del proc. 2643/05RG, di recente insabbiato, e non trasmesso ex art. 11 cpp, come elemento di prova della falsità degli atti eccepiti. Sarebbero da investigare sugli assegni “scottanti” non indagati e rilasciati con firme false e sulla titolarità di alcuni conti correnti. Tutti questi atti sono attinenti alla dimostrazione della falsità della difesa di Morini “bevuta” dai “magistrati” perché volevano “berla”;

– siano acquisiti tutti gli atti da me provenienti (compresi quelli “spariti” dai fascicoli) del procedimento AR 626/03, 247/06, 491/06, RG 4155/06 relativi all’”aggiustamento” del procedimento esecutivo 44/01 ad opera della Selvarolo, in veste di giudice esecutivo all’epoca. Sia indagato perché la PG non avocava i procedimenti, per il quale doveva attivarsi in seguito delle comunicazioni, ex art. 127 norme di att., ed in seguito delle mie espresse richieste di avocazione; S’indaghino perché questi procedimenti non sono stati trasmessi a Genova ex art. 11cpp, ma sono stati trattenuti dalla Procura di Pistoia dalla stessa insabbiati. La Selvarolo poi si era attivata, da giudice penale, anche per aggiustare il proc. pen. 4086/00 RG a carico di Pacini Roberto, collaboratore di Morini nel truffarmi.

– s’indaghino sul Zanobini il quale mi ha denunciata nel 2003 nell’ambito del proc. pen. 1690/01 RG da me subito in seguito delle querele calunniose di Morini, nonché lo stesso ha presentato due denunce nei miei confronti il 15/12/07, ma senza astenersi, ha contribuito all’insabbiamento, con dolo e colpa grave dei procedimenti 4337/06 RG e 2644/05RG (in questo ultimo era l’indagata Rondelli Sandra, moglie di Morini), il 21/12/07;

sul Buzzegoli come aggiustava il procedimento 6119/01 RG a mio carico per scagionare la Rondelli dalla falsa testimonianza e dal reato di calunnia; come aggiustava il procedimento 1566/02 RG allo scopo di toglierci i mezzi necessari per la sopravvivenza;

– s’indaghino, perché i due avvocati esperti, Vecchi Daniele e Citi Paola, si sono permessi di dare una spiegazione fasulla ad una sentenza civile passata in giudicato da loro prodotta, nonché ad una citazione in giudizione, rischiandosi il reato di frode processuale (probabilmente, su un accordo preliminare). S’indaghino perché la frode processuale è stata “sanata” ad hoc dai “magistrati” senza controllare il contenuto dei documenti prodotti emettendo un’ordinanza di contenuto fasullo inoppugnabile, la quale è stata riportata alla pari, compresi gli errori materiali ivi contenuti, nel processo 1376/01RG, senza che questa fosse stata acquisita agli atti ad opera della Marini. S’indaghino perché la PG di Firenze ha assegnato l’atto di impugnazione al sostituto Franco Domenico il quale ha già insabbiato un procedimento nel 1996 nel quale ero po, ed è attualmente indagato dalla Procura di Bologna, con la conseguenza che ignorava tutte le illegittimità commesse dalla Marini  e dai vari PM, fatti da considerare come elementi oggettivi del processo aggiustato.

Non spetta il GIP la valutazione nel merito dei fatti, il quale deve solo pronunciarsi sull’attività svolta dal PM, cioè sull’inattività nel caso di specie riscontrabile dal fascicolo stesso, il quale, necessariamente, deve essere allegato, nonché sull’ammissibilità dell’opposizione, nel senso che corrisponda alla duplice condizione di: fondatezza del reato e l’indicazione delle indagini supplettive, quindi in presenza di una sola di queste deve fissare l’udienza camerale, per il rispetto del diritto al contraddittorio ed alla tutela giuridica della p.o. Gli elementi indicati sono pertinenti.

 

Per quanto sopradescritto mi oppongo alla richiesta d’archiviazione del procedimento in epigrafe e chiedo la prosecuzione delle indagini preliminari non soltanto con riferimento ai reati denunciati, ma anche alla violazione della Legge 1/91, all’associazione a delinquere finalizzata alla truffa, all’abuso d’ufficio, al favoreggiamento, al concorso in reato, e comunque ad ogni altro reato configurabile nei fatti esposti insistendo la trasmissione dell’atto ex art. 11 per le eventuale competenze. Con espressa riserva di ogni diritto di legge insistendo per la notifica del provvedimento da emettere. Chiedo che sia fissata l’udienza camerale dopo le ore 11,30.

All.to: riassunto delle vicende giudiziarie trasmesso via email alla Procura di Genova.

Monsummano Terme, lì 16 febbraio 2006

Dott. Antonio Bianco presso la Procura della Repubblica di Pistoia

Richiesta urgente di modifica/integrazione di capo d’imputazione

Proc. pen.: n. RG 2394/04

Imp.: dott. Massimo Morini

P.o.: Dott. Eva Polak

Ud. GUP: 13.1.2009

Sottoscritta dott. Eva Polak, cittadina italiana onesta, nata a Tofej (Ungheria) il 19/01/1953 e residente in Montecatini Terme via Bernini 16, premesso che:

1) Dagli atti acquisiti al fascicolo, è palese che il, 20.3.01, il 9.5.01 ed il 20.05.01, il Morini mi  accusava direttamente, tramite 3 querele di furto di assegni postali a seguito delle quali sono stati aperti due procedimenti penali a mio carico RG 1690/01 e RG 2560/01, ero iscritta a registro per una lunga lista di reati e processata;

2) Il rinvio a giudizio riguarda solo la contestazione del reato di calunnia semplice scaturito da una denuncia di smarrimento che nemmeno è stata trasmessa alla Procura quindi nessun procedimento è stato aperto a mio carico.

Per la denuncia si smarrimento il Morini è stato già processato e condannato nel procedimento RG 1376/01 nel quale nemmeno è stato iscritto a registro per il reato di calunnia.

Invece, nel procedimento RG 2392/05 il Morini è stato iscritto a registro per il reato di calunnia con le aggravanti, ma dopo l’avviso della conclusione delle indagini preliminari, non è stato richiesto il rinvio a giudizio, ma è stata poi richiesta l’archiviazione per il reato di calunnia semplice ed accolta dal GIP“ de plano”, quindi il Morini mai dovrà rispondere per le tre querele di furto.

3) Nel fascicolo ci sono le prove dei reati commessi a mio danno, che non sono stati ravvisati ma devono essere contestati perché non sono riconducibili alla carenza dell’attività del PM nella fase preliminare, ma alla volontà di non voler punire il Morini.

Devono essere contestati i reati di:

– falsa dichiarazione resa al pubblico ufficiale, falsa testimonianza, perché all’epoca delle dichiarazioni rese, rispettivamente, nel 2001, 2002 e 2004, il Morini non è stato iscritto a registro in nessuno dei tre procedimenti per il reato di calunnia;

– insolvenza fraudolenta perché lo stesso non aveva la copertura degli assegni rilasciatimi e si è spogliato di ogni bene mobile ed immobile, attività professionale compresa, di alcuni beni appena dopo aver presentato la denuncia di smarrimento;

– associazione a delinquere, perché si era servito di altre persone, familiari ed amici, per spogliarsi di tutto che devono essere chiamati in causa, Massimiliano Morini, Sandra Rondelli, Marco Libero Mangiantini;

– subornazione perché offriva vantaggio ad altre persone che si erano rese disponibili a dichiarare il falso in sede di appello, Pasquina Flosi ed Altiero Matteoni i quali poi, deponevano falsamente nel procedimento RG 1376/01;

– appropriazione indebita, perché il Morini non ha alcun diritto a spogliarmi dei soldi che lo stesso girava e rigirava in lunghi anni nella propria struttura di usura lucrandoci non poco;

– il reato di calunnia deve essere contestato con l’aggravante della continuazione, nonché gli altri per la grossa cifra e commessi nell’ambito di un rapporto.

Per i motivi suindicati, insisto affiché sia modificato/integrato il capo d’imputazione con urgenza.

Pistoia, 3 gennaio 2009.                                                                             Dott. Eva Polak

Ecc.mo Dott. Luigi Boccia presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pistoia.

Richiesta urgente di modifica di capo d’imputazione.

Proc. 1376/01 RNR

4829/01 GIP

Ud.: 14/03/06.

Imputato: Rag. Massimo Morini

P.o.: Dott. Eva Polak

La sottoscritta Dott. Eva Polak, cittadina italiana, nata in Ungheria il 19/01/53, e residente in Montecatini Terme (PT) in Via Bernini 16, fa richiesta alla S.V. Ill’ma che voglia modificare il capo d’imputazione nei confronti del Massimo Morini per i seguenti

m o t i v i

1) Ho presentato querela nei confronti di Morini il 03.03.01, ben 5 anni fa, la quale è stata integrata varie volte e accompagnata di una vasta documentazione. Nelle querele ho indicato il nominativo di diverse persone ed ho chiesto di essere sentita personalmente ed essere avvisata in caso di archiviazione.

2) In tutti questi anni, non sono mai stata avvisata sulla proroga delle indagini preliminari, non sono stata mai sentita, le persone da me indicate non sono mai state chiamate a deporre.

3) Ho presentato circa, 9 istanze di solleciti, ho chiesto il sequestro conservativo e preventivo a tutela dei miei diritti, mai ne ho avuto risposta.

4) Di recente, ho estratto copia del fascicolo ed ho notato che nessuna attività investigativa è stata svolta eccetto le ricerche di residenza e la produzione della fedina penale, non risulta alcuna richiesta di proroga dei termini.

5) Pur essendo consapevole che Lei ha solo “ereditato” questo fascicolo, Le domando come vorrà sostenere l’accusa? Tutto si baserà solo sulle mie querele o perché il caso è destinato a priori per l’archivio a causa della prescrizione?

6) Infruttuosamente, ho chiesto la riunione dei fascicoli di Morini, di Pacini e Di Vinci, quest’ultimi agivano sulle scie e sulle direttive di Morini, e ci ha lucrato anche sui guadagni degli amici, ed assegnare i procedimenti ad un solo Magistrato per una visione unitaria dei fatti. Ora, dovrò citare queste persone da testimoni, i quali mi aggredivano, mi minacciavano, mi sono debitori, sono clienti-amici di Morini ed a piena conoscenza dei fatti? Diranno poi la verità? Mi sembra che qui tornerà il bumerang.

7) Con tutti i fatti descritti dettagliatamente, il Morini è stato rinviato a giudizio solo

a) per calunnia ex art. 368 a causa della denuncia di smarrimento del 23.11.00, reato di cui lo stesso è già accusato nel procedimento 2611/05 GIP. Quante volte il Morini potrà essere processato contestandogli lo stesso fatto?

b) per truffa semplice ex art. 640. E’ una presa in giro o uno scherzo? Il Morini per ben 16 anni mi ha fatto credere una cosa per un’altra, assieme ai suoi amici, e mi deve un miliardo e mezzo. Questa cifra per Voi, può essere irrilevante senza ravvisando l’aggravante, ma per me è una cifra ingente per la quale devo rendere conto, e ne sono responsabile, ai miei parenti all’estero.

8) Il Morini ha presentato querele nei miei confronti, successivamente, ma per me sono stati inventati tanti di quei reati poi risultanti infondati. Io sono stata già processata sia in primo ed in secondo grado, con rinvii lunghissimi, ed assolta con la formula piena.

Probabilmente, il Morini, ed i suoi amici sicuramente non visto che nei confronti di loro era tutto archiviato, non ne dovrà rispondere.

9) La Procura ha dato tutto il tempo necessario al Morini di spogliarsi dei propri beni coadiuvati dai familiari, amici, ex-dipendenti, in modo che io non possa mai riavere nulla da questa cifra.

Qui mi renderà i soldi portati via? Lo Stato se citerò il Ministro della giustizia per quello che non è stato fatto? A me va benissimo anche così, basta che qualcuno ne risponda.

10) Ho esposto tutto precisamente e l’ho depositato alla Vs scrivania senza essere presa in considerazione, probabilmente nemmeno è stata letta quello che ho scritto.

11) Di esperienza, ribadisco che non è possibile cambiare il capo d’imputazione quando si è davanti il Giudice perché mi è permesso solo a rispondere a domande precise senza poter coinvolgere altri capi d’imputazione, a maggior ragione altre persone. Se questo avvenisse di miracolo, sarebbe un’ulteriore perdita di tempo che rafforzerebbe la prescrizione del reato.

12) Se Voi non fate le indagini, è chiaro, che non troverete mai le prove!!!

Io, mai sono stata sentita, non sono né avvocato tantomeno magistrato e non posso avere la conoscenza legale di queste funzioni.

Se devo fare io tutte le investigazioni, datemi anche i vostri poteri conseguenti! Io li eserciterò senza timore, arresti, perquisizioni, ispezioni, anche in tribunale non esclusi gli uffici pubblici, enti locali, Commissione tributaria etc.

13) Per tutti questi motivi chiedo urgentemente, immediatamente, che sia integrata il capo d’imputazione con i seguenti reati:

a) che sai contestata l’aggravante della truffa perché si tratta di una somma ingente e la continuità del reato;

b) appropriazione indebita per le somme trattenute dell’assegno a me regalato da Giovanni Palombelli di Roma, per il controvalore trattenuto dei due cambiali di Pacini da me consegnati al Morini per la riscossione e per i due assegni riscossi dal Morini per conto mio dal Di Vinci Piero e per la mancata consegna dei cambiali di Poccianti ritirati per conto mio dalla Cassa di Risparmio di Montecatini;

c) dissimulazione d’insolvenza per essersi liberato di ogni bene mobile ed immobile;

d) per avermi minacciato di non riscuotere i soldi e delle conseguenze negative in caso se mi rivolgo alla Magistratura;

e) per aversi creato falsi creditori di libero professionisti i quali sono riusciti a far vendere il terreno con il mio sequestro conservativo sopra prima della divisione ereditaria senza avvisarmi sull’ordinanza, sulla divisione della somma e sulla restrizione del mio sequestro conservativo (e di riflesso tutti gli effetti negativi: rigetto della richiesta di gratuito patrocinio per poter opporsi a questa vendita scandalosa di velocità supersonica);

f) siano chiamati in causa gli amici di Morini con l’aggravante di continuato del reato di truffa e di collusione tra loro;

h) per il summit che hanno organizzato per querelarmi di false accuse;

g) e per tutti gli altri reati che Voi sapete ravvisare meglio di me nelle denunce, memorie, allegati già prodotti.

15) Anche alla Procura sopravale il convincimento a priori come nota in una costituzione depositata al Giudice, l’avvocato di Morini “c’è da riflettere sul fatto che una straniera capitata in Italia dall’Ungheria….”? E’ questo il motivo alla base che non posso da 12 anni in queste parti ad accedere alla giustizia, tutelare  e far tutelare i miei diritti? Se fosse così, almeno ditemelo e non vi “disturbo più” e le mie vicende le racconterò al macellaio ed al giornalaio che, forse sarebbero, almeno, solidali con me. A chi devo chiedere giustizia se non a Voi che siete pagati per quello?

16) L’urgenza della modifica scaturisce dal fatto che l’udienza è chiamata il 14.03.06 e ci vuole tempo per la notifica.

A Lei è demandato il compito di modificare il capo d’imputazione.

Insisto per quanto soprarichiesto per i motivi di cui sopra dettagliatamente descritti.

Rimango alla Vs. disposizione per ulteriori chiarimenti e mi riservo su ogni diritto di legge.

Con ossequio.

Pistoia, lì 26.01.06.

(Dott. Eva Polak)

Procuratore-Capo, in S.P.M., della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pistoia, ai sensi degli artt. 1. c. 1-2 e 2. c. 1. D.L.vo 20 febbraio 2006, n. 106

Richiesta urgente di modifica capo d’imputazione

Proc. pen.. n. RG 1376/01

Imp.: Rag. Massimo Morini

P.o.: Dott. Eva Polak

Sottoscritta dott. Eva Polak, cittadina italiana, nata a Tofej (Ungheria) il 19/01/1953 e residente in Montecatini Terme via Bernini 16, premesso che:

a) il 23/11/00, sono stata accusata, indirettamente, tramite denuncia di smarrimento, di furto di assegni, da Morini Massimo. Appena ho saputo della denuncia, il 3.3.01, ho presentato querela di falsa denuncia e per truffa per i fatti subiti a partire dal 1986 da Morini e dagli amici-clienti dello stesso Di Vinci Piero e Pacini Roberto;

b) il 20.3.01, il 9.5.01 ed il 20.05.01, il Morini mi ha accusata, direttamente, tramite 3 querele, di furto di assegni postali ;

c) sono stata processata per furto, falsificazione di firma. Nel procedimento 1690/01  sono stati riuniti anche i fatti lamentati da Morini nelle 3 querele;

d) sono stata assolta, con la formula piena, con sentenza n. 140/04 Reg.Sent. del Giudice di Monsummano T., passata in giudicato in Corte d’Appello, il 23/7/05. Il Giudice di primo grado ha ordinato la trasmissione degli atti alla Procura di Pistoia per procedere di ufficio nei confronti di Morini per calunnia;

e) gli atti mai sono stati trasmessi, e per questo motivo, ho presentato quattro querele per calunnia, una per ogni querele per le quali sono stata processata, che implica un reato indipendente secondo la giurisprudenza in vigore;

f) La Procura di Pistoia ha rinviato in giudizio il Morini nel 2006 (doc. 1), ma solo per la denuncia di smarrimento,  procedimento che ha scaturito dalla mia querela del 3.3.01, la quale è precedente alle tre querele di Morini di furto, e procede solo per gli assegni postali e non per quelli bancari rilasciati su conti da 5 anni chiusi. Tutto è documentato ed è nel fascicolo del PM;

Per le mie querele di calunnia è stata richiesta l‘archiviazione con la motivazione che è già in corso il procedimento 1376/01 RG in Monsummano T. per gli stessi fatti, ma questo non è, assolutamente vero perché il Morini è processato solo per la denuncia di smarrimento degli assegni postali  e non per le querele di furto, nonché per truffa per gli assegni bancari.

Le querele sono state assegnate alla Dott. Corsini, amica di Morini e poi al Sottosanti, mentre la mia querela del 2001 è stata proceduta dal Dott. Boccia;

g) senza visionare il fascicolo, indovinando perfettamente questa motivazione, ho presentato opposizione all’archiviazione insistendo per la fissazione di udienza. Non è stata fissata l’udienza da me richiesta, ma è stata accolta la tesi del PM ed il fascicolo è stato archiviato “in plano” (doc. 2). Ho avuto l’ordinanza solo dietro istanza specifica.

h) nel procedimento RG 1376/01, scaturito dalla mia querela 2001, non risulta il procedimento a mio carico concluso con assoluzione, e si procede, esclusivamente, per la denuncia di smarrimento degli assegni postali, non per gli assegni bancari e non per le querele di furto (doc. 3).

Il Giudice nulla sa sul procedimento di assoluzione, per il quale doveva essere iniziato di ufficio il procedimento di calunnia! Infruttuosamente, sono state avanzate, ben 4 richieste di modifica di capo d’imputazione per i fatti sommersi nel fascicolo fin dall’inizio, ma non contestati, i quali si sono, poi, emersi durante il dibattimento, ma il PM, proprio non vuole modificare il capo d’imputazione. Le prove sono documentali e d è tutto nel fascicolo del PM, prove sulla truffa continuata che ho subito dal 1986 da Morini e dagli amici di questo, ma la Procura non vuole proprio procedere nei confronti dello stesso (per 25 anni giudice tributario).

Il Morini non viene processato per le querele di furto fasulle presentate nei miei confronti!

i) infruttuosamente, ho avanzato ben 3 istanze di modifica di capo d’imputazione che doveva comprendere la truffa continuata anche per gli assegni bancari.

Dovevano essere citati in giudizio gli amici sopra rammentati di Morini, l’amico avvocato Mangiantini Marco Libero il quale si è prestato per sottrarre un terreno dal mio sequestro conservativo riconosciutomi nel procedimento civile 1156/01 del Tribunale di Pistoia intraprendendo un’esecuzione forzata su tutti gli immobili di Morini per un vecchio credito professionale del 1996, meno di 2milioni di lire, RE 44/01, operazione per la quale è stato pagato dagli eredi Morini.

j) l’ordinanza di archiviazione fa richiamo al procedimento in corso, di conseguenza questo deve comprendere anche le tre querele per furto.

k) Ai sensi dell’art 368 c.p., la calunnia è un reato procedibile d’ufficio, che nel mio caso è stato ommesso, addirittura, la sentenza della Cassazione sez. VI. 17.12.88 n. 12655 dichiara che non è richiesta una denuncia in senso formale, però io ho presentato querele formali molto dettagliate non richieste dall’art. 120 c.p.;

e) Secondo la sentenza della Cassazione sez. VI. 11.02.89 n. 2030, più reati di calunnia che attribuiscono una pluralità di reati si attribuisce a ciascuno uno specifico evento;

La sentenza della Cassazione sez. VI. 11.11.03 n.  43018 ritiene che, successivi atti avendo oggetto dello stesso reato sono considerati per commissione di più reati.

Ciò considerato, le querele nei miei confronti devono essere considerate come una pluralità di commissione di reato di calunnia;

Tanto premesso, insisto che l’intestato Organo voglia disporre la modifica di capo d’imputazione e procedere nei confronti di Morini per il reato di truffa aggravata per gli assegni postali, per calunnia per le tre querele di furto, e delle persone soprarammentate.

Chiedo di essere avvisata per iscritto sulla decisione dell’Organo in merito della presente.

Allegati n.: 3

  1. avviso di conclusione indagini
  2. ordinanza di archiviazione
  3. tre querele di furto

Si riserva ogni diritto di legge.

Pistoia, 9.12.06.                                                                                    Dott. Eva Polak

Ai PM, (omissis) la Procura di Repubblica di (omissis)

Dott. (omissis) presso la Procura di Repubblica di (omissis)

Dott. (omissis) Procuratore-Capo di (omissis)

Dott. (omissis), Procuratore Generale di (omissis)

Esposto

Sottoscritta Dottor Eva Polak, da 30 anni cittadina italiana onesta, nata il 19.1.1953 in Ungheria, residente e domiciliata in Montecatini Terme via Bernini 16,

premesso che

1) presentavo querela a carico dei magistrati nominativamente indicati, come in allegato;

2) avete rifiutato il Vostro ufficio e nemmeno vi siete degnati ad acquisire agli atti i fascicoli trattati dai querelati per verificare la veridicità del contenuto della querela;

3) avete iscritto la querela contenente dei reati gravissimi di procedibilità di ufficio nel modello 45 allo scopo di insabbiare i fatti, nonché delle falsità ideologiche, nonché materiali riportati in atti giudiziari. Non avete contestato la collusione, il favoreggiamento personale, reale, l’associazione per delinquere;

4) avete rifiutato di indagare sugli atti

5) avete richiamato delle falsità palesi negli atti da Voi emessi;

6) avete omesso a dare comunicazione agli organi disciplinari a capo del PM fin dall’inizio del procedimento, che deve essere data anche se iscritto nel modello 45, ai sensi dell’art. 129 Att. c.p.p. e circolare CSM 13689/95;

7) avete occultato il procedimento alla parte offesa principale, la Collettività rappresentata dal Presidente del Consiglio dei Ministri affinché possa esercitare i diritti della parte offesa e costituirsi nel procedimento per il risarcimento danni enormi causati all’Erario;

8) avete omesso a dare comunicazione alla Corte dei Conti perché i magistrati denunciati hanno sperperato i fondi pubblici, hanno creato un danni enorme all’Erario, all’immagine della Pubblica Amministrazione;

9) ovviamente, avrete fatto le indagini via etere accordandosi con le persone da indagare su che fare;

10) mi avete calunniata di aver presentato una querela falsa, ciò nonostante non Vi siete azionati nei miei confronti.

Tanto premesso, presento

Querela/denuncia/esposto/istanza per procedere

Nei Vostri confronti, quali pubblico ufficiali, per i reati che l’Organo competente vuole ravvisare in integrazione dei reati di associazione per delinquere, omissione in atti di ufficio, abuso in atti di ufficio, falso materiale, falso ideologico, corruzione in atti giudiziari, favoreggiamento personale, calunnia, istigazione per delinquere.

Chiedo che sia proceduto, siano puniti i responsabili e mi risarciscano per i danni causatimi.

Insisto affinché sia dato comunicazione al Ministro della Giustizia, al Presidente del Consiglio dei Ministri, alla Corte dei Conti, agli organi disciplinari ai sensi e per gli effetti dell’art. 129 Att. c.p.p. e circolare CSM 13689/95.

Chiedo gli avvisi ex art. 335 comma 3 c.p.p. sul numero del procedimento e sul nominativo del magistrato indagante, l’avviso in caso di proroga dei termini delle indagini preliminari e richiesta di archiviazione, ex artt. 405 e 408 c.p.p.

Produco in allegato la prova dei reati e mi riservo su altre produzioni.

Insisto per un procedimento veloce secondo le norme della CEDU.

Chiedo di essere sentita personalmente in sede S.I. e che sia convocato per la ratifica della querela che non sarebbe necessaria trattandosi di reati di procedibilità di ufficio.

Mi riservo su ogni diritto di legge.

Montecatini Terme, lì 9 aprile 2009.

Dott. Eva Polak (come da documento d’identità)

Tribunale di Riesame Pistoia

e/o per trasmissione alla Suprema Corte della Cassazione, in allegato all’istanza precedente

ISTANZA per la correzione di errori materiali in ordinanza, ex art. 130 c.p.p.

Proc. 9/06

Cassazione III. Sez. Pen. n. 1565/07 R.G., Sent. n. 34703/07

Sottoscritta Dottor Eva Polak, cittadina italiana, nata a Tofej (Ungheria) il 19/01/1953, residente e domiciliata in Montecatini Terme (PT) Via Bernini 16,

premesso che

– la Dott. Eugenia di Falco rigettava l’istanza di correzione degli errori materiali e delle omissioni contenuti nell’ordinanza di riesame in epigrafe ritenendo che il giudice adito non fosse competente per la correzione perché l’ordinanza veniva impugnata presso la Cassazione;

– l’impugnazione non riguardava il merito dell’ordinanza, ma, esclusivamente, l’incompetenza dei giudici del Collegio eccepita per l’inimicizia grave, nonché la mancata notifica dell’udienza di riesame alla parte offesa;

– quindi, la Cassazione non giudicava in merito dell’ordinanza emessa, ma, esaminava il ricorso solo dal punto di vista della legittimazione del ricorrente a proporre impugnazione;

– come emerge dagli atti, la Cassazione rigettava il ricorso ritenendo che la parte offesa non abbia diritto a partecipare all’udienza di riesame né alla notifica dell’udienza, quindi non è legittimata al ricorso. L’impugnazione è stata rigettata per questi e solo per questi motivi senza entrare nel merito del ricorso, quantomeno nel merito dell’ordinanza di riesame che non era impugnata: “il ricorso è infondato, dovendo escludersi il diritto della parte offesa…a ricevere l’avviso della fissata udienza camerale

– la motivazione della Corte trova fondamento nelle disposizioni dell’art. 591 c.p.p., lett. a), l’impugnazione è inamissibile, quando è proposta da chi non è legittimato.

 

Tanto premesso, insisto affinché la S.V. voglia provvedere per la correzione degli errori materiali ed omissioni contenuti nell’ordinanza di riesame, oppure, se alla luce dei motivi suindicati si ritenesse incompetente, l’istanza deve essere trasmessa al giudice competente a conoscere dell’impugnazione, ai sensi e per gli effetti dell’art. 130 comma 1 c.p.p.

In difetto, insisto affinché sia sollevata l’incostituzionalità della lacuna normativa che impedisce il rimedio giuridico per la correzione dei provvedimenti giudiziari contenenti degli errori materiali ed omissioni lesivi alla parte offesa violando gli articoli 2-3 della Costituzione, il diritto all’uguaglianza, nonché l’art. 24, il diritto alla tutela giuridica riconosciuto a tutti ex artt. 2 e 3.

Sia sollevata la questione dell’incostituzionalità dell’art. 324 comma 6 c.p.p. che non include tra i destinatari della notifica dell’udienza di riesame tutte le parti violando il diritto al contraddittorio ed alla tutela giuridica dei propri interessi ed escludendo alcuni dall’acccesso ad un tribunale, in violazione dei diritti costituzionali riconosciuti dai sopraccitati artt. 2, 3, 24 Cost. e dall’art. 6 della CEDU che tutela i diritti fondamentali ad ogni persona.

La violazione di dette norme implica la violazione dei precetti dell’art. 111 Cost., il giusto processo, il principio d’imparzialità, di equità, nel quale sono stati recepiti i principi delle norme della CEDU.

Il giudice aderito non è conferito del potere legislativo, quindi solo la Corte Costituzionale è competente ad esprimere un giudizio sulla conformità delle norme di legge alla Costituzione o sulla lacuna normativa sollevata, ad effetto dell’art. 135 e ss., Costituzione.

Nessun provvedimento amministrativo può contenere disposizioni lesive agli interessi dei cittadini.

Per i motivi di cui sopra, insisto affinché sia provveduto per rimediare gli errori e le omissioni del provvedimento giuridico.

Pistoia, lì 21 ottobre 2008.                                                                 Dott. Eva Polak

Tribunale di Riesame Pistoia

Ricorso per correzione ordinanza ex art. 130 cpp

Proc. 9/06

Ordinanza 20.04.2006

Sottoscritta Dott. Eva Polak, cittadina italiana, nata in Ungheria, il 19/1/53, residente e domiciliata in Montecatini T. (PT), via Bernini 16, espone

1) Il Collegio del Tribunale di Riesame, composto dai giudici, Zanobini Matteo, Selvarolo Rosa, Buzzegoli Alessandro, accoglievano l’istanza di riesame del sequestro conservativo penale emesso a mio favore dal GUP, Ernesto Covini, proposta dalla difesa di Morini Massimo, avv. Vecchi Daniele e Citi Paola.

2) L’ordinanza di riesame contiene i seguenti errori materiali ravvisabili ictu oculi, agevolmente verificabili in atti pubblici giacenti presso gli Organi giudiziari di Pistoia:

a) “…il pervenuto … abbia lasciato che fosse iscritta ipoteca sulla propria casa…” – non è stata iscritta un’ipoteca ma un pignoramento immobiliare; non sulla propria casa, ma su 7 immobili di grosso valore dei quali è stata richiesta la vendita forzosa senza che lo stesso si fosse opposto o chiedesse la riduzione del pignoramento a causa del credito esiguo di lire 1.980.000. Questi fatti trovano conferma nel procedimento esecutivo RE 44/01 del Tribunale di Pistoia;

b) “è evidente che questi era in tale difficoltà economica che non poteva ovviare tale pregiudizio pagando il correlativo debito” – l’esecutato non era in difficoltà economica, ma l’esecuzione è stata intrapresa per eludere il mio sequestro conservativo perché l’unico lotto, il terreno, oggetto della vendita esecutiva RE 44/01 è stato già venduto con il contratto preliminare e l’acquirente aveva già venduto su carta gli appartamenti da costruire. A prova di ciò, si acquisiscano i contratti preliminari contenuti nel fascicolo del procedimento RE 44/01, sottoscritti da Giuseppe Milione, Massimo Morini ed i suoi coeredi, il contratto di vendita della quota di Morini avvenuto tra Andrea Milione ed i coeredi di Morini senza che fosse avvisato il Morini avente il diritto di prelazione sull’alienazione, nonché l’assegno di lire 1.000.000 rilasciato da Marta Morini al procedente come anticipo per l’operazione di elusione del mio sequestro conservativo dopo la richiesta di vendita, i dettagli dell’assegno sono rinvenibili nel fascicolo 4155/06 della Procura di Pistoia;

c) “costringendo la predetta a intraprendere la procedura di esecuzione forzata” – non sono stata io a intraprendere la procedura di esecuzione, ma il sig. Marco Libero Mangiantini, collaboratore di Morini, dopo che non volevo liberare il terreno dal mio sequestro conservativo. Io ci sono solo insinuata, ma sono stata estromessa con la mancata notifica degli atti esecutivi. Vedasi gli atti del procedimento RE 44/01;

d) “la parte offesa ha avanzato la richiesta di ottenere la restituzione dell’importo del proprio credito…il Tribunale civile di Pistoia si è già pronunciato…sia pur non passata in giudicato…” – la sentenza civile in possesso del Collegio si riferisce al mio credito relativo agli assegni bancari ed a una dichiarazione di prestito che non facevano parte del processo penale il quale aveva per oggetto gli assegni postali (all. 1).

Addirittura, lo stesso giudice civile rigettava la richiesta di sospensione del procedimento avanzata dal Morini (all. 2).

La sentenza civile è passata in giudicato.

Tanto esposto, con la presente insisto affinché siano corretti gli contenuti dell’ordinanza in epigrafe indicata ed acquisiti gli atti richiamati.

All. 2: 1) rinvio a giudizio del Morini; 2) verbale di udienza civile

Pistoia, 30 settembre 2008.                                                    Dott. Eva Polak

Dott. Antonio Bianco presso la Procura della Repubblica di Pistoia

Richiesta ex art. 121 cpp

Per l’astensione dal procedimento

Proc. pen.: n. RG 2394/04

Imp.: dott. Massimo Morini

P.o.: Dott. Eva Polak

Ud. GUP: 13.1.2009

Sottoscritta dott. Eva Polak, cittadina italiana onesta, nata a Tofej (Ungheria) il 19/01/1953 e residente in Montecatini Terme via Bernini 16, premesso che:

premesso che

– la S.V. Ill.ma è un sostituto procuratore del Procuratore-Capo di Pistoia, dott. Renzo Dell’Anno, il quale si era stenuto dal procedimento in epigrafe indicato, e da altri, e dalla sua funzione istituzionale deriva che spartisce le direttive ed è personalmente responsabile per l’operato dei sostituti.

– ho presentato querela per il procedimento in epigrafe che coinvolge l’operato della S.V.;

– ai sensi dell’art. 36 comma d) e h) cpp, il giudice ha obbligo di astenersi;

– l’art. 111 Cost. tutela l’imparzialità, la terzietà ed il concetto di giusto processo nel quale sono stati recepiti i precetti dei diritti fondamentali ed inviolabili della CEDU;

– secondo la giurisprudenza (Cass. IV n. 316 5.4.00) la mancata astensione è “indice di malafede, di dolosa scorrettezza, di vero e proprio abuso della funzione che finisca ad abdicare al proprio ruolo istituzionale di organo terzo ed imparziale…” a questo concetto è riconducibile “la condotta endoprocessuale talmente anomalo da doverla considerare sul piano logico, manifestazione di una grave inimicizia che deve risultare da precisi ed inequivoci dati di fatto indicativi della malafede e del calcolato pregiudizio, deve trovare ancoraggio in fatti concreti, ben precisi” .

– gli argomenti soprarichiamati esauriscono non il sospetto ma la certezza legittima della parzialità, del processo inequo, inquinato dagli organi giudiziali in grave inimicizia con me, Procura di Pistoia (si sono astenuti tutti i sostituti e Procuratore-capo dai procedimenti nei quali sono parte), Tribunale di Pistoia, Procura Generale di Firenze, Corte d’Appello di Firenze.

Ho già subito numerosi processi aggiustati, quindi non ne ho bisogno di altri.

Tanto premesso, in rispetto del giusto processo, insisto affinché la S.V. Ill.ma, in qualità di pubblico ufficiale quale PM nel procedimento in epigrafe, voglia astenersi dal processo, ai sensi e per gli effetti dell’art. 36 comma d) e h)

Pistoia, 3 gennaio 2009.                                                                             Dott. Eva Polak

1) Truffa subita dal Concessionario auto Selmi di Montecatini Terme

Sono stata ingannata nell’acquisto di un’autovettura nuova, venduta per l’ultimo modello, difforme ai dati del libretto di circolazione. In realtà l’auto era un modello vecchio, uscito fuori produzione, trasformato dal concessionario da modello nuovo.

La trasformazione è stata eseguita sull’incentivazione e sull’autorizzazione della Casa-madre che ha fornito i prezzi di ricambio, a prezzo molto vantaggioso ai proprio concessionari, per rendere identiche ai modelli nuovi, nell’aspetto esterno, le vetture invendute giacenti nel parco macchina dei Concessionari.

a) Nel processo penale istaurato a seguito della mia querela, la perizia del CTU della Procura confermava pienamente i fatti, ma gli imputati erano assolti dal reato perché i magistrati ritenevano che io avessi il modello nuovo che era contraddetto, sia dal libretto di circolazione sia dal numero di telaio e da ogni parte della vettura dov’è stampato il numero di telaio indicante il modello.

Prima di presentare la proposta d’impugnazione alla Procura Generale di Firenze, avevo scoperto che i magistrati erano “ingannati”, ovviamente, perché volevano essere ingannati, perché la circolare interna, che disponeva sulla trasformazione del modello, era prevista per i modelli più aggiornati, dotati di motori nuovi, di catalizzatore, e non per il modello assai vecchio a me venduto, dotato di tipo di motore del 1985.

La Procura Generale di Firenze rifiutava di impugnare la sentenza nonostante che il Procuratore Generale all’epoca, era l’attuale Procuratore generale dell’Antimafia.

L’ingegnere della Motorizzazione civile, che redigeva la perizia tecnica ordinata dalla Procura, era trasferito a Taranto.

Tutte le mie querele a carico dei falsi testimoni e quelli connessi alla vicenda, erano archiviate. Nemmeno io ero incolpata del reato di calunnia, di falsa testimonianza. Ero incolpata dal reato di offesa al pubblico ufficiale, ma la Procura di Bologna emetteva sentenza di non luogo a procedere. Il giudice “offeso”, dopo aver letto le mie memorie depositate, prima che dovesse rendere lui la testimonianza, riteneva più conveniente non presentare la querela.

Prima del processo, partivano due magistrati da Pistoia per Bologna per “colloquiarsi” sul processo a mio carico. Uno di questi era assegnatario di diversi procedimenti delle vicende successive descritte nell’allegato 3).

Non volevo arrendermi all’ingiustizia, e mi ero rivolta, ingenuamente e infruttuosamente, ai massimi Organi dello Stato perché avevo scoperto che si trattava di una truffa legalizzata, estesa a tutta l’Italia, ma l’operazione era prevista dalla Casa-madre solo per l’Italia.

b) Il mio testimone mi riferiva che, doveva “adeguare” la propria testimonianza perché era informato dal suo amico avvocato dell’esito del processo perché il processo era sistemato da livelli alti e che stavo lottando contro un muro di gomma.

Il giudice onorario terminava il tirocinio, poco prima del processo, da quest’avvocato. La Pubblica Accusa, che cambiava nelle udienze, sempre onorario, era in trattativa con il giudice per l’apertura di uno studio associato.

Nel 1998, ho denunciato i fatti producendo la registrazione fonica della seconda conversazione intercorsa tra me e il mio testimone, ma la Procura di Pistoia iscriveva a registro solo il testimone e per il solo reato di falsa testimonianza.

Nel 2006, senza alcuna indagine, il GUP dichiarava la prescrizione del reato, senza che la parte offesa fosse stata avvisata delle udienze preliminari.

Il PM coinvolto pure lui negli insabbiamenti dei procedimenti scaturiti da processo aggiustato, assicurava l’impunibilità dell’imputato, in cambio di “rimangiare” le proprie parole registrate.

Nel 2004, lo stesso PM apriva un fascicolo, a carico di “Ignoti”, per il reato di corruzione in atti giudiziari, all’unico scopo di infilarci la registrazione tolta dall’altro procedimento nel quale costituiva la prova di eccellenza del reato.

Questo procedimento era archiviato nel settembre 2008, senza aver compiuto delle indagini, se on si vuole considerare per “indagini”, l’escussione del mio testimone falso, come persona informata sui fatti.

Il PM non mi dava avviso sulla richiesta di archiviazione ignorando ogni mia richiesta e istanza e nemmeno il GIP contestava il mancato avviso che implicava la nullità degli atti.

Il GIP doveva dichiarare la propria incompetenza e ordinare la trasmissione degli atti alla Procura competente essendoci coinvolti dei magistrati della stessa circoscrizione.

Nel 2005, l’agente indagante mi riferiva che l’ordine di aggiustare il processo era arrivato da Roma e ordinavano pure il suo licenziamento perché sosteneva la tesi della truffa. Il Procuratore-Capo all’epoca non consentiva il licenziamento dell’agente.

c) La Procura di Bologna iscriveva a registro i magistrati toscani per la stessa identica querela, ma la sorte del procedimento, dopo aver fatto il giro d’Italia, è ancora da decidere.

Il fascicolo è parcheggiata nell’attesa della risposta sulla richiesta di archiviazione, dopo 11 anni, ovviamente, a reati prescritti!!!

2) Truffa subita dal Comune di Montecatini Terme

Il Comune di Montecatini T., nel 1990, si era approfittato del mio stato di bisogno e con la delibera G.C. 587/90, mi ha assegnato e promesso “in affitto” lo scheletro di un appartamento di un complesso di case popolari inducendomi di completarlo con la promessa verbale che, una volta finito, potrò acquistarlo, a parità di diritti riconosciuti agli assegnatari degli altri appartamenti, tutti già venduti ad eccetto questo.

La maggior parte degli acquirenti, quasi tutti dipendenti pubblici e benestanti, non aveva né i requisiti né i diritti all’accesso alle case popolari riservate ai ceti più deboli e diversi non erano in graduatoria.

Secondo le statuizioni della delibera G.C. 587/90, il valore dei lavori sarebbe stato computato ad equo canone che non era applicabile agli alloggi popolari.

Finiti i lavori, il Comune non voleva più sapere di me, né di vendita né di contratto d’affitto il quale mai sarebbe potuto essere stipulato perché la delibera G.C. 587/90, che stava a monte del rapporto, era illegittima!

All’epoca, costituiva reato di affittare un appartamento privo di certificato di abitabilità, quanto meno nello stato grezzo, i lavori di straordinaria manutenzione spettanti al proprietario non potevano essere rimandati all’inquilino, il valore dei lavori eccedeva l’importo massimo della caparra prevista dalla legge, e poteva essere applicato solo il canone sociale, che all’epoca dei fatti ammontava a lire 25.000. L’immobile non era né catastato, né figurava nella proprietà dell’Ente.

Ogni richiesta di acquisto presentata è stata ignorata, nonostante che sia subentrata la legge 560/93 che disponeva sull’alienazione del patrimonio immobiliare pubblico.

Nel 1998 e 2001, il Comune ha dato incarico ad un avvocato per intraprendere un’azione giudiziaria nei miei confronti, per morosità, ma si era accorto in tempo che l’oggetto della causa non reggeva, non essendo stato stipulato il contratto di affitto.

Prima di citarmi in giudizio, l’Amministrazione doveva dichiararmi decaduta dall’assegnazione, che rientra nella competenza del Sindaco. Prima del provvedimento, il Comune avrebbe dovuto aprire una procedura amministrativa e aveva l’obbligo di avvisarmi che entro 15 giorni potevo presentare le mie deduzioni. Avrei potuto dedurre che nulla devo al Comune perché avanzo ancora dei soldi per i lavori eseguiti, mi spetta il plusvalore delle migliorie effettuate nel bene del Comune, gli interessi sul capitale anticipato con valore dei lavori, aumentati dell’indice ISTAT, tutti diritti che mi spettano per legge.

Avrei potuto evocare che non abbiamo alcun reddito, essendo disoccupati sia io che mio figlio, così il Comune avrebbe dovuto attingere al fondo sociale. Se ciò nonostante, mi avessero dichiarato decaduta dall’assegnazione, avrei potuto rivolgermi al TAR, ma, in quel caso, la delibera illegittima sarebbe finita davanti al Tribunale amministrativo che non era auspicabile.

a) Nel 2002, il Comune, dopo aver dichiarato la decadenza della Convenzione, che era stipulata tra la Regione ed il Comune per la costruzione e gestione del complesso PEEP e rinunciato il diritto di prelazione sulle case popolari in caso di vendita, ha deliberato la modifica dell’oggetto della causa da intraprendere nei miei confronti, da “morosità” ad “occupazione abusiva” insistendo per il risarcimento danni per occupazione abusiva perché non avrei “mai corrisposto nulla ad alcun titolo”.

Questo era il piano del Comune per liberarsi della delibera illegittima e di Eva Polak senza che fosse rispettato l’iter per porre fine al rapporto pubblicistico di competenza del tribunale amministrativo originato dall’assegnazione di un immobile pubblico.

Era più semplice pilotare la causa presso il giudice civile che presso il tribunale amministrativo, che in ogni modo, non era impossibile, come di seguito sarà descritto.

Sono stati mobilitati i magistrati di mezza Italia per aggiustare i numerosi procedimenti penali, amministrativi, civile.

Ero assistita da un avvocato con il gratuito patrocinio che si era accordato con il legale del Comune di omettere al giudice la delibera di assegnazione, le prove documentali rilevanti, gli atti del Comune contenente il falso, non ha voluto indicare i testimoni rilevanti, non si è avvalso di alcun mezzo di difesa riconosciuto dalla procedura civile come diritto e onere delle parti in causa. L’avvocato non ha mai replicato alle memorie dell’avversario, mai lo contraddiceva pur avendo in mano le prove documentali. Invece, il Comune si era avvalso di ogni strumento di difesa senza che fosse stato contraddetto o smentito.

Infruttuosamente, chiedevo al giudice ed all’Ordine degli avvocati di autorizzarmi alla sua sostituzione.

Il giudice ha dichiarato inammissibile la domanda perché riteneva che non ci voleva alcun’autorizzazione, mentre nella richiesta all’ammissione al gratuito patrocinio ci fanno firmare che non possiamo revocare il mandato dell’avvocato nominato.

Invece, l’Ordine ha rispedito la mia richiesta in una busta chiusa e ha autorizzato la sostituzione dell’avvocato solo 4 udienza dopo, quando la causa era compromessa irrimediabilmente, perché era l’avvocato a rinunciare il mandato.

L’avvocato ha prodotto una minima documentazione con la costituzione che dimostrava che ero io a completare la casa, tra le altre una perizia del tecnico del Comune sul valore dei lavori da me eseguiti, redatta nel 1995, ed insisteva per il riconoscimento del plusvalore realizzato nel bene del Comune con le migliorie effettuate, per i diritti di legge per il capitale anticipato, nonché per la perizia tecnica per stabilire il mio avere.

Il giudice ha subordinato la nomina del CTU all’esito delle testimonianze del Comune. Il mio avvocato non ha citato nemmeno quei testimoni irrilevanti che aveva indicato, si è presentato in udienza solo per rinunciare il mandato e se n’è andato.

Il giudice sapeva che nessun altro avvocato si è costituito nella causa, ma, negli atti di causa, ha indicato il nominativo di un avvocato che non aveva la delega di rappresentarmi e mai si era presentato dal giudice

.

Il giudice ha escusso i testimoni di parte del Comune senza il contraddittorio, senza contestare le domande inammissibili, non li ha interrogati sui capitoli formulati che in realtà suggerivano la risposta.

I testimoni erano gli stessi dipendenti alle cui omissioni devo la mia situazione, che poi sono stati indagati in sede penale per abuso in atti di ufficio, ed in altre vicende, rinviati a giudizio per tangenti. Uno di questi era proprio il tecnico che redigeva la perizia sul valore dei lavori (lire 30.000.000 e spiccioli), su tavolino, senza sopralluogo, sottovalutando quelli preventivati nel 1990 (lire 40.000.000), in modo che non superasse il prezzo di vendita degli alloggi simili, (lire 31.828.000). Così, non potevo evocare che avevo già pagato il prezzo dell’appartamento, anzi in misura più alta degli altri acquirenti.

Una dei testimoni non era in carica all’epoca dei fatti, quindi non poteva essere escussa da testimone diretto.

Il Comune eccepiva negli atti che non era in grado di conoscere quali erano i lavori da me effettuati, quindi negava di riconoscerli, e rinviava a me la colpa del mancato contratto di affitto perché, secondo l’Ente, sarei stata io a non volerlo stipulare.

A dimostrazione della data dell’occupazione abusiva, il Comune ha prodotto la delibera di assegnazione, in allegato alle memorie, alle quali il mio avvocato non ha voluto replicare, quindi ho replicato io personalmente, ma il giudice non ne ha tenuto conto perché “proveniente dalla parte personalmente.

Dalla delibera G.C. 587/90 è palese che l’appartamento era nello stato grezzo, ma il giudice ha disposto la perizia accogliendo pienamente le richieste del Comune per stabilire l’indennità di occupazione, rapportata al prezzo del canone di affitto vigente sul mercato libero, dalla data di spedizione della delibera di assegnazione, che deduceva dalla lettera del 14 maggio 1990 prodotta dal mio avvocato, che accompagnava la delibera e ordinava all’ufficio tecnico di consegnarmi le chiavi, alla data della perizia.

Il CTU nominato, un geometra del posto, il quale si interfaccia quotidianamente con il Comune dal quale dipende la propria attività di libero professionista, ha redatto la perizia accordandosi con la parte in causa, ometteva di acquisire la proprietà del bene all’epoca dei fatti, di menzionare che si trattava di un alloggio popolare per il quale può essere applicato solo il canone sociale, che l’appartamento era nello stato grezzo, privo di abitabilità, che i lavori non spettavano me, che costituiva reato di affittare un immobile non idoneo a viverci. Il CTU ha acquisito anche le visure catastali di vecchia data dalla parte in causa.

Il geometra applicava il prospetto di calcolo vigente sul mercato libero e non quello previsto per le case popolari.

Quindi, è stato calcolato l’indennizzo per l’occupazione abusiva a mio carico ad  €. 78.000, senza tener conto dei lavori da me eseguiti.

Il mio avvocato nuovo ha rinunciato il mandato dopo la prima udienza che mi assisteva perché ha capito con quali forze sto lottando.

Il terzo avvocato ha chiesto la remissione nei termini per produrre i documenti rilevanti, richiamando le negligenze degli avvocati precedenti, ma è stata rigettata la domanda.

Lui ha rinunciato il mandato perché ho ricusato il giudice e non voleva compromettere la propria attività di libero professionista presso gli organi giudiziari.

Non ho alcun avvocato perché l’Ordine degli Avvocati di Pistoia sconsiglia espressamente ai propri iscritti di non accettare incarico da me proveniente.

Dopo l’ennesimo giudice, il titolare della causa è diventato un magistrato che, in veste penale, ha insabbiato diversi procedimenti nei quali ero parte offesa nelle vicende descritte nel punto precedente e in quello che segue, per i quali l’avevo già denunciato.

Ho presentato ricusazione del giudice, ma il tribunale ha rigettato la richiesta evocando che si trattava solo delle “decisioni sfavorevoli” e si può chiedere la ricusazione solo per questioni private.

Ho presentato diverse querele a carico del giudice, quindi ho depositato una seconda ricusazione che nemmeno è stata risposta.

b) Le denunce penali presentate a carico dei responsabili sia per l’espropriazione illegittima che per la gestione successiva del complesso PEEP avvenute in barba alla legge e alla Convenzione, che per la falsità degli atti prodotti al giudice, per la truffa da me subita, perché mi è stato assegnato uno scheletro ed è preteso un appartamento completo senza riconoscere i miei diritti di legge, il diritto all’acquisto maturato già nel 1990, a parità degli altri, sono state imboscate, senza le indagini doverose, o da atti non costituenti reato, o a carico di “Ignoti” dipendenti pubblici.

A seguito dell’ultima querela presentata relativa alla truffa subita in lunghi anni, alla falsità del contenuto delle delibere, degli atti prodotti in giudizio, erano iscritti a registro i due tecnici che erano anche i testimoni in civile, mentre i denunciati erano il Sindaco che mi ha citato in giudizio e chi ha dato il proprio cognome alle falsità riportate nelle delibere.

Nel 2007, il GIP ha dichiarato la “prescrizione” dei reati ritenendo che gli indagati avessero firmato gli atti ultimi nel 1998, mentre anche gli atti emessi nel 2007, di contenuto falso portavano la loro firma, che il giudice aveva davanti agli occhi.

Il GIP ha ordinato l’iscrizione a registro delle persone denunciate, ma il Procuratore della Repubblica ha iscritto il procedimento da atti non costituenti reato e ha immediatamente vistato il fascicolo all’archivio nonostante che da mesi si fosse astenuto dai procedimenti nei quali sono parte.

Ho presentato denuncia a carico del Procuratore, quindi il fascicolo è stato iscritto nel registro delle notizie di reato a carico di tre Sindaci, uno di loro era già morto, l’altro che mi aveva assegnato la casa nel 1990, non era in carica quando sono stati commessi i reati successivi a mio danno e mi hanno citato in giudizio con inganno.

Non è stato indagato sui fatti, ma è stata richiesta l’archiviazione perché io sarei “confusa”.

Il Sindaco, che mi ha assegnato la casa nel 1990, ha fatto una dichiarazione dai Carabinieri nel 2006, ribadendo che ero lui ad assegnarmi la casa a causa del mio stato precario, che l’appartamento era nello stato grezzo e da me completato, ma a nulla era servita.

La querela a carico del primo avvocato è stato archiviato senza indagine perché il GIP riteneva che l’avvocato avesse rinunciato il mandato già prima della prima udienza d’istruttoria, il 9 marzo 2003.

La seconda querela per fatti successivi è stata subito archiviata. Anche l’avvocato ha presentato querela, non firmata, nei miei confronti, per lo stesso episodio, io invece sono stata rinviata a giudizio immediatamente, senza indagini.

Due volte ho chiesto alla Cassazione di rimettere il processo ad un distretto imparziale, ma ambedue richieste sono state dichiarate inammissibili, senza le indagini doverose.

Il procedimento, iscritto da atti non costituenti reato, a carico del CTU denunciato per la perizia falsa e di parte, è stata vistata subito all’archivio. Dopo aver denunciato il magistrato, è stato riaperto il procedimento per il reato di frode processuale, nonostante che il perito non fosse parte del procedimento, quindi non poteva commettere tale reato.

Questo è stato archiviato perché la parte offesa è lo Stato e, secondo il GIP, io non avrei alcun diritto nel procedimento.

c) A contenziosi aperti, il Comune ha messo in vendita l’appartamento ad € 109.000 da me completato, per il quale nulla ha speso, la prima volta nel 2005, in asta pubblica, la seconda volta, nel 2007, sul mercato libero, da casa popolare, dando mano libera alle stesse persone che erano coinvolte nelle mie vicende sia come testimoni in sede civile che indagati in sede penale.

Le vendite delle case popolari sono disciplinate dalla legge 560/93, quindi ho presentato ricorso al TAR avverso la vendita illegittima.

Di prima istanza, il TAR ha concesso il sequestro conservativo sull’immobile, ma il Comune ha dichiarato che l’alloggio da me condotto, l’unico del complesso, non ha la qualifica di edilizia popolare, il Comune non ha speso un solo soldo dal denaro pubblico nell’appartamento che non era mai destinato ai fini sociali come gli altri appartamenti e che ho presentato offerta per l’asta, quindi non sarei interessata per il ricorso.

Invece, in sede civile, il Comune negava che ero io a completare l’appartamento e per ciò sarebbe stato il Comune a fare i lavori. Il Comune ingannava il TAR perché la mia offerta è stata subito esclusa non avendo versato i diritti a partecipare all’asta.

Con il secondo ricorso, esponevo al TAR che l’appartamento fa parte di un complesso PEEP, costruito con gli stessi materiali sullo stesso terreno espropriato, in base della stessa concessione edilizia da PEEP, la prima assegnazione è avvenuta come PEEP, ma l’assegnatario l’aveva rinunciato, quindi è di edilizia PEEP e mai è stato prodotto alcun atto che dimostrasse il contrario, e potrebbe essere venduto solo ai sensi della legge 560/93.

Ho prodotto gli atti del Comune, a dimostrazione che il Comune ha contratto un mutuo fino a 2017 impegnando le prime tre voci del bilancio per pagare l’indennizzo di esproprio del terreno sul quale è stato costruito il palazzo, giustificato perché il complesso è qualificato come di pubblica utilità nonostante che gli alloggi fossero stati venduti in proprietà l’Ente avesse rinunciato il diritto di prelazione. Il mutuo è pagato con denaro pubblico e lo Stato ha pure rinunciato le spese di registro delle vendite, anche quelle a carico dell’Erario.

Dagli atti non emerge che il mutuo fosse stato previsto solo per gli altri 21 appartamenti (diventati 20 perché, illegittimamente, a un soggetto che non era in graduatoria, come anche altri, sono state vendute 2 unità immobiliari, sotto nominativi di familiari).

La Commissione al gratuito patrocinio del TAR ha rigettato la mia domanda per presentare un ricorso nuovo motivando che questo sarebbe un ricorso integrativo a quello primo per il quale ero già ammessa, malgrado che mio avvocato avesse insistito per una domanda nuova essendo stato svuotato di significato il primo ricorso perché l’asta era andata a deserta.

Anche il Comune eccepiva che avrei dovuto presentare una domanda nuova e non integrativa, e mentre dovevo uscire dall’aula, nella quale decidevano sulla mia vita senza che potessi partecipare, sentivo che i giudici rimproveravano il mio avvocato per aver presentato una domanda integrativa e non nuova!

Il Comune eccepiva, solo a voce, senza alcun documento dimostrativo, che il mio appartamento non facesse parte del complesso PEEP, perché sarebbe stato sottratto da quel regime, e che io non fossi legittimata al ricorso essendo “occupante abusiva”.

Il TAR si è già espresso sull’esito del procedimento, prima che io avessi presentato il secondo ricorso, ma dopo il rigetto della domanda al gratuito patrocinio. L’esito della causa, ancora da concludere, è stato comunicato all’indagante di sede penale il quale ha annotato sugli atti che “Il TAR ha rigettato il ricorso Polak”.

Anche dopo il primo ricorso, è stato diffuso a tutti gli Organi della pubblica amministrazione, uffici giudiziari compresi, che il TAR ha rigettato la mia domanda.

d) Infruttuosamente esponevo i fatti alla Corte dei Conti di Firenze chiedendone l’intervento della Procura per i fatti di competenza dell’Organo di controllo dell’Amministrazione pubblica, alla Prefettura di Pistoia, producendo la documentazione che provava le mie ragioni. Quest’ultima, all’inizio del 2009, mi comunicava che io non posso essere ricevuta dal Prefetto né dai sostituti.

e) Nel 2007, mi ero presentata dai carabinieri su appuntamento, con una vasta documentazione, per denunciare il Procuratore della Repubblica di Pistoia, ma sono finita io ad essere denunciata per il reato di spionaggio politico e militare. Mi sono recata al centro di Montecatini per esporre le delibere illegittime e rendere noto al pubblico, cosa si sta pagando il Comune con soldi pubblici, ma sono stata portata via con la violenza dagli agenti, tra la perplessità della folla che assisteva impietrita alla scena. Alcuni di loro si sono recati dalla Redazione del Quotidiano per contestare l’ingiustificato e violento intervento delle Forze pubbliche.

Le querele presentate a carico degli agenti, sono stati archiviati da atti non costituenti reato.

Non sono stati avvisati i servizi segreti su questo reato gravissimo, che coinvolge pure la mia Patria come possibile mandante del reato di spionaggio finalizzato a pregiudicare la sicurezza dello Stato italiano, ed era un sostituto procuratore a condurre le indagini, mentre doveva essere un Procuratore capo ad indagare. Mi è stato negato di poter rendere dichiarazioni spontanee, pure dalla Procura Generale di Firenze. Gli atti del fascicolo sono stati segretati ed il fascicolo è stato archiviato per insufficienza di prove, lasciandomi in carico questo reato gravissimo che pregiudica definitivamente di poter reperire certi lavori nel mio campo di specializzazione.

f) Alla fine del dicembre 2008, è stato pubblicato un articolo sui quotidiani perché agli acquirenti delle case popolari di Pistoia è stato addebitato il prezzo di esproprio del terreno a seguito di una sentenza del giudice civile, emessa dopo tanti anni. Queste persone si trovavano in difficoltà, ma il Sindaco replicava che non poteva intervenire perché la legge dispone che devono pagare il prezzo di esproprio del terreno gli acquirenti.

Invece, la stessa fattispecie della stessa Provincia, in Montecatini, è trattata diversamente perché questo è il complesso PEEP costruito nella zona più lussuosa, dove non può stare una che si chiama Polak perché tutti sono montecatinesi ad eccetto una famiglia del Sud che era costretta ad andarsene, e la casa dei ricchi deve essere pagata con soldi pubblici, perché la legge cambia secondo i soggetti nei cui confronti deve essere applicata.

Ho inoltrato tutta la documentazione agli Organi competenti, che prevedeva che gli acquirenti corrispondere il prezzo di esproprio del terreno, e dalla quale emergeva pure l’inganno usato nel contenzioso civile dal Comune, avente per oggetto l’indennizzo di esproprio, dal quale sicuramente hanno guadagnato diverse persone a danno della Comunità.

Nessuno si è mosso per la vicenda e pure i Quotidiani si sono chiusi in una grand’omertà!

3) Truffa subita dal dott. (omissis) e della sua Banda

Ho subito una truffa in lunghi anni da un’associazione a delinquere, il cui cervello era un giudice tributario, dott. (omissis) (mai laureatosi, autonominatosi dottore), un noto dottor commercialista, consulente del tribunale ed avente altri incarichi importantissimi, il quale si era approfittato del nostro rapporto sentimentale e mi ha truffato, dal 1987, sia quei pochi soldi che avevo io e quelli tanti affidati a me da altre persone per gestirli.

In cambio dei soldi buoni, mi sono stati riciclati dei titoli di credito falsi e/o non riscuotibili perché privi di fondi, trattati su conti chiusi.

a) Dal 1999, ho denunciato gli amici del commercialista, certo (omissis) , perché oltre la truffa, avevo subito varie aggressioni fisiche e minaccia di morte diretta ed indiretta. Il reato di truffa denunciato a loro carico è stato o archiviato o, semplicemente ignorato, le minacce non erano indagate pur essendo delle registrazioni foniche sulle minacce, trascritte ufficialmente, che erano rifiutate poi dai giudici e dei testimoni.

Queste persone avevano già altri reati a carico, ma i procedimenti erano insabbiati per non dover coinvolgere il (omissis) anche lui indagato per tantissimi reati gravissimi che sono terminati o con la prescrizione o ne era scagionato.

Infruttuosamente, chiedevo la riunione dei procedimenti, per connessione oggettiva e soggettiva, di assegnarli allo stesso magistrato. Così, ero costretta di citare a testimoniare l’uno contro l’altro, con il risultato ben immaginabile, persone che dovevano essere sedute insieme sul banco degli imputati.

Ogni procedimento è stato aperto per reati minori, assegnato a magistrati diversi, e mai indagato. I procedimenti o terminavano con l’archiviazione, o sono finiti in una bolla di sapone presso il Tribunale, sotto le risate dei giudici, poi presso la Corte d’Appello di Firenze.

Con una scusa o l’altro, è stata sempre annullata la costituzione di parte civile per non dover riconoscermi i danni, e poi, l’Ordine degli Avvocati di Pistoia mi ha negato il gratuito patrocinio, al quale ho i requisiti, per la richiesta di danni in sede civile.

b) Il 3 marzo 2001, ho denunciato anche il cervello, il dott. (omissis) perché ho capito che ero truffata anche da lui, dopo aver saputo che lo stesso, nel novembre 2000, aveva presentato una falsa denuncia di smarrimento di un assegno postale che avevo presentato all’incasso alla saputa di lui. La mia querela comprendeva pure la denuncia per la truffa subita con gli assegni bancari rilasciatimi (tutti falsi) e una dichiarazione prestito (fraudolenta) con la quale veniva garantito il pagamento degli assegni bancari. Nella dichiarazione di prestito, il (omissis) mi prometteva garanzia reale su immobili già stra-ipotecati dalle banche, di proprietà della sua società familiare da lui amministrata.

E’ stato iscritto a registro solo il (omissis) e per il solo reato di truffa, con 2 aggravanti misere. Il fascicolo è stato messo a parte per 5 anni ed è stata ignorata ogni mia richiesta e istanza.

c) Dopo che la mia querela è stata trasmessa alla Procura, a distanza di 4 mesi dalla denuncia di smarrimento, il 20 marzo 2001, il (omissis) ha presentato una querela di furto dello stesso assegno postale e poi, altre due.

 

Questa tattica era suggerita dai suoi amici magistrati che hanno studiato un piano come scagionarlo dai reati da me denunciati, agevolmente ravvisabili e ampiamente documentati, che dovevano comprendere pure l’associazione per delinquere di tipo mafioso essendo stata minacciata proprio dalla Mafia che ha organizzato un Summit su di me, nel quale decidevano sulla mia sorte.

Sull’esistenza del Summit sono stata avvisata, indirettamente, da un’altra persona incaricata dal (omissis) di raccontarmelo. Il (omissis) era uno dei partecipanti, ma si è dissociato, nonostante i benefici promessigli, ritenendo che non meritavo questa sorte dopo che mi hanno pure truffato tutto.

In un secondo tempo, lo stesso (omissis) mi ha ribadito personalmente i fatti nominando i partecipanti, il (omissis) e un certo (omissis) (Luigi o Alfonso, fratelli che si scambiavano il nome per riciclare gli assegni non buoni) che rappresentava la Mafia.

Mai ho avuto alcun tipo di rapporto con il (omissis) che si serviva della’attività bancaria privata di (omissis), ad eccetto che il , in cambio dei miei soldi buoni, mi ha riciclato un assegno di lui non riscuotibili e, in un incontro casuale, ero minacciata dallo stesso di non azzardarmi di denunciare il (omissis) perché avrei a che fare con la Mafia stessa.

La Procura ha vistato la mia denuncia all’archivio, da atti non costituenti reato, senza aver compiuto un solo atto di indagine.

d) Quando ho presentato la querela a carico del (omissis), non sapevo ancora delle tre querele di furto, perché queste erano posteriori alla mia, ma sapevo della falsa denuncia di smarrimento alla quale ho fatto riferimento.

Mi sono presentata dai Carabinieri, producendo la prova che il (omissis) non aveva smarrito gli assegni postali, ma li aveva dati a me per pagare una parte del suo debito.

La denuncia di smarrimento del (omissis) era “doverosa”, altrimenti Le Poste stesse l’avrebbero denunciato per il reato di truffa per aver rilasciato degli assegni privi di copertura.

I Carabinieri, nel trasmettere le querele di furto, che nulla sapevano che queste querele erano studiate appositamente, assieme ai magistrati, richiamavano l’attenzione della Procura sulla simulazione del reato allegando la copia della prova da me prodotta che gli assegni postali mi sono stati consegnati dal dott. (omissis).

Questa è la ragione perché il (omissis) non deve rispondere per il reato di calunnia per queste querele calunniose!!!

Il 31 maggio 2001, ho presentato un esposto alla Procura, espressamente per la falsa denuncia di smarrimento. Il (omissis) non è stato iscritto a registro per il reato di calunnia..

e) La Procura di P…. non indagava sulla mia querela, ma io sì che ero rinviata a giudizio e processata, nel 2003-2005, per una lunga lista di reati iscritti a seguito delle tre querele di furto calunniose presentate dal (omissis), il 20 marzo 2001 e poi.

Ero incolpata pure per reati inventati dal magistrato, per aver falsificato la firma del (omissis), mentre lo stesso dichiarava nella querela che era lui a firmare gli assegni.

Sono stata rinviata a giudizio anche per un reato per il quale non ero iscritta a registro, invece altri iscritti sono stati omessi nell’imputazione rimanendo così a mio carico.

Il processo a mio carico faceva parte del piano, perché non doveva nemmeno iniziarsi perché la Procura aveva le prove in mano che non avevo rubato gli assegni postali e non avevo commesso i reati contestatimi, e perché, comunque, le querele erano presentate fuori il termine di 90 giorni.

Il processo-truffa a mio carico era strumentale per poter assolvere il (omissis) dal reato di truffa, con la formula piena, nel processo futuro a suo carico.

Nel piano, era prevista solo la prescrizione dei reati per la quale si sono attivate la Procura di Pi…, la Procura generale di F…, il Tribunale, con tanto di quell’inganno che avevo scoperto, quindi la Corte d’Appello di F… ha “soccorso” i magistrati con l’assoluzione truffaldina, senza che i giudici si fossero risparmiati nel darsi dei deficienti.

Il processo che mi vedeva imputata, è stato celebrato solo perché i magistrati avevano bisogno di una sentenza che conteneva la versione falsa del (omissis), ritenuto “assolutamente non credibile” dal giudice stesso, come “versione concordante di ambedue”.

La versione falsa del dott. (omissis) recitava che i soldi sarebbero stati consegnati solo per effettuare un “investimento” (ma la dichiarazione di prestito non parlava d’investimento, ma di prestito) e gli assegni postali denunciati per smarriti, e poi rubati, sarebbero stati consegnati in sostituzione degli assegni bancari, di valore oltre più del doppio. Quindi, era assolutamente paradossale la versione accolta dai giudici, di denunciare lo smarrimento, poi il furto degli assegni postali “dati in garanzia”.

Nel dibattimento, il giudice ha acquisito agli atti gli assegni bancari, la dichiarazione di prestito, che non facevano parte dell’imputazione, solo lui faceva le domande senza lasciar parlare il mio avvocato ed il PM, perché voleva sentir solo la versione falsa del (omissis) per metterla nella sentenza, e non mi ha lasciato proprio ad esporre le mie ragioni.

La deposizione del (omissis) era più di 100 pagine, mentre la mia di poche decine.

Il dibattimento riguardava le tre querele di furto che non erano procedibili perché presentate oltre i termini di legge, così il giudice ha tirato fuori la denuncia di smarrimento per poter processarmi, per la quale non ero iscritta a registro!

Il giudice mi ha assolto dai reati contestatomi con la formula piena, ma all’epoca, non capivo ancora la finalità di questo processo finché non si è concluso il processo-truffa a carico del (omissis).

Il giudice ha ordinato di trasmettere gli atti alla Procura e procedere nei confronti del (omissis), solo per il reato di calunnia e solo per la denuncia di smarrimento, ma non per le tre querele di furto calunniose per le quali ero iscritta a registro e processata, non per la falsa testimonianza, per la falsa dichiarazione resa alla Polizia giudiziaria durante le indagini.

Ovviamente, perché il (omissis) non poteva rispondere per le querele a lui suggerite dagli stessi magistrati, ma stranamente, non gli hanno consigliato di opporsi agli atti di pignoramento mobiliare che avevo intrapreso. Ancora per questo motivo, né il (omissis), né il suo figlio, né l’ufficiale giudiziario dovevano rispondere per le falsità riportate nei verbali di pignoramento, poi denunciate.

La collusione tra i magistrati ed il omissis) è dimostrabile anche dal fatto che la costituzione di parte civile del (omissis) nell processo a mio carico, che era redatta prima del dibattimento, si riferiva solo alla denuncia di smarrimento, senza rammentare le tre querele di furto, nonostante che dal fascicolo visionato, dal rinvio a giudizio che conteneva pure la data dei fatti, 20 marzo 2001 e poi, l’avvocato doveva vedere che ero iscritta a registro e processata per le tre querele di furto e non per la denuncia di smarrimento.

A prescindere dal fatto, che il mio avvocato ha fatto annullare la costituzione parte civile non contenente i requisiti di legge, come avrà potuto sapere ex ante l’avvocato del (omissis) che la sentenza parlerà solo della denuncia di smarrimento e non delle tre querele di furto?

L’avvocato ha allegato solo la denuncia di smarrimento all’atto di costituzione. Solo in un secondo momento, non si sa da chi e quando, è stato aggiunto a pena la querela di furto alla lista degli allegati alla quale nemmeno una parola si riferisce nel corpo dell’atto.

Durante le indagini preliminare (che a mio carico s’indagava sempre, ma a carico del …. e Co mai e mai), e nel dibattimento, il (omissis) non è stato mai assistito da un avvocato perché non era iscritto a registro per il reato di calunnia, nonostante le mie denunce in merito, perché in tal caso, poteva essere sentito solo dal magistrato stesso e nella presenza di un legale.

Ciò nonostante, la mia querela per la falsa testimonianza è stata archiviata motivando che il (omissis) non poteva essere escusso senza l’avvocato perché era già indagato per il reato di calunnia, che non è vero assolutamente!

Secondo quest’assurdità dei magistrati, io ero indagata e processata da un magistrato per il furto degli stessi assegni per i quali il (omissis) sarebbe stato “indagato” da un altro magistrato per aver presentato delle false denunce!

Allora perché non hanno voluto riunire i due procedimenti ed assegnare a un magistrato solo e perché hanno processato prima me, nonostante che la mia querela precedeva quelle del (omissis)? La risposta è, perché il (omissis) non era proprio né iscritto a registro per il reato di calunnia e, ancora meno, indagato!

Ho presentato ricorso incidentale alla Corte d’Appello avverso la sentenza del giudice, nel quale eccepivo la falsità ivi contenuta in relazione alla versione dei fatti “concordante da ambedue parti” che non emergeva proprio dagli atti. Il ricorso del (omissis) è stato dichiarato inammissibile, quindi è decaduto pure il mio ed è rimasta la falsità del giudice in una sentenza passata in giudicato, proprio secondo i piani dei magistrati.

In nessuno dei procedimenti, è stata acquisita agli atti questa sentenza, ma ogni giudice si riferiva a questa versione falsa del (omissis) per motivare le decisioni sempre favorevoli al (omissis).

f) Prima della denuncia penale, nel dicembre 2000, ho intrapreso un’azione cautelare su 9 immobili ereditati dal (omissis), il quale si era liberato di tutto negli anni di truffa intestando i beni ai propri familiari ed amici di fiducia, azionandomi solo per gli assegni bancari e la dichiarazione di prestito, ma non per gli assegni postali perché lo stesso mi rassicurava ancora il pagamento degli stessi.

Il giudice civile ha accolto la mia richiesta e, il 11 gennaio 2001, ho trascritto il sequestro conservativo non avendo i soldi per iscrivere ipoteca.

Nel maggio 2001, ho dovuto iniziare l’azione civile per non perdere l’efficacia del sequestro che mi mi è stato comunque eluso da un amico avvocato del commercialista, il quale, dopo la trascrizione del sequestro conservativo, iscriveva ipoteca e poi pignoramento chiedendo la vendita dei 9 immobili per il suo credito professionale di lire 1.980.000 risalente al 1996.

Sono stata esclusa dal procedimento esecutivo, nel quale mi ero insinuata con gli assegni postali non pagati, per i quali ho tentato tre pignoramenti mobiliari infruttuosi, che non facevano parte della causa civile, e per gli assegni bancari in corso causa.

Il giudice esecutivo ha ignorato il mio credito certo, esigibile, liquido rappresentato dagli assegni postali ed ha ordinato la vendita di un immobile senza notificarmi gli atti esecutivi e senza disporre la riduzione del pignoramento azionato dall’avvocato a causa del valore esiguo del suo credito professionale.

Sarei dovuta essere io la procedente con tutti i diritti i privilegi di legge, ma questo mio diritto è stato eluso dal giudice colluso con le altre parti in causa. Quindi il mio sequestro conservativo è rimasto inefficace lucrandoci lo stesso (omissis) e lo Stato, e non potevo avvalermi di alcuna facoltà di legge, di chiedere l’assegnazione del bene messo in vendita e comprare il credito esiguo. Non mi soffermo su tutte le illegittimità commesse dal giudice esecutivo con dolo e in malafede che sono documentate negli atti giudiziari.

Il (omissis) chiedeva al giudice di sospendere la causa civile, nell’attesa del risultato del processo a mio carico per il furto degli assegni postali, ma il giudice rigettava la domanda motivando che la causa civile si verteva sugli assegni bancari, mentre il penale su quelli postali, quindi privo di connessione.

Io non potevo chiedere la sospensione della causa civile perché la mia querela del 3 marzo 2001, era archiviata senza che mi fosse stato dato avviso sulla richiesta di archiviazione. L’archiviazione è stata riferita al mio avvocato, al quale ho dato delega di costituirmi parte civile nella fase preliminare.

La causa civile era semplice, documentale, senza testimoni, ciò nonostante sono stati disposti dei rinvii ingiustificati, lunghissimi, mentre l’esecuzione immobiliare si procedeva con una velocità insolita e si concludeva prima della causa civile. Infruttuosamente, chiedevo al giudice civile di concludere la causa civile esponendo che stavano eluso il mio sequestro conservativo civile.

Appena conclusa l’esecuzione immobiliare, dalla quale ero estromessa illegittimamente, si concludeva anche il civile a mio “favore”, per modo di dire, perché i giudici sapevano che non ne trarrò alcun vantaggio, anzi, m’indebito solo nei confronti dello Stato  dovendo corrispondere oltre € 26.000 + interessi dal 2004, di imposta di registro allo Stato, mentre avrei dovuto essere io la procedente se non fosse stato eluso il sequestro conservativo.

Infruttuosamente, chiedevo al magistrato assegnatario del procedimento penale che fosse disposto un sequestro preventivo sui beni del (omissis).

g) Dopo aver concluso ogni procedimento a carico della Banda del (omissis), esecutivi, civili, fallimentari, penali, dopo 5 anni, a sorpresa, la Procura ha rinviato a giudizio il (omissis) nel procedimento aperto a seguito della mia querela che era archiviato quanto detto del magistrato.

Non è stato svolto un solo atto di indagine, non è stato sentito nessuno sui fatti, mai è stata richiesta proroga del termine delle indagini preliminari al GIP, fissato dalla legge in sei mesi, prorogabile al massimo, 18 mesi per i casi complicati, mai è stata data comunicazione alla Procura Generale sul mancato procedere.

Il (omissis) è stato rinviato a giudizio per il reato di calunnia relativa agli assegni postali e per la truffa a questi connessa, specificando nella contestazione che questi mi fossero stati consegnati solo per “garanzia” di un debito nonostante che per legge, gli assegni costituiscono mezzo di pagamento e non di garanzia, e il (omissis) non aveva mai opposto i pignoramenti mobiliari, né la mia insinuazione nel procedimento esecutivo.

Ma il (omissis),  mai è stato iscritto a registro per il reato di calunnia, quanto meno indagato!!!

Come si può rinviare a giudizio una persona per un reato per il quale non è stato iscritto a registro e mai indagato, senza che la stessa avesse il diritto di esporre le sue ragioni nella fase preliminare, e riconoscere lo stesso diritto alla parte querelante per chiarire il contenuto della querela, per indicare elementi di indagini, persone da escutere, senza che fossero acquisiti le prove documentali al fascicolo, e negando ad ambedue le parti ogni diritto fondamentale inalienabile, in uno Stato democratico, procedura che è degna della peggiore delle dittature?

E il (omissis) è stato pure processato e condannato in due gradi di giudizio!!!

Perché i difensori del (omissis), conoscitori delle leggi, non eccepivano ai giudici queste macroscopiche illegittimità, la violazione dei diritti di difesa, la mancata richiesta di proroga del termine delle indagini preliminari, eccependo che la richiesta di proroga doveva essere notificata all’indagato, che implica la nullità degli atti contenenti pure delle falsità ideologiche commesse dagli stessi magistrati? E perché non si opponevano alle falsità contenute nel rinvio a giudizio che indicava come fonti di prova gli atti di indagine della polizia giudiziaria, le dichiarazioni, le interrogazioni, le prove acquisite, tutte falsità riportate negli atti perché nulla di questi era nel fascicolo?

Come mai non si opponevano alle prove prodotte dalla Pubblica Accusa che non erano attinenti all’imputazione, e ciò nonostante erano ammesse dal giudice? Perché nessuno pretendeva che fossero prodotte le querele per accertare la procedibilità del processo?

La risposta sta che gli stessi erano collusi con i magistrati, sia indaganti che giudicanti, agivano secondo il piano studiato nel 2001. Il (omissis) preferiva di subire una condanna per un reato lieve che non gli implica altro che una condanna in più nella fedina penale, che non ha alcuna conseguenza negativa, che dover rispondere per altri reati più gravi, per l’associazione a delinquere di tipo mafioso.

Sembrerebbe che il procedimento sarebbe originato dalla mia denuncia del 31 maggio 2001, che nemmeno è stata iscritta a registro, ma in tal caso, non regge l’apertura del procedimento, il 26 marzo 2001. La mia querela del 3 marzo 2001, iscritta a registro, la successiva integrazione del 6 giugno 2001, e tutti gli atti successivi, solleciti, sono stati completamente ignorati e si procedeva solo per la truffa subita con gli assegni postali.

Ogni richiesta mia e del mio avvocato per modificare/integrare il capo d’imputazione è stata ignorata.

Il GUP riconosceva il sequestro conservativo penale limitandosi ai beni del (omissis) e rigettando la richiesta che fosse estesa al sequestro sui beni dei familiari del (omissis).

La Procura di Udine ha riconosciuto il sequestro conservativo sui beni della convivente di un avvocato nullatenente per i reati commessi dal legale.

Il GUP era lo stesso del giudice ricusato due volte nella vicenda del punto 2) e giudice nella prima vicenda che imboscava il reato di falsa testimonianza.

Il rinvio a giudizio è stato emesso dal GUP per la sola denuncia di smarrimento e il giudice ordinava la formazione del fascicolo limitandosi alla produzione della querela del 3 marzo 2001, che non è stata poi prodotta dalla Pubblica Accusa togata nell’udienza di smistamento, mentre onoraria nelle udienze di dibattimento. Al PM onorario nulla importava del dibattimento perché aveva il bambino piangente in Tribunale nell’attesa di allattamento, quindi non aveva alcuna domanda da fare ai testimoni. Il PM, espressamente, intimava il mio avvocato di non insistere con la modifica di capo d’imputazione per i reati nuovi emersi nel dibattimento, perché “Non e non”, e affermava se non lo voleva fare il PM togato, Lei ancora meno.

Nella lista da produrre era compresa la denuncia di smarrimento, ma non le tre querele di furto e gli atti del processo a mio carico, che non erano contestati nel capo d’imputazione.

Gli atti del processo da me subito non sono stati trasmessi alla Procura, e mi è stato riferito, nel 2005, che non è stato aperto alcun procedimento a carico del (omissis) per il reato di calunnia.

Quindi, ho presentato io, altrettante querele quante erano le denunce presentate a mio carico, cioè 4, alle quali allegavo gli atti del processo penale, poi un’altra per il reato di falsa testimonianza e per la falsa dichiarazione resa al pubblico ufficiale, quest’ultima riferita anche al figlio del (omissis) che dichiarava il falso, in occasione di uno dei pignoramenti, assieme al padre. In questa vicenda era pure coinvolto l’ufficiale giudiziario procedente.

Il (omissis) è stato iscritto a registro per il reato di calunnia, con l’aggravante della continuazione. Gli altri reati sono stati archiviati, nonostante le prove prodotte, senza le indagini.

Invece, l’ennesimo assegnatario del procedimento, chiedeva l’archiviazione del reato di calunnia semplice, “scordandosi” delle aggravanti iscritte. La richiesta si riferiva alle tre querele di furto e del processo da me subito, richiamando che nel processo in corso a carico del (omissis) sarebbero state contestate anche le tre querele di furto, nonché il processo a mio carico.

Il GIP ha accolto la richiesta del PM ignorando le prove prodotte, il rinvio a giudizio che non conteneva, e non poteva contenere, queste contestazioni perché nel fascicolo non c’erano questi atti essendo successivi alla mia querela.

Il GIP era lo stesso che, in qualità di GUP, emetteva il rinvio a giudizio per la sola denuncia di smarrimento e formulava il fascicolo dibattimentale!!!

La difesa (omissis) ha presentato istanza di riesame avverso il sequestro conservativo, con motivi riservati, atti che non mi sono stati notificati. La riservatezza era dovuta alle falsità ivi riportate. La difesa ingannava i giudici esponendo che la causa civile aveva lo stesso oggetto del processo penale, gli assegni postali, quindi avrei già ricevuto il risarcimento danni e ricopiava tutte le falsità della sentenza penale del processo a mio carico.

Il mio avvocato nulla sapeva sul processo penale a mio carico, quindi ha conosciuto la motivazione solo durante l’udienza e non poteva riferirmela essendo io in Patria mia perché ero ignara dell’udienza.

Però i giudici avevano in mano la sentenza civile dalla quale potevano ravvisare la falsità delle affermazioni.

Il Collegio era composto dal giudice che si era astenuto nel processo a mio carico perché mi ha denunciata, il giudice che mi ha assolto e ha riportato la falsa versione del (omissis) nella sentenza, ed il giudice esecutivo che si era colluso con le altre parti per eludere il mio sequestro conservativo civile.

L’ordinanza di riesame sosteneva falsamente, che la sentenza civile non era ancora passata in giudicato, mentre sì, perché non era opposta dal (omissis), e ha confermato la versione falsa della difesa (omissis) che sosteneva che il civile aveva per oggetto gli assegni postali, nonché sarei stata io ad iscrivere ipoteca sulla casa del (omissis) che poi avrei fatto vendere.

Ho presentato ricorso avverso l’ordinanza presso la Cassazione eccependo che i giudici avevano l’obbligo di astenersi, ma il ricorso è stato rigettato perché la parte offesa non sarebbe legittimata al ricorso

L’ordinanza di riesame non è stata notificata, ma la difesa del (omissis) ha prodotto l’atto informale al giudice di dibattimento, il quale ha ricopiato il falso degli altri giudici, pari-pari, riportando falsamente nel verbale che dalla sentenza civile emergeva che il penale verte sullo stesso oggetto, cioè sugli assegni postali, quindi mi ha estromesso dalla costituzione parte civile per il risarcimento danni.

La Pubblica Accusa togata ha prodotto le prove attinenti alla truffa subita con gli assegni bancari che non facevano parte della contestazione. Il PM dell’udienza di smistamento era lo stesso che ha imboscato la mia querela presentata per l’elusione del mio sequestro conservativo civile, senza che fosse trasmessa alla Procura competente. Lo stesso era l’ideatore di tutti gli imboscamenti di tutte le mie vicende, procedimenti nei quali è coinvolto lui stesso. Poi, insabbiato tutto, il PM si era astenuto da tutti i procedimenti nei quali sono parte, trattenendo però quelli delicati, successivamente imboscati. Era lo stesso PM che ha offerto la protezione al testimone falso nella mia vicenda macchina in cambio di rimangiare la propria parola registrata.

Non descrivo tutte le illegittimità commesse durante il dibattimento, con dolo e in malafede del giudice, dei vari PM che si seguivano. Nella seconda udienza, la Procura contestava una delle circostanze aggravanti per il reato di truffa, che erano iscritte a registro, ma omesse nel rinvio a giudizio-truffa. Ma l’aggravante è stata omessa da tutti i giudici.

Dalla deposizione dei testimoni emergeva la falsità degli assegni bancari, ma sia il PM che il giudice sono rimasti impassibili.

Il giudice interrogava il (omissis) solo sugli assegni bancari, ma quando il mio avvocato poneva le stesse domande, il PM ed il giudice si opponevano perché non attinenti, invece non erano contestate le stesse domande alla difesa (omissis), quelle che suggerivano la risposta ai testi.

Le istanze presentate fuori udienza erano, semplicemente, ignorate. Il giudice rifiutava gli atti attinenti alla contestazione, di esaminare gli assegni postali dissequestrati solo prima dell’ultima udienza, a richieste reiterate, i documenti che dimostravano la falsità dei testimoni del (omissis), la collusione tra gli stessi.

L’istanza di essere risentita, confrontata con i testi che dichiaravano il falso, invece di essere proceduta, è stata registrata nel registro degli atti non costituenti reato e vistata all’archivio dopo la conclusione del dibattimento.

L’avvocato-sindaco che ha eluso il mio sequestro conservativo, da me citato come testimone, si è giustificato per la prima udienza, invece per la seconda si è reso irreperibile e l’Ordine “non conosceva” il suo recapito.

La versione del (omissis) era completamente diversa di quella raccontata in sede civile, dove mai ha detto che gli assegni postali sarebbero stati rilasciati in sostituzione degli assegni bancari, in “garanzia”. In quella sede, il (omissis) sosteneva semplicemente che gli avevo rubato il blocchetto degli assegni postali e ne ha presentato denuncia e querele, producendo tutte.

Le prove documentali sono state acquisite solo nell’ultima udienza, non hanno fatto parte del processo, quelle rilevanti che dimostravano il coinvolgimento dei magistrati, sono state tutte rigettate. Infruttuosamente, il mio avvocato eccepiva l’illegittimità del processo.

Nella sentenza non una sola parola parla delle risultanze delle prove testimoniali, della documentazione acquisita nell’ultima udienza, quindi non ha fatto parte del dibattimento.

Il giudice ha dichiarato la prescrizione del reato di truffa basandosi sulla data della dichiarazione di prestito, che non faceva parte della contestazione, e ignorando la misera circostanza aggravante contestata nel corso del dibattimento. Il (omissis) è sto condannato alla pena minima per il reato di calunnia contestando pure l’aggravante non contestata per il reato di calunnia, ma solo per il reato di truffa per la quale è stata omessa.

Il giudice non mi ha riconosciuto alcun risarcimento danni, ritenendo che ho già “ricevuto” il risarcimento danni nel processo a mio carico, di € 1.000, mai pagati. I giudici hanno riconosciuto ad un cane un risarcimento di € 5.000 per un calcio che non ha causato alcuna ferita, ritenendo che avesse una dignità che a Eva Polak non è riconosciuta.

Il (omissis) non mi deve restituire i soldi truffatimi che sono stati legalizzati dai magistrati.

Dopo l’emissione della sentenza di primo grado, a termini scaduti per l’impugnazione, mi è stato messo a disposizione un altro fascicolo assegnato all’ennesimo magistrato, anche al PM dell’udienza di smistamento, dal quale emergeva che tutti gli assegni bancari rilasciatimi dal (omissis) erano FALSI!

La relazione della Guardia di Finanza era in possesso della Procura prima dell’udienza di smistamento del maggio 2006, ma è stata ignorata. Il PM di questo fascicolo ha presentato la richiesta di archiviazione, ritenendo l’infondatezza del reato e la prescrizione dei fatti il cui ultimo episodio risaliva a 2005, solo dopo 17 mesi!!!

Questi assegni erano denunciati nella querela del 2001, e se la Procura non avesse omesso le indagini, la falsità degli stessi si sarebbe emersa prima che concludesse la causa civile.

Naturalmente, la Procura sapeva benissimo che questi assegni scottano troppo, infatti, la Finanza non ha fatto la verifica su quelli più scottanti, la cui falsità è emerso dalle testimonianze del primo falsificatore degli assegni. Ma i PM, i giudici erano sordi e muti!

Dopo il primo grado di giudizio, i magistrati di Pistoia si sono astenuti dal procedimento, dopo aver aggiustato il processo.

Qualsiasi mia eccezione è stata ignorata dalla Procura generale che chiedeva il rinnovo del dibattimento accogliendo solo le mie eccezioni relative alla prescrizione. L’assegnatario del procedimento era quel magistrato che ha aggiustato la vicenda macchina presso la Procura Generale ed è indagato dalla Procura di Bologna.

Infruttuose erano le mie istanze alla Corte d’Appello, la richiesta di astensione dei magistrati a causa delle mie denunce, le falsità degli atti richiamate.

La Corte ha fissato l’udienza 1 anno dopo, al giorno precedente della “prescrizione” del reato nonostante la richiesta della Procura Generale per il rinnovo del dibattimento, e le istanze di sollecito. Anche la Corte ha omesso la circostanza aggravante contestata, come il primo giudice, quindi ha “errato” nel calcolare la prescrizione.

Nulla importava ai giudici che il dibattimento di primo grado era incoerente alla contestazione perché verteva sugli assegni bancari, il dibattimento non è stato rinnovato e l’udienza si limitava all’esposizione degli avvocati.

La difesa (omissis), molto furbamente, nel ricorso, ha “infilato” di rammentare una delle querele di furto non contestate. Quindi, anche i giudici della Corte l’hanno infilata nella sentenza di secondo grado, senza che fosse stata contestata, che fosse celebrato il dibattimento, che fosse contestata la continuazione del reato.

La Corte d’Appello, ha assolto il (omissis) con la formula piena dal reato di truffa, senza celebrare il dibattimento, perché riteneva che si trattava solo di un “investimento di lire 500.000 risalente al 2002-2003” come “si emergeva dalle indagini preliminari e dal dibattimento di primo grado”, ed a quell’epoca, gli assegni bancari nemmeno erano protestabili, che non facevano parte della contestazione!!!

La Corte riteneva che non ho subito alcun danno economico perché sono rimasta creditrice del (omissis) e lui non ha guadagnato nulla perché gli assegni sono stati rilasciati solo in “garanzia”. La Corte ben 10 volte riporta nella sentenza “gli assegni dati in garanzia”.

La condanna per il reato di calunnia è stata ridotta perché il giudice di primo grado ha sbagliato di indicare l’aggravante che non era contestata.

La Procura Generale ha rigettato la mia istanza di impugnare la sentenza, ritenendo la sentenza ed il procedimento in pieno rispetto della legge. Quella depositata dal mio avvocato, nemmeno è stata risposta.

La mia richiesta di essere ricevuta dal Procuratore Generale è stata rigettata, ma dopo la scadenza del termine per il ricorso, sono stata invitata a presentarmi dal sostituto indagato a Bologna.

Durante il colloquio, mi è stato riferito che ormai ogni procedimento è stato concluso e la Procura di Pistoia è libera di procedere quando vuole, senza limite temporale, contro di chi vuole procedere e che la Procura Generale non avrebbe alcun obbligo e dovere di avocare le indagini ed interferire nell’operato delle Procure del distretto.

h) Concluso il processo (omissis), tutti i magistrati di Pistoia si sono astenuti, apparentemente, da tutti i procedimenti nei quali sono parte, trattenendosi quelli più delicati che non potevano passare ad altre Procure.

I magistrati nominati in sostituzione hanno fatto archiviare ogni procedimento senza indagare, anche quelli che comprendevano i procedimenti a carico dei complici del (omissis) che erano iscritti da atti non costituenti reato, ma, dopo la mia denuncia a carico dei magistrati, sono stati iscritti nel registro delle notizie di reato, poi dichiarati per “prescritti”.

i) La querela a carico dei familiari del (omissis), i quali l’aiutavano ed eludere i proventi dei reati, è stata iscritta da atti non costituenti reato, poi nel modello 21, ma solo a carico del (omissis), nonostante che i denunciati erano i familiari. Il  Procuratore capo, già pluri-astenuto, ha fatto archiviare il procedimento senza le indagini, perché la difesa (omissis) riteneva che il (omissis) si è liberato di ogni suo bene prima che io avessi trascritto il sequestro conservativo.

Il GIP si è sostituito al giudice di merito ed ha accolto la falsità della difesa senza eccepire che non è stato indagato il fascicolo e i querelati erano i familiari del (omissis).

j) Nel 2008, è stato emesso un altro rinvio a giudizio a carico del (omissis) per il reato di calunnia commesso con la denuncia di smarrimento. Questa volta era contestato anche il processo da me subito e c’erano gli atti di questo processo.

Sembra che il fascicolo sia nato nel 2004, ma nel 2005 mi è stato riferito che non esisteva alcun fascicolo e per tale motivo ho presentato le querele del punto g) archiviate. In % anni nessuna attività di indagine è stata svolta, ma è stata richiesta proroga del termine delle indagini preliminari.

Ho chiesto ancora l’integrazione del capo d’imputazione con le tre querele di furto ed ho eccepito che per la denuncia di smarrimento il (omissis) era già processato. Ancora, non è stata risposta la mia istanza.

Il Procuratore Capo di P…, si è astenuto anche da questo procedimento, ciò nonostante era lui a rappresentare la Pubblica Accusa nell’udienza preliminare.

Il mio avvocato delegato a costituirsi parte civile, non si è presentato, senza che mi avesse avvisato e mai ha voluto restituire il fascicolo.

Quanto sembra, gli è stato “consigliato” di lasciar perdere la causa.

Il GUP, ha emesso sentenza di non luogo a procedere, ritenendo che il (omissis) fosse già stato processato per gli stessi fatti, nonostante che gli atti del processo a mio carico non facessero parte del procedimento precedente e della contestazione.

Ho insistito affinché sia annullata la sentenza perché non è stato dato avviso alla parte offesa principale, al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Il giudice ha rigettato l’istanza motivando che io non fossi legittimata al ricorso.

k) Le mie querele a carico dei falsi testimoni del (omissis), sono stati archiviati dalla Procura di Pistoia, da atti non costituenti reato, malgrado l’astensione di tutti i magistrati di Pistoia. Le prove della falsità sono state ignorate e quando sono stata escussa come persona informata sui fatti, solo in uno dei procedimenti, l’indagante voleva convincermi del mio “torto”, senza riuscirne e verbalizzando pure.

I procedimenti sono stati assegnati al PM onorario astenuto che non è conferito della funzione di polizia giudiziaria e la sua relazione non ea latro che un “credo” e non di risultanze delle indagini.

A poco da lì mi è arrivata la revoca all’ammissione al gratuito patrocinio e mi ha denunciata per falsa dichiarazione, perché la Procura ha verificato che il mio reddito per il 2006 era di €. oltre 17.000, mentre ho lavorato solo per tre mesi con un contratto di progetto da semplice dipendente.

4) Altre vicende e riassunzione

a) In seguito delle mie denunce, mi è stato tolto il diritto agli assegni di mantenimento che doveva corrispondere mio ex-marito, riconosciutici da una sentenza civile, passata in giudicato presso la Cassazione, e che doveva essere corrisposto dal mio marito.

Nel 2001, il Tribunale di Pistoia ci ha ridotto gli assegni di mantenimento stabiliti con un provvedimento presidenziale del 1994, ad effetto retroattivo di 7 anni, nonostante che gli assegni di mantenimento non fossero ripetibili.

Da quel momento, il mio ex-marito non ci ha corrisposto gli assegni. Ho tentanto con un atto di precetto che non è stato opposto, ma il suo avvocato mi ha intimato di non continuare, altrimenti mi avrebbe denunciata.

Nel febbraio 2002, ho presentato querela per il mancato pagamento e perché il mio ex-marito ha “venduto” ogni suo bene alla convivente. La Procura non ha indagato sui fatti, per diversi anni.

Nell’ottobre 2002, la Corte d’Appello di Firenze ha accolto il mio ricorso e ha ri-aumentato gli assegni riconoscendoci una somma ancora più alta del provvedimento presidenziale, e ad effetto retroattivo dal 1994.

Soltanto nel 2005, la Procura ha acquisito le visure catastali dalle quali si emergeva la “vendita” dei beni immobili alla convivente.

Dopo 4 anni, nel 2006, è stato rinviato a giudizio il mio ex-marito perché non versava i mezzi di sussistenza, senza che fosse coinvolta la convivente.

L’imputazione si basava sulla sentenza di primo grado che, da anni, era priva di efficacia perché era riformata dalla Corte d’Appello e la sentenza di questa, dalla Cassazione.

Il giudice aveva in mano la sentenza di secondo grado dalla quale ricopiava il contenuto, ciò nonostante ha assolto e prosciolto l’imputato ritenendo che non mi doveva nulla perché avrei io da rendere a lui i soldi che lui ci ha corrisposto in più, in base della sentenza di primo grado, che sono rimasti nella mia disponibilità, nonostante che la legge non imponesse l’accumulo degli assegni di mantenimento.

Il giudice sosteneva che io non ero legittimata a presentare la querela, perché l’avrebbe dovuto presentare mio figlio ignorando che tutte le sentenze prevedevano il pagamento a favore di Eva Polak, anche per la parte che riguardava mio figlio, come contributo al mantenimento di

Il giudice eccepiva che i certificati medici presentati, a dimostrazione della patologia del mio figlio, erano “assai vecchi, risalenti nel tempo”, mentre l’ultimo risaliva a due settimane prima dell’udienza.

Il Giudice era lo stesso che ha processato me ed ha contribuito nell’emissione dell’ordinanza di riesame del sequestro conservativo penale a carico del (omissis), il quale ha poi sistemato un processo in modo che la moglie del (omissis) non dovesse rispondere per il reato di calunnia, che ha archiviato, in veste GIP, il procedimento a carico del consulente tecnico nella vicenda casa, che ha archiviato il procedimento a carico del complice di (omissis), il (omissis).

Il PM era lo stesso dell’udienza di dibattimento a carico del (omissis) che non aveva il tempo per le domande ed è stata da me denunciata alla Procura Generale.

Il PM ha chiesto il rinvio dell’udienza evocando che vuole replicare, ma nell’udienza successiva, non aveva da replicare.

Questo PM, si è poi astenuto dal procedimento a carico del (omissis), nonostante che non fosse stato obbligato ad accettare l’incarico, essendo PM onorario. Ma l’astensione avevo solo lo scopo di favorire la prescrizione. Lo stesso PM, invece, non si era astenuto dal processo a mio carico, celebrato due settimane prima dell’udienza (omissis), nel quale la parte offesa è l’avvocato che si era colluso con la difesa della controparte, nella mia vicenda casa.

Nell’udienza successiva insistevo affinché lo stesso PM ed il giudice si astenessero, ma mi hanno denunciata per offesa al pubblico ufficiale, quindi la Procura di Genova mi sta rinviando a giudizio.

Infruttuosamente, mi sono presentata per rendere dichiarazione spontanee e per accertare la verità dei fatti.

b) Tutti gli altri procedimenti indipendenti delle vicende precedenti, nei quali sono parte offesa, sono stati iscritti, per anni, da atti non costituenti reato, poi, dopo anni, re-iscritti nel registro delle notizie di reato e archiviati per prescrizione.

Solo poche delle mie querele sono arrivate davanti ad un giudice, ma queste hanno trovato aggiustamento presso i Tribunali.

In nessuno dei processi, nessuno era incolpato del reato di falsa testimonianza nonostante che le deposizioni erano, del tutto, contrastanti. Infruttuosamente, producevo le prove della falsa testimonianza.

Mai sono stata rinviata a giudizio per il reato di calunnia, benché fossi stata quasi sempre soccombente.

Nei processi conclusi a mio favore, mai ho ottenuto il risarcimento danni, e successivamente, l’Ordine degli Avvocati non mi ha riconosciuto il gratuito patrocinio per intraprendere un contenzioso civile.

c) Ho denunciato i magistrati toscani per le ingiustizie subite. Il Procuratore-Capo di P… ha emesso un provvedimento ordinando alla Polizia giudiziaria di trasmettere ogni querela a lui, compresa quella a carico di lui stesso violando il segreto d’istruttoria.

Lo stesso registra le querele a proprio carico, o da atti non costituenti reato, o a carico di “Ignoti”, e così le trasmette, se le trasmette, alla Procura competente, Genova.

I magistrati di Genova, leggono la querela e, senza le doverose indagini, chiedono l’archiviazione per i procedimenti non “penali”, per reati non iscritti a registro, a carico di persone non specificate.

Il GIP si aziona da giudice di merito e non eccepisce che non si tratta di procedimenti penali, iscritti  a registro per reati, quindi non c’è nulla da archiviare, e accoglie la richiesta del PM senza restituire gli atti per le indagini doverose.

Addirittura, i magistrati di Genova hanno messo negli atti giudiziari che non hanno alcun obbligo di indagare ed è a loro discrezione arbitraria, in quale dei registri voglio iscrivere le querele, quindi l’applicazione della legge è a loro arbitro.

Praticamente, i magistrati possono scegliere quanto vogliono lavorare, se vogliono lavorare, contro di chi vogliono procedere, e tutto è a carico dell’Erario.

Però, esiste la circolare ministeriale 533/89 che espressamente dispone che nel modello 45, registro degli atti non costituenti reato, possono essere iscritti solo gli atti amministrativi, esposti privi di rilevanza penale e scritture abnormi, per lasciarne traccia, ma mai le querele contenenti notizie di reato.

I magistrati si abusano di questo modello essendo a conoscenza che non si può fare ricorso in Cassazione avverso l’archiviazione dei procedimenti iscritti  nel modello 45.

Infruttuosamente, chiedevo l’intervento della Corte dei Conti di Firenze e di Genova esponendo lo sperpero del denaro pubblico, il rifiuto dell’ufficio da parte dei magistrati per assolvere la funzione della quale sono investiti, e il danno d’immagine creato al servizio pubblico della Giustizia.

Ho denunciato i magistrati di Genova a quelli di Torino, poi questi a Milano, ma dappertutto ho ottenuto lo stesso esito, archiviazione da atti non costituenti reato, o a carico di Ignoti perché i magistrati si offrono ai colleghi la protezione corporativa.

La Procura di Pistoia, e quella di Genova mi negano il rilascio della comunicazione dei procedimenti nei quali sono parte per limitarmi i diritti di difesa, per non poter chiedere il gratuito patrocinio ed avvalermi dei diritti riconosciuti alla parte offesa, nella fase preliminare del procedimento.

Gli stessi sanno benissimo che non ho soldi di pagare un avvocato per ricorso in Cassazione e che con il gratuito patrocinio ne siamo esclusi per legge, quindi mettono qualsiasi falsità negli atti giudiziari, con dolo e malafede, essendo consapevoli di non doverne rispondere.

Ho citato i magistrati davanti al giudice civile di P…. con querela di falso, personalmente perché  l’Ordine degli Avvocati non ha voluto riconoscermi il gratuito patrocinio.

Il giudice civile ha trasmesso gli atti alla stessa Procura denunciata ed ha dichiarato inammissibile il ricorso, non avendolo presentato con un avvocato.

Il giudice si è sostituito alla Corte costituzionale alla quale chiedevo la trasmissione degli atti e mi ha condannato al risarcimento danni a favore dei soggetti che hanno scritto il falso negli atti giudiziari.

Non potendo tollerare tanta ingiustizia, ho messo i dolori della mia vita nelle piazze, ho urlato nei tribunali la delinquenza commessa dai Lupi travestiti da Pastori che hanno trasformato le aule dei

tribunali in luogo di delinquenza dove l’Uomo è diventato il Lupo per l’Uomo stesso, la falsità dell’Avvocatura-Protezione che si collude con la disonesta Magistratura per spostare la giustizia alla parte che più li aggrada.

Non è stata tollerata la mia normale volontà di non voler soccombere al falso, paradossale, assurdo che leggo negli atti giudiziari da 20 anni.

Il 7 aprile 2009, mentre ordinavo gli allegati di un’opposizione alla richiesta di archiviazione nel Tribunale di Pistoia, sono stata avvicinata da 4 agenti della Polizia i quali mi hanno intimato di uscire spiegandomi che non potevo starci, altrimenti, mi avrebbero portato via con la forza.

Non volevo andarmene insistendo affinché mi sia dato per iscritto che non potevo soggiornare in un luogo pubblico dove mi sono recata per depositari degli atti giudiziari.

Sono stati chiamati i rinforzi, e mi hanno trascinato dal terzo piano della Procura fino alla Questura, sequestrandomi, proprio da ultima delinquente.

Gli agenti mi comunicavano che avevano da notificarmi l’atto. Ho replicato che non volevo sapere del contenuto perché me lo dovevano notificare nei modi legittimi e non con violenza.

Comunque, mi hanno avvertita che dall’indomani non potevo entrare a Pistoia perché ne sono esclusa, altrimenti mi arresteranno.

Non mi è stato notificato il provvedimento di espulsione, malgrado le reiterate richieste inoltrate a vari Organi.

Alcuni giorni fa, mi è stato riferito da una persona di fiducia, che è stata intimata dall’Ordine degli Avvocati di non accettare l’incarico da me proveniente e che la Procura sta cercando di arrestarmi.

Il procedimento per il quale stavo per depositare l’opposizione alla richiesta di archiviazione, coinvolge un delinquente albanese pericoloso che è immischiato in un’incidente stradale della quale ero vittima.

I fatti sono stati indagati solo dopo tre anni, ma io non sono stata mai escussa. L’indagato non era questo soggetto, ma il fratello, quindi non risulta dagli atti che io ho avuto a che fare con lui.

Il medico dell’ambulanza intervenuto, escusso come persona informata sui fatti, ha dichiarato, falsamente, che ero lucida, avevo solo ferite causate da caduta dalla bicicletta e parlavo di furto della mia bicicletta.

Invece, ero svenuta per un’ora e nemmeno sapevo dove fossi, ero irriconoscibile a causa delle ferite, avevo 46 giorni di certificato medico e la bicicletta avevo sul marciapiede.

Il volontario dell’ambulanza ha dichiarato che si ricorda perfettamente di me perché sono “conosciuta nel reparto di psichiatria” che nemmeno so dove si trovasse.

Questi eventi mi fanno pensare che nel caso di arresto, mi “suiciderò” perché sono “depressa” e c’è già la sceneggiatura documentata in possesso della Procura. Ovviamente, se non sarò vittima di un incidente stradale da una macchina pirata che non sarà rintracciata dalla Procura indagante.

Ho tentato di rivolgermi a Tutti gli Organi dello Stato, dai canali di informazione, ma nessuno vuole intervenire in queste vicende che sono molto più grandi di me, perché mi sono messa contro la Mafia, la Camorra, la ‘Ndrangheta, la massoneria, tutti riuniti contro una donna sola Eva Polak, che hanno l’appoggio nei Palazzi di Giustizia, dalle Procure provinciali fino ai massimi livelli della legittimità.

Tutto quanto sopra esposto, è ampiamente documentato negli atti giudiziari, che posso mettere a disposizione degli interessati in tempo reale.

Tribunale di Riesame Pistoia

Ricorso per correzione ordinanza ex art. 130 cpp

Proc. 9/06

Ordinanza 20.04.2006

Sottoscritta Dott. Eva Polak, cittadina italiana, nata in Ungheria, il 19/1/53, residente e domiciliata in Montecatini T. (PT), via Bernini 16, espone

1) Il Collegio del Tribunale di Riesame, composto dai giudici, Zanobini Matteo, Selvarolo Rosa, Buzzegoli Alessandro, accoglievano l’istanza di riesame del sequestro conservativo penale emesso a mio favore dal GUP, Ernesto Covini, proposta dalla difesa di Morini Massimo, avv. Vecchi Daniele e Citi Paola.

2) L’ordinanza di riesame contiene i seguenti errori materiali ravvisabili ictu oculi, agevolmente verificabili in atti pubblici giacenti presso gli Organi giudiziari di Pistoia:

a) “…il pervenuto … abbia lasciato che fosse iscritta ipoteca sulla propria casa…” – non è stata iscritta un’ipoteca ma un pignoramento immobiliare; non sulla propria casa, ma su 7 immobili di grosso valore dei quali è stata richiesta la vendita forzosa senza che lo stesso si fosse opposto o chiedesse la riduzione del pignoramento a causa del credito esiguo di lire 1.980.000. Questi fatti trovano conferma nel procedimento esecutivo RE 44/01 del Tribunale di Pistoia;

b) “è evidente che questi era in tale difficoltà economica che non poteva ovviare tale pregiudizio pagando il correlativo debito” – l’esecutato non era in difficoltà economica, ma l’esecuzione è stata intrapresa per eludere il mio sequestro conservativo perché l’unico lotto, il terreno, oggetto della vendita esecutiva RE 44/01 è stato già venduto con il contratto preliminare e l’acquirente aveva già venduto su carta gli appartamenti da costruire. A prova di ciò, si acquisiscano i contratti preliminari contenuti nel fascicolo del procedimento RE 44/01, sottoscritti da Giuseppe Milione, Massimo Morini ed i suoi coeredi, il contratto di vendita della quota di Morini avvenuto tra Andrea Milione ed i coeredi di Morini senza che fosse avvisato il Morini avente il diritto di prelazione sull’alienazione, nonché l’assegno di lire 1.000.000 rilasciato da Marta Morini al procedente come anticipo per l’operazione di elusione del mio sequestro conservativo dopo la richiesta di vendita, i dettagli dell’assegno sono rinvenibili nel fascicolo 4155/06 della Procura di Pistoia;

c) “costringendo la predetta a intraprendere la procedura di esecuzione forzata” – non sono stata io a intraprendere la procedura di esecuzione, ma il sig. Marco Libero Mangiantini, collaboratore di Morini, dopo che non volevo liberare il terreno dal mio sequestro conservativo. Io ci sono solo insinuata, ma sono stata estromessa con la mancata notifica degli atti esecutivi. Vedasi gli atti del procedimento RE 44/01;

d) “la parte offesa ha avanzato la richiesta di ottenere la restituzione dell’importo del proprio credito…il Tribunale civile di Pistoia si è già pronunciato…sia pur non passata in giudicato…” – la sentenza civile in possesso del Collegio si riferisce al mio credito relativo agli assegni bancari ed a una dichiarazione di prestito che non facevano parte del processo penale il quale aveva per oggetto gli assegni postali (all. 1).

Addirittura, lo stesso giudice civile rigettava la richiesta di sospensione del procedimento avanzata dal Morini (all. 2).

La sentenza civile è passata in giudicato.

Tanto esposto, con la presente insisto affinché siano corretti gli contenuti dell’ordinanza in epigrafe indicata ed acquisiti gli atti richiamati.

All. 2: 1) rinvio a giudizio del Morini; 2) verbale di udienza civile

Pistoia, 30 settembre 2008.                                                    Dott. Eva Polak

Tribunale di Riesame Pistoia

e/o per trasmissione alla Suprema Corte della Cassazione, in allegato all’istanza precedente

ISTANZA per la correzione di errori materiali in ordinanza, ex art. 130 c.p.p.

Proc. 9/06

Cassazione III. Sez. Pen. n. 1565/07 R.G., Sent. n. 34703/07

Sottoscritta Dottor Eva Polak, cittadina italiana, nata a Tofej (Ungheria) il 19/01/1953, residente e domiciliata in Montecatini Terme (PT) Via Bernini 16,

premesso che

– la Dott. Eugenia di Falco rigettava l’istanza di correzione degli errori materiali e delle omissioni contenuti nell’ordinanza di riesame in epigrafe ritenendo che il giudice adito non fosse competente per la correzione perché l’ordinanza veniva impugnata presso la Cassazione;

– l’impugnazione non riguardava il merito dell’ordinanza, ma, esclusivamente, l’incompetenza dei giudici del Collegio eccepita per l’inimicizia grave, nonché la mancata notifica dell’udienza di riesame alla parte offesa;

– quindi, la Cassazione non giudicava in merito dell’ordinanza emessa, ma, esaminava il ricorso solo dal punto di vista della legittimazione del ricorrente a proporre impugnazione;

– come emerge dagli atti, la Cassazione rigettava il ricorso ritenendo che la parte offesa non abbia diritto a partecipare all’udienza di riesame né alla notifica dell’udienza, quindi non è legittimata al ricorso. L’impugnazione è stata rigettata per questi e solo per questi motivi senza entrare nel merito del ricorso, quantomeno nel merito dell’ordinanza di riesame che non era impugnata: “il ricorso è infondato, dovendo escludersi il diritto della parte offesa…a ricevere l’avviso della fissata udienza camerale

– la motivazione della Corte trova fondamento nelle disposizioni dell’art. 591 c.p.p., lett. a), l’impugnazione è inamissibile, quando è proposta da chi non è legittimato.

 

Tanto premesso, insisto affinché la S.V. voglia provvedere per la correzione degli errori materiali ed omissioni contenuti nell’ordinanza di riesame, oppure, se alla luce dei motivi suindicati si ritenesse incompetente, l’istanza deve essere trasmessa al giudice competente a conoscere dell’impugnazione, ai sensi e per gli effetti dell’art. 130 comma 1 c.p.p.

In difetto, insisto affinché sia sollevata l’incostituzionalità della lacuna normativa che impedisce il rimedio giuridico per la correzione dei provvedimenti giudiziari contenenti degli errori materiali ed omissioni lesivi alla parte offesa violando gli articoli 2-3 della Costituzione, il diritto all’uguaglianza, nonché l’art. 24, il diritto alla tutela giuridica riconosciuto a tutti ex artt. 2 e 3.

Sia sollevata la questione dell’incostituzionalità dell’art. 324 comma 6 c.p.p. che non include tra i destinatari della notifica dell’udienza di riesame tutte le parti violando il diritto al contraddittorio ed alla tutela giuridica dei propri interessi ed escludendo alcuni dall’acccesso ad un tribunale, in violazione dei diritti costituzionali riconosciuti dai sopraccitati artt. 2, 3, 24 Cost. e dall’art. 6 della CEDU che tutela i diritti fondamentali ad ogni persona.

La violazione di dette norme implica la violazione dei precetti dell’art. 111 Cost., il giusto processo, il principio d’imparzialità, di equità, nel quale sono stati recepiti i principi delle norme della CEDU.

Il giudice aderito non è conferito del potere legislativo, quindi solo la Corte Costituzionale è competente ad esprimere un giudizio sulla conformità delle norme di legge alla Costituzione o sulla lacuna normativa sollevata, ad effetto dell’art. 135 e ss., Costituzione.

Nessun provvedimento amministrativo può contenere disposizioni lesive agli interessi dei cittadini.

Per i motivi di cui sopra, insisto affinché sia provveduto per rimediare gli errori e le omissioni del provvedimento giuridico.

Pistoia, lì 21 ottobre 2008.                                                                Dott. Eva Polak

ORDINANZA N.48

aNNO 1990

LA CORTE COSTITUZIONALE

ORDINANZA

nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 12-sexies della legge 1o dicembre 1970, n. 898, promosso con ordinanza emessa l’8 marzo 1989 dal Pretore di Genova nel procedimento penale a carico di Vinci Francesco, iscritta al n. 409 del registro ordinanze 1989 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 37, prima serie speciale, dell’anno 1989.

Visto l’atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri;

udito nella camera di consiglio del 13 dicembre 1989 il Giudice relatore Giovanni Conso.

Ritenuto che, nel corso del procedimento penale a carico di Vinci Francesco, imputato di <essersi sottratto all’obbligo di corresponsione dell’assegno stabilito dal Tribunale di Genova con sentenza di cessazione degli effetti civili del matrimonio del 25/3/82 per il mantenimento della figlia Cinzia>, il Pretore di Genova, con ordinanza dell’8 marzo 1989, ha sollevato questioni di legittimità dell’art. 12-sexies della legge 1o dicembre 1970, n.898, nel testo introdotto dall’art. 21 della legge 6 marzo 1987, n. 74;

che, in particolare, per il giudice a quo, la norma denunciata, assoggettando alle pene previste dall’art. 570 del codice penale il coniuge che si sottrae all’obbligo di corrispondere l’assegno dovuto a norma degli artt. 5 e 6 della stessa legge 1o dicembre 1970, n. 898, quale modificata dalla legge 6 marzo 1987, n. 74, contrasterebbe:

a) con l’art. 3 della Costituzione, perchè, pur essendo la <situazione del coniuge divorziato a cui carico sia stato posto l’obbligo di corrispondere l’assegno> all’altro coniuge <sostanzialmente uguale a quella del coniuge separato cui incomba l’obbligo di mantenimento>, il regime penale risulterebbe irrazionalmente squilibrato a favore del secondo, punibile solo quando abbia fatto mancare al coniuge separato i mezzi di sussistenza e non anche quando-come, invece, avviene per il coniuge divorziato -si sia limitato a non adempiere l’obbligo stabilito dal giudice civile;

b) con l’art. 3 della Costituzione, perchè, mentre il reato previsto dall’art. 570 del codice penale in danno del coniuge separato è perseguibile solo a querela di parte, il reato previsto dall’art. 12-sexies della legge n. 898 del 1970 sarebbe irrazionalmente perseguibile d’ufficio;

c) con l’art. 3 della Costituzione, perchè la norma denunciata punisce con le stesse sanzioni comminate dall’art. 570 del codice penale il genitore <che non adempia l’obbligo della corresponsione dell’assegno> previsto dall’art. 6 della legge n. 898 del 1970, un assegno <che essendo assistenziale e non alimentare può essere superiore a quanto necessario per l’assicurazione dei mezzi di sussistenza>;

d) con l’art. 3 della Costituzione, perchè la norma denunciata sarebbe irrazionalmente discriminatoria nei confronti del figlio maggiorenne di genitori separati <o addirittura di genitori ancora regolarmente coniugati>, che non abbia ancora raggiunto l’indipendenza economica, rispetto al figlio maggiorenne di genitori divorziati, il quale si trovi in identica condizione; e ciò in quanto -mentre l’art. 6 della legge n. 898 del 1970 <consente al giudice civile di stabilire un assegno in favore del figlio maggiorenne che non ha ancora una indipendenza economica>, assegno tutelato penalmente dall’art. 12-sexies della stessa legge n. 898 del 1970, <in caso di violazione di tale obbligo> – un’analoga tutela è negata al figlio maggiorenne di genitori separati, dato che la <tutela penale dell’art. 570 c.p.> è <limitata ai figli minori>;

e) con l’art. 25, secondo comma, della Costituzione (<in relazione all ‘art . 1 codice penale>) , per l ‘ indeterminatezza del precetto, che non permetterebbe di individuare la <condotta penalmente rilevante in tutti i suoi elementi strutturali> e, più in particolare, <se l’art. 12-sexies debba applicarsi solo al coniuge che si rende inadempiente dopo l’entrata in vigore della legge 74/87 ad un assegno stabilito a favore dell’ex coniuge dopo l’entrata in vigore della legge o anche al coniuge che sotto il vigore della nuova legge si renda inadempiente ad un assegno stabilito dal giudice civile prima dell’entrata in vigore della L.74/87>;

f) con l’art. 25, secondo comma, della Costituzione, perchè, <ove si accedesse all’interpretazione> in base alla quale <è comunque sanzionato dall’art. 12 sexies stesso l’inadempimento della corresponsione dell’assegno di divorzio, anche se stabilito sotto il vigore della precedente disciplina anteriore alla L.74/87, ne deriverebbe una violazione del principio costituzionale dell’irretroattività della legge penale>;

g) con l’art. 25, secondo comma, della Costituzione, perchè non sarebbe chiaro se il richiamo all’applicazione delle pene previste dall’art. 570 del codice penale abbia riferimento alle pene alternativamente previste dal primo comma ovvero alle pene congiuntamente previste dal secondo comma;

che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni siano dichiarate manifestamente infondate o inammissibili.

Considerato che, essendo stato nella specie contestato l’addebito <di essersi sottratto all’obbligo di corresponsione dell’assegno stabilito dal Tribunale di Genova con sentenza di cessazione degli effetti civili del matrimonio… per il mantenimento della figlia minore>, le questioni a, b, d, e, f e g risultano del tutto prive di rilevanza nel processo a quo;

che l’unica questione rilevante, cioé quella concernente l’ingiustificata identità di trattamento fra genitore divorziato e genitore non divorziato, entrambi assoggettati alle sanzioni previste dall’art. 570 del codice penale, è stata già dichiarata non fondata con sentenza n. 479 del 1989 e che nell’ordinanza di rimessione non vengono addotti argomenti nuovi rispetto a quelli allora esaminati dalla Corte.

Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n.87, e 9, secondo comma, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.

PER QUESTI MOTIVI

LA CORTE COSTITUZIONALE

a) dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell’art. 12-sexies della legge 1o dicembre 1970, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), aggiunto dall’art. 21 della legge 6 marzo 1987, n. 74 (Nuove norme sulla disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), sollevate, in riferimento agli artt. 3 e 25, secondo comma, della Costituzione, dal Pretore di Genova con l’ordinanza in epigrafe;

b) dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 12-sexies della legge 1o dicembre 1970, n. 898 (Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), aggiunto dall’art. 21 della legge 6 marzo 1987, n. 74 (Nuove norme sulla disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), sollevata, in riferimento all’art. 3 della Costituzione, dal Pretore di Genova con l’ordinanza in epigrafe.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 31/01/90.

Depositata in cancelleria il 02/02/90.

Al giudice di Pace, Tribunale di Monsummano Terme.

Atto di costituzione parte civile ex art. 76 c.p.p.

Proc. pen. RG 392/08

Udienza: 22 maggio 2009

Sottoscritta Dottor Eva Polak, da 30 anni, onesta cittadina italiana, nata il 19.1.1953 in Ungheria, residente e domiciliata in Montecatini Terme via Bernini 16, in qualità di parte offesa e danneggiata, ai sensi ed effetti dell’art. 76 c.p.p.

dichiara di costituirsi Parte Civile

nel procedimento penale in epigrafe, pendente dinanzi l’Intestato Ufficio Giudiziario, nella veste come sopra qualificata e domiciliata, nel citato processo penale a carico di

– Andreotti Mariella, nata in Montecatini Terme il 06 luglio 1947, residente in via Bernini 16, in Montecatini Terme, imputata per il delitto di cui all’art. 594 c.p. perché offendeva l’onore e decoro della scrivente con le parole “sudicia zingara” e per il delitto di cui all’art. 582 c.p. perché cagionava lesioni personali giudicate guaribili in gg 5 (escoriazione allo zigomo sinistro e regione temporale dello cranio) condotta consistita nel colpire con uno stendipanni,

commessi in danno della comparente, relativamente ai fatti descritti nell’atto di querela presentato  in data 30 aprile 2005, presso la Polizia di Stato di Montecatini Terme.

La presente costituzione di Parte Civile viene effettuata allo scopo di ottenere la condanna dell’imputata previa affermazione della responsabilità penale della stessa, la condanna al risarcimento dei danni materiali, morali, esistenziali dalla parte lesa indubitabilmente sofferti, in conseguenza delle descritte azioni criminose poste in essere dalla stessa imputata in danno della comparente, come si evince chiaramente dal contenuto della narrativa dei fatti adotti negli atti di denuncia – querela citata, e come meglio emerge dagli atti del fascicolo come contestato all’imputata sopraddetta.

Adottando i comportamenti criminosi nelle querele – denunce dettagliatamente descritti, l’ imputata attuale, Andreotti Mariella, ha indubbiamente cagionato gli ingenti danni morali consistiti nel qualificare gratuitamente, la parte offesa con dette parole perché di origine dell’Est Europa dando libero sfogo ai propri sentimenti di discriminazione razziale, di disprezzo, in presenza di altre persone.

Il processo originato dal comportamento delittuoso, intensifica in modo esponenziale l’inimicizia degli organi giudiziari nei confronti della scrivente.

Quanto alle lesioni causate, non si tratta di un incidente involontario, ma di un gesto voluto, offensivo, umiliante che lede anche l’onore di qualsiasi essere umano.

La sentenza n. 184/86 della Corte costituzionale afferma e ribadisce la garanzia costituzionale dei valori personali, come diritti fondamentali della persona, quindi, l’illecito correlato all’art. 2 e ss. Cost., deve essere risarcito non solo per il danno materiale, ma anche quello esistenziale, morale al quale deve essere aggiunto pure il danno da stress di causa, che dura ormai da 4 anni.

Questa categoria di danni deve essere risarcito non solo ai sensi degli artt. 185 c.p. e 2059 c.c., è correlabile anche all’art. 2049 c.c. come si evince dalle sentenze n. 8827 e 8828 31.5.03 della Cassazione e n. 233 11.7.03 della Corte costituzionale.

Considerata la gravità dell’offesa, che si colloca in una xenofobia generale nei confronti delle persone di origine estere, dell’offesa, del disprezzo nei confronti dei valori personali, nonché l’intensità del dolo si valuta la somma di tutti danni, in €. 50.000.

Monsummano Terme, lì 22 maggio 2009.                                                       Dott. Eva Polak

Spett.li

CONSOB – Divisione Relazioni Esterne – Ufficio Esposti –

Ufficio Rapporti con i Risparmiatori

Via G. B. Martini, 3 – 00198 Roma

consob@consob.it

BANCA D’ITALIA

email@bancaditalia.it;

bancaditalia@pec.bancaditalia.it

Oggetto: Reclamo per mancata tutela di risparmiatori privati

Sottoscritta Dottor Eva Polak, da 30 anni onesta cittadina italiana, di origine ungherese, residente in Montecatini Terme via Bernini 16, tel 349 4525740, mi rivolgo a Voi chiedendo che vogliate intervenire per l’abnormità dell’attività bancaria esercitata da alcuni soggetti privati i quali avevano ottenuto l’autorizzazione per la raccolta di risparmi privati tra il pubblico.

Il reclamo riguarda i seguenti soggetti dotati di tale autorizzazione:

1) Dott. Massimo Morini, nato in Monsummano Terme (PT), il 23 agosto 1948, residente, su carta, in Corso S. Fedi 22, in Pistoia, di fatto, in Via Carristi d’Italia 6, in Montecatini Terme, di professione dottor commercialista, giudice tributario, consulente del tribunale di Pistoia, revisore contabile, Presidente del Collegio dei Revisori della squadra di calcio La Pistoiese, e di vari Collegi sindacali, ed avente altri incarichi importanti.

L’attività bancaria privata ed autorizzata è esercitata nell’ambito della propria impresa individuale di libero professionista (studi in via Pistoiese 35, in Montecatini Terme ed in Corso S. Fedi 22, in Pistoia);

2) sig. Piero di Vinci, nato in Salerno, il 30.11.1950 e residente in Via Cavour 3 Monsummano Terme (PT), esercitava tale attività all’epoca del fatti nell’ambito dell’impresa individuale “Charlies Shoes” sito in Via Cavour 138, in Monsummano Terme (PT);

3) sig. Roberto Pacini, nato in Monsummano Terme (PT), il 6 marzo 1937, e residente in Via Capannone 27, in Ponte Buggianese (PT), esercitava tale attività all’epoca del fatti, nell’ambito dell’impresa individuale di Anna Morra e Co.,  nonché della Società Diegos S.a.s di R. Pacini e Co., sito in via Pistoiese 35, in Montecatini Terme (PT)

Premetto che

– dal 1988, sono stata contattata dai suddetti soggetti privati, all’inizio dal dott. Morini, poi sull’insistenza dello stesso, dagli altri due soggetti, suoi collaboratori, i quali mi hanno convinta di “investire” nelle loro imprese, quali autorizzate al raccoglimento di risparmi privati tra il pubblico;

– il mio “investimento” riguardava una cifra molto rilevante circa lire 1 miliardo e mezzo investito nell’impresa del dott. Morini perché fino a 2000, sono stati aggiunti altri “investimenti” perché tali soggetti subordinava il rimborso del capitale investito al reperimento di ulteriori investimenti perché, come mi riferivano, avevano da sistemare delle pendenze dovuti ad altri investitori prima che fosse il mio turno;

– per il pagamento dell”’investimento” a termine, erano rilasciati vari titoli di credito, cambiali, assegni bancari, nonché postali, che non sono stati poi accettati dagli Istituti di Credito o perché i conti erano privi di fondi, o erano trattati su conti chiusi da anni ed intestati a terzi soggetti i quali mettevano a disposizione interi blocchetti di assegni ai soggetti “intermediari”, per poter rilasciare un documento che approvava l’esistenza dell’investimento.

Addirittura, dalle indagini della Guardia di Finanza di Montecatini Terme, si è emerso che gli assegni bancari erano tutti falsi, mentre la falsità di altri titoli di credito che non costituivano oggetto della verifica, c’era la deposizione testimoniale dell’autore della falsificazione nel procedimento penale a carico del dott. Morini, RG 1376/01, concluso nel 2008;

– il pagamento dei titoli di credito è stato “garantito” con delle dichiarazioni di prestito, con le quali mi veniva promessa garanzia reale su vari immobili, ma anche queste sono risultate fraudolente perché gli immobili promessi in ipoteca erano già sotto esecuzione forzosa da parte delle Banche (caso del dott. Morini). Quella rilasciata dal sig. Di Vinci non aveva alcun valore perché la Procura della Repubblica di Pistoia rifiutava indagare sui fatti.

Credevo di essere vittima di un’organizzazione per delinquere che truffava e sta truffando i piccoli investitori, le persone di buona fede ed ingenue, quindi ho presentato delle querele a carico dell’organizzazione di “Investimento” alla Procura della Repubblica di Pistoia.

La prima querela del 1999 presentata a carico del sig. Piero Di Vinci,  è stata ignorata. La seconda presentata nel 2000 a carico del sig. Roberto Pacini, è stata archiviata motivando che non avevo la prova che l’”investimento” non sarebbe stato restituito.

Sono passati ben 9 anni e non mi è stato restituito il capitale “investito” e mai avevo preso un solo soldo a titolo di rendimento o dividendo.

Invece, la terza querela presentata nel 2001 a carico del dott. Morini, Cervello dell’organizzazione di “investimento”, non è stata mai indagata, ciò nonostante, il soggetto è stato rinviato a giudizio per il reato di truffa, ma solo per gli assegni postali rilasciatimi privi di copertura (all. 1).

La Procura della Repubblica di Pistoia riteneva di non dover indagare perché il PM assegnatario, dott. Luigi Boccia, ha considerato dalle proprie convinzioni soggettive che i titoli di credito costituissero mezzo di garanzia e non di pagamento.

Per tale ragione gli assegni postali sono stati considerati come rilasciati “in garanzia”, quindi non costituiva reato che non avessero la copertura.

Il dott. Morini non è stato rinviato a giudizio per gli assegni bancari falsi e per gli altri titoli di credito non buoni riciclati a me perché i magistrati ritenevano che non costituisse reato riciclare degli assegni falsi se l’imputato dichiara di averli rilasciato solo per “garanzia”.

Nel 2007, il dott. Morini è stato assolto dal reato di truffa per “prescrizione” dal Tribunale di Pistoia (all. 2), invece nel 2008, la Corte d’Appello di Firenze, l’aveva assolto con la formula piena dal reato di truffa per vari motivi (all. 3):

– la Corte accoglieva l’affermazione della difesa dell’imputato che sosteneva che il mio investimento era solo di lire 500.000 risalente a 2002-2003;

– i giudici della Corte, con la sentenza n. 1645/08, stabilivano che, a quell’epoca, gli assegni bancari nemmeno erano protestabili, ed accoglievano l’affermazione del primo giudice, secondo le quali i titoli di credito sarebbero stati rilasciati solo a titolo di “garanzia”. Quindi, i magistrati ritenevano che io non avrei subito alcun danno economico perché sarei rimasta creditrice dell’imputato che non avrebbe guadagnato null’altro che nella garanzia che è venuta a mancare.

Io come parte offesa non ero legittimata a presentare ricorso in Cassazione, mentre la Procura Generale di Firenze rigettava la mia proposta d’impugnazione perché riteneva che fosse stata emessa una sentenza molto giusta ed adeguatamente motivata.

L’anno scorso, il sostituto procuratore di Lucca, dott. Lucia Rugani indagava per il reato di truffa a carico del sig. Pacini.

Dalle risultanze delle indagini preliminari, la dott. Rugani accertava che non si trattava di truffa, ma solo di un “investimento” effettuato prima nell’impresa individuale della sig.ra Anna Morra convivente del sig. Pacini, poi avrei effettuato altri “investimenti” nella Società Diegos s.a.s. del sig. Pacini e Co..

Sicuramente, il PM avrà accertato che il mio “investimento”, nonché l’autorizzazione a raccogliere dei risparmi privati tra il pubblico, risultava dai libri sociali, quindi chiedeva l’archiviazione del GIP che è stata accolta.

La società Diegos S.a.s. è stata dichiarata fallita nel 2000.

Sono entrata in possesso dell’atto costitutivo della società, il quale espressamente, vieta l’attività finanziaria dall’oggetto socile.

Quanto al sig. Di Vinci, lui era dichiarato fallito da tanto tempo, e quando ero contattata dal dott. Morini per effettuare degli “investimenti” nell’impresa del Di Vinci, il dott. Morini, lo stesso stava organizzando l’apertura di un’impresa individuale sotto il nominativo di una “testa di legno”, fatto che mi è stato celato.

Quindi, dopo i vari “investimenti” mai rimborsati, né il capitale né tramite dividendo, l’impresa del Di Vinci è stata chiusa, quindi i titoli di credito falsi a me riciclati non sono stati onorati, ma ciò nonostante ho dovuto pagare il protesto, senza che la Banca trattaria avesse contestato la difformità della firma a quella depositata.

Nello stesso modo, non sono stati onorati nemmeno gli assegni rilasciatimi dal sig. Pacini, ma io ho dovuto pagare il protesto.

Vi domando, se i giudici della Corte d’Appello ritenevano che gli assegni bancari non erano protestabili all’epoca dei fatti, perché ho dovuto pagare io le spese del protesto?

I sig.ri Di Vinci e Pacini mi dovrebbero in capitale circa lire 70.000.000 (tra tutti i due), il dott. Morini invece, circa lire 1 miliardo e mezzo (all. 4).

Tutti i tre soggetti sono nullatenenti.

Quanto al dott. Massimo Morini, il maggior debitore, la sua residenza fittizia risulta in uno dei suoi studi privo di qualsiasi arredamento. L’attività di libero professionista è esercitata sotto il nominativo dei familiari.

Ci sono altre persone che hanno “investito” nell’impresa individuale di commercialista del dott. Morini che non hanno mai rivisto il capitale ivi “investito”.

Mi sono rivolta alla Procura Generale di Firenze insistendo affinché la stessa voglia intervenire presso di Voi per far revocare l’autorizzazione rilasciata al dott. Massimo Morini ed ai suoi due Soci che, probabilmente, l’avranno ottenuta con l’intervento del dott. Morini avendo già subito gli stessi varie condanne per il rilascio di titoli di credito a vuoto. Il dott. Morini possiede delle conoscenze molto influenti attraverso le quali può ottenere qualsiasi autorizzazione.

La Procura Generale, nella persona della dott. Eva Celotti, mi ha risposto che non rientra nella competenza della Procura Generale a far revocare l’autorizzazione da Voi (o dalla Banca d’Italia), rilasciata ai privati (all. 5).

Tanto permesso, mi rivolgo a Voi affinché vogliate revocare l’autorizzazione ai soggetti sopraindicati, e chiedo che mi vogliate dare delle informazione, da chi sono tutelata io per aver perso questa grossa cifra, che per di più, in maggior parte, era dei miei parenti esteri.

Gli investitori del Cirio, Parmalat, Biond Argentini sono stati tutelati per una cifra molto minore di quella da me investita.

Chi mi cambierà i titoli di credito falsi che a seguito della depenalizzazione dei reati commessi con i titoli di credito, non costituisce più reato, come mi è stato comunicato dal PM indagante.

Io credevo che il titolo di credito sia un mezzo di pagamento e non di garanzia.

Credo che questa sentenza crea una precedente importante e Voi dovreste intervenire nel portarla a conoscenza delle persone comuni come me, per prevenire che fossero truffate altre nella convinzione che un assegno fosse un titolo di pagamento e non un titolo di garanzia.

Rimango a Vostra disposizione per qualsiasi chiarimenti.

In attesa di un riscontro da parte Vostra nel merito dei fatti esposti, porgo cordiali saluti.

Allegati n 6:

  1. rinvio a giudizio
  2. sentenza di primo grado
  3. sentenza di secondo grado
  4. risposta della Procura Generale di Firenze
  5. relazione GdiF
  6. documento d’identità

Montecatini Terme, lì 21 aprile 2009

Dott. Eva Polak

Ill.mo dott. Fucigna,

nell’udienza di ieri, Lei, informalmente mi riferiva che il mancato pagamento dell’assegno di mantenimento costituisce violazione dell’art. 570 c.p.

Invece, come Le ho detto, il dott. Alessandro Buzzegoli del Tribunale di Pistoia ha prosciolto ed assolto con  la formula piena il mio ex-marito (all. 1).

Ho presentato proposta d’impugnazione avverso la sentenza al Procuratore Generale di Firenze, ma il sostituto procuratore, dott. Dario Perrucci, l’aveva rigettata ritenendo che fosse una sentenza molto “saggia” nonostante che la stessa Procura Generale abbia impugnato una sentenza simile emessa dallo stesso Tribunale di Pistoia e che la Cassazione Le abbia dato pure ragione (allego la sentenza ed una sentenza della Corte costituzionale emessa a seguito del ricorso di un giudice di Genova relativa al mantenimento di un maggiorenne) (all. 2-3).

Questa sentenza era frutto di un atto di vendetta e ritorsione da parte dei Palazzi di Giustizia toscani per punirmi per le denunce presentate nei loro confronti da 1996 e poi.

Faccio un piccolo riassunto su com’è stata portata a termine il progetto di “Fottiamo gli assegni di mantenimento alla Polak” dai Lupi travestiti da Pastori che hanno studiato non per applicare le leggi, ma per truffare il prossimo trasformando le aule dei Tribunali in un luogo di delinquenza dove l’Uomo è diventato il Lupo per l’Uomo stesso, a spregio della legge.

Detto progetto è stato esteso alla Procura/Procura Generale di Genova che hanno offerto la protezione-corporativa ai colleghi toscani ed hanno insabbiato le mie querele da Atti “non costituenti reato” senza che si fossero risparmiati nel darsi dei deficienti nella loro buona lena di far sì che le persone non abbiano fiducia nella giustizia.

Come poteva verificare agevolmente dalle richieste di archiviazione dei vari PM, i magistrati di Genova hanno messo in un atto giudiziario che, quali pubblico ufficiali, anzi, i maggiori stipendiati dall’Erario, non hanno alcun obbligo di lavorare, possono scegliersi quanto vogliono lavorare possono applicare le leggi a proprio arbitrio, non hanno alcun obbligo di indagare, possono scegliere contro di chi vogliono procedere, e, a loro scelta discrezionale, possono iscrivere le querele contenenti notizia di reato nel modello da Atti “non costituenti reato” (modello 45) o le persone nominativamente querelate, nel modello 44, a carico di Ignoti.

Considerato che questa pratica abbia trovato piena conferma dagli atti emessi dalla Procura di Torino e Milano, mi fa pensare che Noi cittadini comuni, che non abbiamo altra forza che rivolgersi alle legge, fossimo fottuti proprio da tutta la Magistratura, perché per me la Magistratura è rappresentata da quel campione composto di una centinaia di magistrati che mi stanno fottendo da 1994.

In questa vicenda sono coinvolti i seguenti magistrati:

– dott. Tindari Baglione, quale ex Procuratore-Capo della Repubblica di Pistoia, poi in funzione presso la Procura Generale presso la Cassazione;

– dott. Renzo Dell’Anno, quale Procuratore-Capo della Repubblica di Pistoia;

– dott. Giuseppe Grieco, quale indagante, sostituto procuratore della Procura di Pistoia;

– dott. Alessandro Ghelardini, quale GIP del Tribunale di Pistoia;

– dott. Alessandro Buzzegoli, quale giudice dibattimentale;

– avv.ti Federica Zollo, E. Cecchini, quali Pubblica Accusa onorari;

– dott. Dario Perrucci, quale sostituto procuratore della Procura Generale di Firenze;

– dott. Giorgio Brignoli, quale Procuratore Generale di Firenze;

– Polizia giudiziaria, sez. carabinieri, di Pistoia, quale indagante;

– dott. Roberta Pieri, quale indagante, della Procura di Prato;

– il Procuratore-Capo della Repubblica di Prato, come responsabile dell’operato del proprio sostituto;

e nell’insabbiamento delle vicende connesse a questo, a carico degli avvocati denunciati, avv. Antonio Betti, avv. Giannitalo Papa:

– dott. Renzo Dell’Anno, quale Procuratore-Capo della Repubblica di Pistoia e PM assegnatario del procedimenti imboscati da Atti “non costituenti reato”;

– dott. Ornella Galeotti, quale sostituto procuratore della Procura di Pistoia;

– dott. Lucia Rugani, quale sostituto procuratore della Procura di Lucca;

– il Procuratore-Capo della Repubblica di Lucca, come responsabile dell’operato del proprio sostituto;

ed a loro associati:

– dott. Franceso Lalla, quale Procuratore-Capo della Repubblica di Genova;

– dott Luciano di Noti, quale Procuratore Generale di Genova;

– e una lunga lista di sostituti procuratore: Biagio Mazzeo, Ranieri Miniati, Vincenzo Calia;

– dott. Roberto Fenizia quale GIP del Tribunale di Genova

L’operato del dott. Tindari Baglione: lo stesso ha assegnato il procedimento al dott. Grieco il quale ha insabbiato diversi procedimenti nei quali ero parte. Lui era responsabile personalmente dell’operato del sostituto procuratore.

Nessun avviso è stato dato alla Procura Generale di Firenze che era doveroso ai sensi dell’art. 127 Att. c.p.p. sui fascicolo non proceduti ed il mancato esercizio dell’azione penale;

L’operato del dott. Grieco:

Il PM assegnatario del procedimento RG 1566/02 era il dott. Giuseppe Grieco, autore eccellente di tanti insabbiamenti/aggiustamenti (nella mia vicenda Auto, nella truffa subita dal giudice tributario, dott. Massimo Morini e Co. (tutti Uomini d’Onore), nella truffa subita dalla P.A. in relazione all’”occupazione abusiva” di una casa PEEP assegnatami nello stato grezzo nel 1990 e da me completata, dalla quale sono per essere buttata fuori con tanta di quella Menzogna riportata negli atti in causa dagli Illustrissimi insediati presso il Tribunale civile di Monsummano Terme, presso la Procura/Tribunale di Pistoia, TAR toscana, Corte dei Conti di Firenze e a loro si era associato il Questore di Pistoia).

Il dott. Grieco non riteneva necessario di inoltrare i procedimenti nei quali era coinvolto lui in prima persona, ed i propri colleghi magistrati, per competenza, alla Procura di Genova, ma ha provveduto personalmente a farli archiviare dai propri colleghi GIP.

Il dott. Grieco forse si scordava che a Genova comunque avrebbe trovato la protezione corporativa, quindi sarebbero finiti in una bolla di sapone, ma almeno poteva dare una forma giuridica più rispettanti le norme di legge.

Ho presentato querela il 20 febbraio 2002 per il mancato pagamento degli assegni alimentari (all.4-5). Il 22 aprile 2002 è stato aperto il fascicolo RG 1566/02 per il reato ex art. 570 c.p. ed assegnato al PM Giuseppe Grieco.

La scadenza dei termini delle indagini preliminari era indicata al 7 dicembre 2002. Nonostante che avessi denunciato che non avevamo un solo soldo di entrate e si trattasse di assegni di mantenimento, il PM non ha compiuto un solo atto di indagine, a spregio alla legge (sono previsti 6 mesi per concludere le indagini, e prorogabili per altre due volte).

Il 2 dicembre 2002, il dott. Grieco ha presentato richiesta di proroga dei termini delle indagini preliminari, richiamando delle palesi falsità perché non è stato compiuto un solo atto di indagine (all. 7).

L’operato del dott. Ghelardini:

Il GIP dott. Alessandro Ghelardini, che aveva davanti il fascicolo e poteva verificare agevolmente la falsa motivazione della richiesta, ciò nonostante l’aveva accolta concedendola fino al 6 luglio 2003 (all. 8). Allego un diniego di proroga di un altro procedimento penale a mio carico, nel quale lo stesso GIP richiamava che nessun atto di indagine è stato svolto, e non può essere richiamata il carico di lavoro dell’ufficio. Ma in questo caso non valeva la stessa regola, anzi era lo stesso GIP a richiamare il notevole carico di lavoro per motivare la proroga.

 

Continua l’operato del dott. Grieco:

 

Un mese prima della scadenza dei termini prorogati, il 5 giugno 2003, il dott. Grieco ha delegato le indagini (all. 9). Mai più sono state richieste delle proroghe, a spregio delle norme di legge!

L’operato della Polizia giudiziaria di Pistoia:

A distanza di quasi 2 anni dalla delega del PM, il 22 gennaio 2005 sono stata sentita in S.I. (all. 10) ed il 9 febbraio 2005, sono state subdelegate le indagini alla G. di F. di Bologna (all. 11), la quale ha accertato la vendita di tutti i beni alla convivente del mio ex-marito (all. 12).

 

La relazione è stata trasmessa il 13 aprile 2005 al PM, nella quale si fa riferimento pure della sentenza della Corte d’Appello di Firenze che aveva riformato quella di primo grado, il 30 ottobre 2002, a distanza di 8 mesi dalla presentazione della mia querela!

Ciò nonostante, il PM non “ravvisava” né il reato di elusione del provvedimento di un giudice ex art. 388 c.p., né il coinvolgimento della convivente del mio ex-marito la quale l’aveva aiutato di celare i beni per non pagarci gli assegni di mantenimento, di conseguenza il favoreggiamento, non provvedeva per emettere un sequestro conservativo penale sui beni di ambedue.

Allego un articolo su un sequestro conservativo penale emesso sui beni della convivente di un avvocato, ma ancora la legge non è uguale quando si tratta di Eva Polak (all. 13);

Il  31 maggio 2005, sono state concluse le indagini preliminari, a distanza di 3 anni e mezzo (all. 14). Il PM ha contestato il solo reato ex art. 570 c.p. commesso ai sensi di una sentenza di primo grado, ineffice che era carta straccia essendo stata già riformata dai giudici di secondo grado!!!

Nemmeno l’aggravante della continuazione è stata contestata, nonostante che si tratti di reato perpetuo.

Al mio reclamo informale, il PM mi rispondeva che non ha alcuna rilevanza se si trattava di lire 1.000.000 o 1.500.000, invece ne aveva tanta, come poi si vedrà.

Solo a distanza di 9 mesi, il 16 febbraio 2006 è stato emesso il decreto di rinvio a giudizio. La prima udienza di smistamento era fissata per il 4 luglio 2006. Il dott. Grieco, PM togato nell’udienza di smistamento, non ha prodotto nessuna prova!

Il 29 giugno 2006, è stata emessa la sentenza della Cassazione che ha confermato la sentenza di secondo grado.

Le sentenze civili:

– il provvedimento del 30 luglio 1994 disponeva il pagamento di lire 1.500.000 da aggiornare con l’indice ISTAT (che mai sono state corrisposte) (all. 15);

– la sentenza civile del Tribunale di Pistoia, di primo grado, del 24 gennaio 2001, ci ha ridotto gli assegni alimentari ad effetto retroattivo dal 30 luglio 1994 a lire 1.000.000, l’unica sentenza così vergognosa in tutta l’Italia (all. 16)!!!

– la sentenza civile della Corte d’Appello di Firenze del 30 ottobre 2002, ha riportato gli assegni di mantenimento a lire 1.600.000 ad effetto retroattivo dal 30 luglio 1994;

– la sentenza civile della Cassazione del 29 giugno 2006, ha confermato la sentenza di secondo grado.

Il Vecchi è tornato a corrispondere gli assegni per 5 mesi per la metà di quelli sentenziati, € 516.

Alle udienze successive, la Pubblica Accusa era rappresentato dai PM onorari, avv. Zollo e Cecchini.

La Zollo ha già aggiustato altri procedimenti quali PM e per i quali l’avevo denunciata alla Procura Generale di Firenze.

Infruttuosamente, sia io che mio avvocato, abbiamo presentato richieste di modifica/integrazione del capo d’imputazione, memorie (all. 17).

La dichiarazione della sentenza di non luogo a procedere poteva avvenire solo tra le parti, cioè tra l’imputato ed il titolare dell’esercizio dell’azione penale, il Procuratore-Capo della Repubblica e non dal delegato PM onorario.

Questo doveva avvenire prima del dibattimento, ma nessuno di queste regole era rispettato.

Il giudice richiamava nella sentenza (all. 18) che i certificati medici erano assai risalenti nel tempo, ma l’ultimo risaleva a due settimane prima dell’udienza e non ha capito che questi erano presentati a dimostrazione dello stato di salute di mio figlio che non era passeggero, ma, sempre e continuamente, è soggetto a gravi episodi.

Poi lo stesso richiamava che non avevo restituito i soldi che avevo già riscosso prima della sentenza di primo grado ed agli effetti di questa che era già riformata e giaceva sul proprio banco, anzi da quella copiava il contenuto.

Il giudice si basava su una lettera speditami dall’avvocato del Vecchi il quale mi intimava di non continuare nel precetto in quanto ero io a dover dare dei soldi al Vecchi, senza però che fosse stato opposto l’atto di pignoramento da me notificato, ai sensi della legge (all. 19).

Il giudice, questa volta, non ordinava la modifica del capo d’imputazione, invece nel procedimento-truffa a mio carico RG 1690/01, lo stesso ha infilato una denuncia di smarrimento nel dibattimento, perché le tre querele di furto sono state improcedibili, quindi avrebbe dovuto emettere sentenza di non luogo a procedere, e lo stesso provvedeva per la modifica del capo d’imputazione.

Quella volta, il dott. Buzzegoli non poteva emettere sentenza di non luogo a procedere perché sono stata rinviata a giudizio solo per riportare nella sentenza la versione falsa del giudice tributario, dott. Massimo Morini “assolutamente non credibili”, che mi ha truffato tutto, come “versione concordante di ambedue parti” che serviva, nel processo futuro, per assolverlo dal reato di truffa commesso in associazione per delinquere di stampo mafioso.

Quindi, il giudice riteneva che il Vecchi non aveva nulla da darmi perché avevo i soldi accumulati dal 1994 che dovevo rendere e l’ha assolto e prosciolto con la formula piena fottendoci gli assegni alimentari. Il giudice ignorava che avevo anch’io da avere l’assegno (nel 2005, a Palermo, è stata arrestata una persona perché non pagava l’assegno spettante alla moglie, se vuole posso inoltrare l’articolo del giornale).

La seconda udienza di dibattimento, il 28 novembre 2006, era rinviata per le esigenze personali del PM (di allattamento), ma con l’espediente che il PM voleva replicare.

Invece, nella seconda udienza di dicembre, nella quale non mi ero presentata perché non mi piacevano le udienza teatro, già diverse volte celebrate dal giudice Alessandro Buzzegoli, che gli ho portato a conoscenza in diverse lettere, precedentemente,  il PM diceva che nulla aveva da replicare (all. 20).

Quindi, il dr Buzzegoli mi ha fottuto i soldi di mantenimento,  quelli truffatimi, di recente la casa, un sequestro conservativo penale, civile, archiviava il reato di falsa perizia del CTU da frode processuale perché lo stato non voleva procedere, archiviava il procedimento a carico della Banda del dott. Morini.

Successivamente, nel 2007 e 2008, ho presentato altre due querele a carico del Vecchi insistendo che sia processato ai sensi della sentenza di secondo grado che non era avvenuto, ma i magistrati di Pistoia si sono astenuti “fittiziamente” e il sostituto procuratore, dott. Roberta Pieri della Procura di Prato non ha mai né chiesto la proroga dei termini perché sta aspettando che si maturino le condizioni della prescrizione (all. 21).

Ecco la mia situazione presso gli organi giudiziari toscani che godono della massima protezione da Voi a Genova.

Spero che si rende conto meglio di me, come sono stata fottuta da una certa Magistratura e da una certa Avvocatura.

Questi sono gli atti che avrebbero dovuto i i PM di Genova se si degnavano di indagare sulle mie querele presentate a carico dei magistrati toscani.

Non vorrà dire che si tratta di lamentele di merito di competenza della Cassazione dalla quale siamo escluse Noi parte offesa dei reati commessi a Nostro danno ed a maggior ragione perché sono costretta a mendicare per l’istituto truffa, il gratuito patrocinio non riconosciutomi a Genova.

Vorrei che qualcuno volesse fare da sé un bell’esame di coscienza se è degno ad assolvere una funzione così importante nella quale si gioca della vita di altre persone.

Trasmetto ai PM di Genova se vogliono processarmi per i fatti qui descritti, visto che nemmeno ci vuole essere iscritti a registro e ci potete processare per qualsiasi reato.

Ovviamente, a nostro carico non sono iscritti nel registro 45, da Atti “non costituenti reato”, o 44 registro contro Ignoti, come di solito fanno i PM di Genova.

Allegati n. :

  1. sentenza Buzzegoli
  2. sentenza Cassazione
  3. sentenza Corte Costituzionale
  4. querela 2002
  5. trasmissione querela + ordine di iscrizione a registro
  6. frontespizio fascicolo
  7. richiesta di proroga dei termini delle indagini preliminari
  8. ordinanza di proroga + diniego di proroga
  9. delega indagini
  10. S.I. Polak
  11. subdelega indagini
  12. relazione di indagine
  13. articolo giornale
  14. trasmissione indagini al PM
  15. provvedimento del 1994
  16. sentenze civili di 1°, 2° grado e Cassazione
  17. richieste modifica capo d’imputazione + memorie
  18. sentenza penale
  19. lettera avvocato
  20. verbali di udienza
  21. querele 2007 e 2008

Ossequi.

Dott. Eva Polak

Al giudice di Pace, Tribunale di Monsummano Terme.

Memorie e art. 90 c.p.p e Richieste ex art. 121 c.p.p.

Proc. pen. RG 392/08

Udienza: 22 maggio 2009

Sottoscritta Dottor Eva Polak, cittadina italiana onesta, nata il 19.1.1953 in Ungheria, residente e domiciliata in Montecatini Terme via Bernini 16, in qualità di parte offesa e danneggiata,

premesso che,

1) ai sensi dell’art. 1 del Dlvo. 274/2000, il titolare dell’esercizione dell’azione penale, il procuratore della Repubblica presso il tribunale nel cui circondario ha sede il giudice di pace è parte nel processo.

Dal 2007, il procuratore-capo, dott. Renzo Dell’Anno, si era astenuto dai procedimenti nei quali sono parte (allego uno delle tante astensioni).

Gli atti compiuti da un magistrato astenuto sono nulli, quindi, la delega rilasciata alla Pubblica Accusa è colpita di nullità;

2) non mi è stato riconosciuto il gratuito patrocinio nonostante che la domanda era presentata sul modulo in uso presso il tribunale, quindi mi è stato negato il diritto di poter tutelarmi da un avvocato.

L’Ordine degli Avvocati di Pistoia ha ordinato ai propri iscritti di non accettare incarico da me, così sono esclusa dalla tutela giuridica e dall’accesso al servizio pubblico della giustizia;

3) ai sensi dell’articolo 16 del Dlvo. 274/2000, le indagini dovevano chiudersi entro 4 mesi, che sono prorogabili ad altri 2, in caso di particolare complessità. Invece, sono passati ben 4 anni dalla presentazione della querela senza che fossero svolte le indagini, che dovevano comprendere quelle favorevoli all’indagato ex art. 358 c.p.p., o fosse presentata richiesta alla proroga del termine delle indagini. L’omissione era finalizzata per favorire la prescrizione con dolo e in malafede, a spegio della legge e dei diritti della parte offesa.

Tanto premesso, insisto affiché la S.V. voglia

1) dichiarare la propria competenza e trasmettere il fascicolo al distretto più vicino, Bologna;

2) voglia riconoscermi il gratuito patrocinio e sollevare la questione di illegittima costituzionale della norma che non prevede l’autodifesa, per il mancato recepimento dell’art. 6 comma 3 della CEDU, perché è incostituzionale che io sia esclusa dall’accesso alla giustizia a seguito del circolo vizioso creatosi: gli avvocati appartenenti alla circoscrizione di Pistoia, non accettano l’incarico da me avendo avuto delle disposizioni in merito dall’Ordine. Quelli esterni non lo accettano perché lo Stato non paga le spese di spostamento e comunque si ritengono sottoretribuiti. Non per questo, devo essere eclusa dalla tutela giuridica che mi spetta ai sensi degli artt. 2, 3, 24 della Costituzione e degli artt. 1 e 6 della CEDU.

Se voglio sbagliare la mia vita e accollare i costi di una difesa cattiva, deve essere di mia libera scelta e non imposta dalla legge che mi costringe a farla sbagliare da liberi professionisti appartenenti ad una lobby medioevale. Diversi paesi della CEE più democratici dell’Italia ritengono i propri cittadini sufficientemente maturi per difendere i propri interessi personalmente, che conoscono meglio da qualsiasi libero professionista;

3) l’organo adito non è abilitato a ricevere denunce, quindi insisto affinché, nella sua qualità di pubblico ufficale ex art 358 c.p., voglia presentare istanza di procedere, ex artt. 331-333, alla Procura competente per omissioni in atti di ufficio, favoreggiamento, falso ideologico del quale sono colpiti gli atti, e per la mancata astensione del procuratore capo da questo procedimento.

Il giudice di Pace non è conferito del potere di pronunciarsi sull’incostituzionalità o meno delle norme di legge, quindi, ha obbligo di trasmettere la questione sollevata alla Corte costituzionale.

Nella stessa misura, lo stesso non dispone della funzione legislativa e non può revisionare le leggi che impongono al pubblico ufficiale di presentare istanza di procedere per reati di procedibilità d’ufficio dei quali viene a conoscenza nello svolgimento della propria funzione.

Allegati n. 2:

  1. un atto astensione
  2. ammissione al gratuito patrocinio redatto su modulo del tribunale

Con osservanza.

Monsummano Terme, lì 22 maggio 2009                                         dott. Eva Polak

Al dott. Marco Mecatti presso la cancelleria del Tribunale penale di Pistoia,

che Le scrive, dott. Eva Polak, da 30 anni cittadina onesta.

Ho presentato nel Suo ufficio, personalmente, senza l’assistenza di un avvocato, tantissime domande al gratuito patrocinio indirizzate al GIP .

Ho sempre redatto le domande sul modulo prestampato, in uso da Lei (ne allego alcuni), che contengono tutti i requisiti necessari previsti dal DPR 115/2002, compresa l’autocertificazione sulla composizione della famiglia, sul reddito.

Non ho mai presentato alcun allegato essendo tale modulo completo e mai mi è stata richiesta alcuna documentazione integrativa.

Il modulo contiene i requisiti dell’art. 79, e l’art. 93 prevede espressamente che la domanda va presentata dall’interessato, direttamente.

Tutte le domande sono state accettate, eccetto alcune relative ai procedimenti iscritti nel registro degli atti non costituenti reato, quindi il rigetto era motivato dal GIP con inesistenza di un procedimento penale in corso. Invece, alcuni dei GIP mi hanno ammesso al gratuito patrocinio anche per tali fascicoli (in allegato).

Le domande mai sono state rigettate perché non avevo prodotto la documentazione. In un procedimento, il GIP ha dichiarato inammissibile la domanda, ben tre volte, perché Lei non avrebbe “autentificato” la mia firma e, in un’altra domanda, non era specificato l’anno al quale si riferiva il redditto, perché il modulo conteneva che si riferisse all’ultimo anno.

La quarta volta, invece, è stata accolta la domanda (in allegato).

Oggi è stata celebrata un’udienza penale davanti al giudice di pace di Monsummano Terme, nel quale sono parte offesa (RNG 392/07, R.D 48/09).

L’anno scorso ho presentato domanda al gratuito patrocinio sullo stesso modulo che usavo sempre, nella fase preliminare.

Il GIP, l’avvocato Ilaria Bagnoli, ha dichiarato inammissibile la domanda ritenendo che “non fosse chiara” l’indicazione dei redditi, facendo salva di poter riproporla (in allegato).

Il GIP, essendo un avvocato, a maggior ragione, doveva conoscere la legge, e sicuramente, avrà già avuto a che fare con il modulo da Lei usato.

Ho avuto risposta oltre due mesi, invece dei 10 giorni previsti dalla legge, e non potevo proporre ricorso non essendo stato un rigetto, ma una dichiarazione di inamissibilità che per legge, potrebbe essere riproposta.

Oggi, ho riproposto la stessa domanda direttamente al giudice di pace, avv. Manila Peccattini, redatta sullo stesso modulo (per non sbagliare), autocertificando la composizione della mia famiglia, il reddito relativo all’anno 2008, uguale a zero.

La difesa dell’imputata, si opponeva alla domanda di gratuito patrocinio ritenendo che questa può essere presentata solo da un avvocato e non dalla parte.

Infruttuosamente, eccepivo al giudice che secondo la legge è la parte che deve presentare la domanda. Il giudice riteneva che prima avrei dovuto nominare un avvocato il quale poi avrebbe potuto presentare la domanda al gratuito patrocinio.

Visto che l’ammissione produce effetti solo dalla data di presentazione della domanda, io con reddito zero, dovrei pagare un avvocato per poter chiedere il gratuito patrocinio?! L’affermazione del giudice non è solo un’assurdità, un paradosso, ma anche espressione della malafede e dolo.

Comunque, il giudice onorario, ha dichiarato inammissibile la domanda associandosi al precedente rigetto, anche se avevo indicato espressamente il reddito per l’anno 2008. La difesa insisteva che la domanda già dichiarata inammissibile non poteva essere riproposta, eccezione condivisa pienamente dal giudice onorario.

Ho evocato che le mie condizioni del reddito si sono molto peggiorate rispetto alla domanda precedente, che sempre rientrava nel limite di reddito, ma il giudice non voleva sentire di ragioni.

Me lo sono immaginata di questo comportamento, visto che si sta procedendo da persone astenute dai procedimenti nei quali sono parte, e parti offese nei procedimenti a mio carico aperti a seguito delle loro denunce, ho preparato memoria ex art. 90 c.p.p. e richiesta ex art. 121 c.p.p. nelle quali, tra le altre ragioni, chiedevo pure, di trasmettere gli atti alla Corte costituzionale per sollevare l’incostituzionalità delle norme che m’impongono di avvalermi del servizio dei liberi professionisti, che non sono grado di contribuire, quindi mi è negato il diritto all’accesso alla giustizia.

Il giudice non ha voluto accettare l’atto accogliendo le eccezioni della difesa imputata che richiamava che anche questo atto, previsto dalle norme di legge come diritto della parte offesa, e non della parte civile, può essere presentato solo tramite un avvocato e non dalla parte offesa!

L’avv. Peccatini mi ha comunicato se lasciavo l’atto sul suo banco, lo avrebbe lasciato lì, senza inserirlo nel fascicolo dibattimentale.

Ovviamente, l’avvocato non ha voluto verbalizzato che avevo presentato le memorie.

La Pubblica Accusa rappresentata all’avv. Federica Zollo, che avrebbe il compito di sorvegliare sul regolare svolgimento dell’udienza, nel rispetto della codice di procedura penale, ha consentito tutta l’illegittimità del giudice, con dolo e malafede, consapevole che anche questa volta si sta spostando la giustizia alla parte che più li aggrada. La stessa è rimasta impassibile alla mia richiesta di far rispettare le norme.

Ho chiamato i Carabinieri per intervenire per le illegittimità commesse in udienza dai pubblico ufficiali, ma questi non erano disponibili, ovviamente perché la richiedente era Eva Polak.

Di recente, ho avuto la stessa esperienza con un altro giudice di pace, l’avv. Chiara Guazzelli, il quale, addirittura, motivava il rigetto della domanda, alla quale ho allegato il certificato ISEE areddito zero, che questo non sostituisce la dichiarazione di reddito. La dichiarazione di reddito non è proprio prevista per  chi non ha redditi.

A dimostrazione delle mie ragioni, ho presentato la citazione a giudizio civile che pende a mio carico per occupazione abusiva dell’appartamento da Noi abitato, la delibera comunale che dichiara che non pago nulla ad alcun titolo, alcune delle bollette delle utenze, a dimostrazione che pago il minimo necessario di luce, metano (riscaldamento mai acceso), ma l’avvocato emetteva il rigetto, prima che scadesse il termine datomi per integrare la domanda, falsamente indicando che non avevo prodotto alcuna documentazione.

Naturalmente, non ho la documentazione dimostrativa che alcune persone di buon cuore mi pagano le bollette, per non farci staccare le utenze, perché mai avevo preteso da loro alcun’attestato e questo non può essere considerato un reddito.

Per essere beffata di più, l’avv. Guazzelli ha fatto arrivare la notifica della richiesta di integrazione della domanda all’ufficiale giudiziario, il 3 aprile 2008, dandomi un termine fino al 30 aprile 2009, ma prima che tornasse la ricevuta di ritiro della notificazione, il 8 aprile 2009, ha dichiarato inammissibile la domanda, che ovviamente, come ritengono i giudici di pace, non può essere riproposta. Anche questo giudice onorario disattendeva i 10 giorni previsti per la risposta alla domanda al gratuito patrocinio e solo, a termini scaduti, chiedeva l’integrazione della stessa.

Quindi, mi è stato imposto un avvocato di ufficio, al quale nulla frega di una difesa di ufficio, e lo dovrò pure pagare la sua parcella con il reddito zero, avendo i diritti di legge all’ammissione al gratuito patrocinio (allego la documentazione di questa vicenda).

L’avv. Peccatini non mi ha voluto credere che non avevo mai allegato alcuna documentazione alle domande di gratuito patrocinio a Lei presentate, nonostante che io ne avvessi prodotto una, sulla quale Lei certifica che ero io a presentare la domanda personalmente, e non l’avvocato.

Quindi, Le chiedo, per favore, non avendo alcun altro mezzo di dimostrare le mie ragioni, che comunichi ai giudici di pace sopraccitati, che non avevo mai presentato alcun allegato alle domande all’ammissione al gratuito patrocinio, ciò nonostante l’avevo ottenuto, che i dati indicati nel modulo sono sufficienti perché per questi è prevista l’autocertificazione, com’è contenuta nel modulo, che la domanda si può presentare senza l’assistenza di un avvocato ex ante delegato, che la domanda dichiarata inammissibile si può ripresentare e chi è sotto il reddito indicato  può avvalersi dell’istituto, secondo le norme costituzionali, artt. 2, 3 e 24 della Costituzione, nonché artt. 1 e 6 della CEDU (che mi sembrano che i pubblici ufficiali non le conoscano proprio, quanto meno il DPR 115/2002, né come avvocati né come giudici onorari e la stessa si può dire della Pubblica Accusa alla quale è demandato il compito di far rispettare le leggi, ex art. 124 c.p.p., che dovrebbero rispettare pure i giudici onorari. Ma si sta che le conoscano anche, solo che non si risparmino nel darsi dei defincieti nella loro buona lena nell’agire da Lupi travestiti da Pastori nel proteggere gli agnelli).

Il DPR 115/2002 stato disposto come unico per ogni materia, e non capisco proprio da cosa nasce questa gran voglia di revisionare le leggi dello Stato dai giudici onorari, dalla Pubblica Accusa onoraria, i quali non sono stati conferiti del potere legislativo.

Mi domando, in quali mane sono ancora capitata?

Cordiali saluti.

Dott. Eva Polak

Procuratore-Capo, in S.P.M., della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pistoia, ai sensi degli artt. 1. c. 1-2 e 2. c. 1. D.L.vo 20 febbraio 2006, n. 106

Richiesta urgente di modifica capo d’imputazione

Proc. pen.. n. RG 1376/01

Imp.: Rag. Massimo Morini

P.o.: Dott. Eva Polak

Sottoscritta dott. Eva Polak, cittadina italiana, nata a Tofej (Ungheria) il 19/01/1953 e residente in Montecatini Terme via Bernini 16, premesso che:

a) il 23/11/00, sono stata accusata, indirettamente, tramite denuncia di smarrimento, di furto di assegni, da Morini Massimo. Appena ho saputo della denuncia, il 3.3.01, ho presentato querela di falsa denuncia e per truffa per i fatti subiti a partire dal 1986 da Morini e dagli amici-clienti dello stesso Di Vinci Piero e Pacini Roberto;

b) il 20.3.01, il 9.5.01 ed il 20.05.01, il Morini mi ha accusata, direttamente, tramite 3 querele, di furto di assegni postali ;

c) sono stata processata per furto, falsificazione di firma. Nel procedimento 1690/01  sono stati riuniti anche i fatti lamentati da Morini nelle 3 querele;

d) sono stata assolta, con la formula piena, con sentenza n. 140/04 Reg.Sent. del Giudice di Monsummano T., passata in giudicato in Corte d’Appello, il 23/7/05. Il Giudice di primo grado ha ordinato la trasmissione degli atti alla Procura di Pistoia per procedere di ufficio nei confronti di Morini per calunnia;

e) gli atti mai sono stati trasmessi, e per questo motivo, ho presentato quattro querele per calunnia, una per ogni querele per le quali sono stata processata, che implica un reato indipendente secondo la giurisprudenza in vigore;

f) La Procura di Pistoia ha rinviato in giudizio il Morini nel 2006 (doc. 1), ma solo per la denuncia di smarrimento,  procedimento che ha scaturito dalla mia querela del 3.3.01, la quale è precedente alle tre querele di Morini di furto, e procede solo per gli assegni postali e non per quelli bancari rilasciati su conti da 5 anni chiusi. Tutto è documentato ed è nel fascicolo del PM;

Per le mie querele di calunnia è stata richiesta l‘archiviazione con la motivazione che è già in corso il procedimento 1376/01 RG in Monsummano T. per gli stessi fatti, ma questo non è, assolutamente vero perché il Morini è processato solo per la denuncia di smarrimento degli assegni postali  e non per le querele di furto, nonché per truffa per gli assegni bancari.

Le querele sono state assegnate alla Dott. Corsini, amica di Morini e poi al Sottosanti, mentre la mia querela del 2001 è stata proceduta dal Dott. Boccia;

g) senza visionare il fascicolo, indovinando perfettamente questa motivazione, ho presentato opposizione all’archiviazione insistendo per la fissazione di udienza. Non è stata fissata l’udienza da me richiesta, ma è stata accolta la tesi del PM ed il fascicolo è stato archiviato “in plano” (doc. 2). Ho avuto l’ordinanza solo dietro istanza specifica.

h) nel procedimento RG 1376/01, scaturito dalla mia querela 2001, non risulta il procedimento a mio carico concluso con assoluzione, e si procede, esclusivamente, per la denuncia di smarrimento degli assegni postali, non per gli assegni bancari e non per le querele di furto (doc. 3).

Il Giudice nulla sa sul procedimento di assoluzione, per il quale doveva essere iniziato di ufficio il procedimento di calunnia! Infruttuosamente, sono state avanzate, ben 4 richieste di modifica di capo d’imputazione per i fatti sommersi nel fascicolo fin dall’inizio, ma non contestati, i quali si sono, poi, emersi durante il dibattimento, ma il PM, proprio non vuole modificare il capo d’imputazione. Le prove sono documentali e d è tutto nel fascicolo del PM, prove sulla truffa continuata che ho subito dal 1986 da Morini e dagli amici di questo, ma la Procura non vuole proprio procedere nei confronti dello stesso (per 25 anni giudice tributario).

Il Morini non viene processato per le querele di furto fasulle presentate nei miei confronti!

i) infruttuosamente, ho avanzato ben 3 istanze di modifica di capo d’imputazione che doveva comprendere la truffa continuata anche per gli assegni bancari.

Dovevano essere citati in giudizio gli amici sopra rammentati di Morini, l’amico avvocato Mangiantini Marco Libero il quale si è prestato per sottrarre un terreno dal mio sequestro conservativo riconosciutomi nel procedimento civile 1156/01 del Tribunale di Pistoia intraprendendo un’esecuzione forzata su tutti gli immobili di Morini per un vecchio credito professionale del 1996, meno di 2milioni di lire, RE 44/01, operazione per la quale è stato pagato dagli eredi Morini.

j) l’ordinanza di archiviazione fa richiamo al procedimento in corso, di conseguenza questo deve comprendere anche le tre querele per furto.

k) Ai sensi dell’art 368 c.p., la calunnia è un reato procedibile d’ufficio, che nel mio caso è stato ommesso, addirittura, la sentenza della Cassazione sez. VI. 17.12.88 n. 12655 dichiara che non è richiesta una denuncia in senso formale, però io ho presentato querele formali molto dettagliate non richieste dall’art. 120 c.p.;

e) Secondo la sentenza della Cassazione sez. VI. 11.02.89 n. 2030, più reati di calunnia che attribuiscono una pluralità di reati si attribuisce a ciascuno uno specifico evento;

La sentenza della Cassazione sez. VI. 11.11.03 n.  43018 ritiene che, successivi atti avendo oggetto dello stesso reato sono considerati per commissione di più reati.

Ciò considerato, le querele nei miei confronti devono essere considerate come una pluralità di commissione di reato di calunnia;

Tanto premesso, insisto che l’intestato Organo voglia disporre la modifica di capo d’imputazione e procedere nei confronti di Morini per il reato di truffa aggravata per gli assegni postali, per calunnia per le tre querele di furto, e delle persone soprarammentate.

Chiedo di essere avvisata per iscritto sulla decisione dell’Organo in merito della presente.

Allegati n.: 3

  1. avviso di conclusione indagini
  2. ordinanza di archiviazione
  3. tre querele di furto

Si riserva ogni diritto di legge.

Pistoia, 9.12.06.                                                                                    Dott. Eva Polak

Ecc.mo Dott. Luigi Boccia presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pistoia.

Richiesta urgente di modifica di capo d’imputazione.

Proc. 1376/01 RNR

4829/01 GIP

Ud.: 14/03/06.

Imputato: Rag. Massimo Morini

P.o.: Dott. Eva Polak

La sottoscritta Dott. Eva Polak, cittadina italiana, nata in Ungheria il 19/01/53, e residente in Montecatini Terme (PT) in Via Bernini 16, fa richiesta alla S.V. Ill’ma che voglia modificare il capo d’imputazione nei confronti del Massimo Morini per i seguenti

m o t i v i

1) Ho presentato querela nei confronti di Morini il 03.03.01, ben 5 anni fa, la quale è stata integrata varie volte e accompagnata di una vasta documentazione. Nelle querele ho indicato il nominativo di diverse persone ed ho chiesto di essere sentita personalmente ed essere avvisata in caso di archiviazione.

2) In tutti questi anni, non sono mai stata avvisata sulla proroga delle indagini preliminari, non sono stata mai sentita, le persone da me indicate non sono mai state chiamate a deporre.

3) Ho presentato circa, 9 istanze di solleciti, ho chiesto il sequestro conservativo e preventivo a tutela dei miei diritti, mai ne ho avuto risposta.

4) Di recente, ho estratto copia del fascicolo ed ho notato che nessuna attività investigativa è stata svolta eccetto le ricerche di residenza e la produzione della fedina penale, non risulta alcuna richiesta di proroga dei termini.

5) Pur essendo consapevole che Lei ha solo “ereditato” questo fascicolo, Le domando come vorrà sostenere l’accusa? Tutto si baserà solo sulle mie querele o perché il caso è destinato a priori per l’archivio a causa della prescrizione?

6) Infruttuosamente, ho chiesto la riunione dei fascicoli di Morini, di Pacini e Di Vinci, quest’ultimi agivano sulle scie e sulle direttive di Morini, e ci ha lucrato anche sui guadagni degli amici, ed assegnare i procedimenti ad un solo Magistrato per una visione unitaria dei fatti. Ora, dovrò citare queste persone da testimoni, i quali mi aggredivano, mi minacciavano, mi sono debitori, sono clienti-amici di Morini ed a piena conoscenza dei fatti? Diranno poi la verità? Mi sembra che qui tornerà il bumerang.

7) Con tutti i fatti descritti dettagliatamente, il Morini è stato rinviato a giudizio solo

a) per calunnia ex art. 368 a causa della denuncia di smarrimento del 23.11.00, reato di cui lo stesso è già accusato nel procedimento 2611/05 GIP. Quante volte il Morini potrà essere processato contestandogli lo stesso fatto?

b) per truffa semplice ex art. 640. E’ una presa in giro o uno scherzo? Il Morini per ben 16 anni mi ha fatto credere una cosa per un’altra, assieme ai suoi amici, e mi deve un miliardo e mezzo. Questa cifra per Voi, può essere irrilevante senza ravvisando l’aggravante, ma per me è una cifra ingente per la quale devo rendere conto, e ne sono responsabile, ai miei parenti all’estero.

8) Il Morini ha presentato querele nei miei confronti, successivamente, ma per me sono stati inventati tanti di quei reati poi risultanti infondati. Io sono stata già processata sia in primo ed in secondo grado, con rinvii lunghissimi, ed assolta con la formula piena.

Probabilmente, il Morini, ed i suoi amici sicuramente non visto che nei confronti di loro era tutto archiviato, non ne dovrà rispondere.

9) La Procura ha dato tutto il tempo necessario al Morini di spogliarsi dei propri beni coadiuvati dai familiari, amici, ex-dipendenti, in modo che io non possa mai riavere nulla da questa cifra.

Qui mi renderà i soldi portati via? Lo Stato se citerò il Ministro della giustizia per quello che non è stato fatto? A me va benissimo anche così, basta che qualcuno ne risponda.

10) Ho esposto tutto precisamente e l’ho depositato alla Vs scrivania senza essere presa in considerazione, probabilmente nemmeno è stata letta quello che ho scritto.

11) Di esperienza, ribadisco che non è possibile cambiare il capo d’imputazione quando si è davanti il Giudice perché mi è permesso solo a rispondere a domande precise senza poter coinvolgere altri capi d’imputazione, a maggior ragione altre persone. Se questo avvenisse di miracolo, sarebbe un’ulteriore perdita di tempo che rafforzerebbe la prescrizione del reato.

12) Se Voi non fate le indagini, è chiaro, che non troverete mai le prove!!!

Io, mai sono stata sentita, non sono né avvocato tantomeno magistrato e non posso avere la conoscenza legale di queste funzioni.

Se devo fare io tutte le investigazioni, datemi anche i vostri poteri conseguenti! Io li eserciterò senza timore, arresti, perquisizioni, ispezioni, anche in tribunale non esclusi gli uffici pubblici, enti locali, Commissione tributaria etc.

13) Per tutti questi motivi chiedo urgentemente, immediatamente, che sia integrata il capo d’imputazione con i seguenti reati:

a) che sai contestata l’aggravante della truffa perché si tratta di una somma ingente e la continuità del reato;

b) appropriazione indebita per le somme trattenute dell’assegno a me regalato da Giovanni Palombelli di Roma, per il controvalore trattenuto dei due cambiali di Pacini da me consegnati al Morini per la riscossione e per i due assegni riscossi dal Morini per conto mio dal Di Vinci Piero e per la mancata consegna dei cambiali di Poccianti ritirati per conto mio dalla Cassa di Risparmio di Montecatini;

c) dissimulazione d’insolvenza per essersi liberato di ogni bene mobile ed immobile;

d) per avermi minacciato di non riscuotere i soldi e delle conseguenze negative in caso se mi rivolgo alla Magistratura;

e) per aversi creato falsi creditori di libero professionisti i quali sono riusciti a far vendere il terreno con il mio sequestro conservativo sopra prima della divisione ereditaria senza avvisarmi sull’ordinanza, sulla divisione della somma e sulla restrizione del mio sequestro conservativo (e di riflesso tutti gli effetti negativi: rigetto della richiesta di gratuito patrocinio per poter opporsi a questa vendita scandalosa di velocità supersonica);

f) siano chiamati in causa gli amici di Morini con l’aggravante di continuato del reato di truffa e di collusione tra loro;

h) per il summit che hanno organizzato per querelarmi di false accuse;

g) e per tutti gli altri reati che Voi sapete ravvisare meglio di me nelle denunce, memorie, allegati già prodotti.

15) Anche alla Procura sopravale il convincimento a priori come nota in una costituzione depositata al Giudice, l’avvocato di Morini “c’è da riflettere sul fatto che una straniera capitata in Italia dall’Ungheria….”? E’ questo il motivo alla base che non posso da 12 anni in queste parti ad accedere alla giustizia, tutelare  e far tutelare i miei diritti? Se fosse così, almeno ditemelo e non vi “disturbo più” e le mie vicende le racconterò al macellaio ed al giornalaio che, forse sarebbero, almeno, solidali con me. A chi devo chiedere giustizia se non a Voi che siete pagati per quello?

16) L’urgenza della modifica scaturisce dal fatto che l’udienza è chiamata il 14.03.06 e ci vuole tempo per la notifica.

A Lei è demandato il compito di modificare il capo d’imputazione.

Insisto per quanto soprarichiesto per i motivi di cui sopra dettagliatamente descritti.

Rimango alla Vs. disposizione per ulteriori chiarimenti e mi riservo su ogni diritto di legge.

Con ossequio.

Pistoia, lì 26.01.06.

(Dott. Eva Polak)

Dott. Antonio Bianco presso la Procura della Repubblica di Pistoia

Richiesta urgente di modifica/integrazione di capo d’imputazione

Proc. pen.: n. RG 2394/04

Imp.: dott. Massimo Morini

P.o.: Dott. Eva Polak

Ud. GUP: 13.1.2009

Sottoscritta dott. Eva Polak, cittadina italiana onesta, nata a Tofej (Ungheria) il 19/01/1953 e residente in Montecatini Terme via Bernini 16, premesso che:

1) Dagli atti acquisiti al fascicolo, è palese che il, 20.3.01, il 9.5.01 ed il 20.05.01, il Morini mi  accusava direttamente, tramite 3 querele di furto di assegni postali a seguito delle quali sono stati aperti due procedimenti penali a mio carico RG 1690/01 e RG 2560/01, ero iscritta a registro per una lunga lista di reati e processata;

2) Il rinvio a giudizio riguarda solo la contestazione del reato di calunnia semplice scaturito da una denuncia di smarrimento che nemmeno è stata trasmessa alla Procura quindi nessun procedimento è stato aperto a mio carico.

Per la denuncia si smarrimento il Morini è stato già processato e condannato nel procedimento RG 1376/01 nel quale nemmeno è stato iscritto a registro per il reato di calunnia.

Invece, nel procedimento RG 2392/05 il Morini è stato iscritto a registro per il reato di calunnia con le aggravanti, ma dopo l’avviso della conclusione delle indagini preliminari, non è stato richiesto il rinvio a giudizio, ma è stata poi richiesta l’archiviazione per il reato di calunnia semplice ed accolta dal GIP“ de plano”, quindi il Morini mai dovrà rispondere per le tre querele di furto.

3) Nel fascicolo ci sono le prove dei reati commessi a mio danno, che non sono stati ravvisati ma devono essere contestati perché non sono riconducibili alla carenza dell’attività del PM nella fase preliminare, ma alla volontà di non voler punire il Morini.

Devono essere contestati i reati di:

– falsa dichiarazione resa al pubblico ufficiale, falsa testimonianza, perché all’epoca delle dichiarazioni rese, rispettivamente, nel 2001, 2002 e 2004, il Morini non è stato iscritto a registro in nessuno dei tre procedimenti per il reato di calunnia;

– insolvenza fraudolenta perché lo stesso non aveva la copertura degli assegni rilasciatimi e si è spogliato di ogni bene mobile ed immobile, attività professionale compresa, di alcuni beni appena dopo aver presentato la denuncia di smarrimento;

– associazione a delinquere, perché si era servito di altre persone, familiari ed amici, per spogliarsi di tutto che devono essere chiamati in causa, Massimiliano Morini, Sandra Rondelli, Marco Libero Mangiantini;

– subornazione perché offriva vantaggio ad altre persone che si erano rese disponibili a dichiarare il falso in sede di appello, Pasquina Flosi ed Altiero Matteoni i quali poi, deponevano falsamente nel procedimento RG 1376/01;

– appropriazione indebita, perché il Morini non ha alcun diritto a spogliarmi dei soldi che lo stesso girava e rigirava in lunghi anni nella propria struttura di usura lucrandoci non poco;

– il reato di calunnia deve essere contestato con l’aggravante della continuazione, nonché gli altri per la grossa cifra e commessi nell’ambito di un rapporto.

Per i motivi suindicati, insisto affiché sia modificato/integrato il capo d’imputazione con urgenza.

Pistoia, 3 gennaio 2009.                                                                             Dott. Eva Polak

Cancelleria Tribunale di Monsummano T. per la Procura della Repubblica di Genova

Opposizione alla richiesta di archiviazione ai sensi dell’art. 410 c.p.p.

 

Proc.: n.3561/07  mod. 45 nei confronti di “magistrati”

Parte offesa: POLAK EVA

Sottoscritta dott. Eva Polak, cittadina italiana, nata in Ungheria, il 19/1/53, residente e domiciliata in Montecatini T. (PT), via Bernini 16, querelante e persona offesa:

vista la richiesta di archiviazione notificata in data 12 febbraio 2008 dal P.M. … (nominativo omesso) e dal Procuratore della Reppubblica, Romeo Morisani, con il presente atto

propongo opposizione

avverso la richiesta di archiviazione anzidetta, per i seguenti MOTIVI premettendo che, infruttuosamente, insistevo per l’ avviso ex art 335 cpp (ulteriore omissione in atti di ufficio), quindi sono privata a priori dall’esercizio dei miei diritti di difesa.

Non ho presentato querela nei confronti di “magistrati”, ma di persone, espressamente, indicate, quindi ho dei seri dubbi su un’eventuale alterazione dell’atto a me attribuito.

La querela è iscritta nel modello 45 perché la cestinazione “de plano” è inoppugnabile, perché la p.o. è un’extracomunitaria contra “magistrati”, privi di identità, intoccabili, i quali si proteggono tra loro, nonché per eludere i precetti dell’art. 129 e della circ. n. 13689 CSM 5/10/95. La circ. Min. 533 18/10/89 dispone che non devono essere svolte indagini, né può essere attivato il meccanismo processuale dell’archiviazione per tali atti. Quindi si apre un circolo vizioso che implica altre denunce per destinate a Torino, poi ci sarà il turno a Milano, e, nel frattempo, devo innondare il Consiglio d’Europa di ulteriori ricorsi per lesione dei diritti fondamentali.

1) I PM vogliono far “credere” che il contenuto della querela fosse un’impugnazione “impropria” proposta ad una sede “sbagliata”, contenente motivi di fatto e di diritto impugnabile in Cassazione. L’oggetto della querela non è l’impugnazione né del proc. 9/06 del Tribunale della Libertà né del proc. 1376/01 RG del Tribunale di Monsummano T., perché questi sono stati già impugnati nella sede opportuna, nei quali è rispettivamente, ricorrente ed imputato il dott Morini Massimo, giudice tributario per vari decenni il quale operava nella Commissione tributaria assieme ai presidenti del tribunale, magistrati assegnatari, poi, di procedimenti penali a carico del Morini, e “dormienti” dal 1996, rigorosamente, non indagati, inerzia assoluta tollerata dall’organo di controllo, PG di Firenze.

Ho querelato dei reati commessi in associazione, in concorso, dai “magistrati” i quali avevano aggiustato questi procedimenti con dolo e colpa grave (e tanti altri). Il concetto è ben diverso da quello prospettato dai due PM (chi in incognito), da veri “soccorritori”, così impegnati nella comunicazione di un atto non dovuto, ma inadempienti a loro compito istituzionale di indagini imposte (non discrezionali) ex artt. 326 e 362, cpp, in rispetto degli artt. 50 cpp, 2, 3, 24, 111, 112, 113 Cost., 1, 6, 13, 14 della CEDU.

2) Gli “indaganti” non si sono degnati di assumere le minime informazioni su che si parla (il medesimo?).

La richiesta di archiviazione deve essere accompagnato dal fascicolo, quindi il GIP può costatare che nessun’attività di indagine è stata esperita. I PM frettuolosi nell’insabbiare il procedimento, hanno messo su carta le proprie opinioni soggettive senza un filo di indagine nel merito del contenuto della querela.

Il compito istituzionale del PM non è quello di fondare la motivazione sulla base delle proprie convinzioni soggettive (su favole), ma di indagare sui fatti denunciati e giustificare la cestinazione con le risultanze delle attività di indagine dovute e, effettivamente, svolte, supportata da elementi oggettivi.

Le norme del codice penale devono essere applicati a tutti, quindi l’atto di opposizione è ammissibile perché contiene notitia criminis fondata. E’ pura invenzione dei PM che i reati commessi dai magistrati sono ricorribili in Cassazione con l’atto da impugnare.

Indico come temi delle indagine supplettive non esperite, e da esperire:

– è assolutamente necessaria che io sia escussione in sede SIT per poter produrre ulteriori elementi;

– da acquisire: gli atti del fascicolo del proc. civile 1156/01 Polak c. Morini del Tribunale di Pistoia, specificatamente: la costituzione e risposta di Morini; il verbale di udienza del 4/6/03; la sentenza civile 1368/04; questi come elementi di prova del falso contenuto dell’istanza di riesame del proc. 9/07 e dell’ordinanza da questa scaturita;

gli atti del procedimento 9/06 del Tribunale di riesame di Pistoia compreso il provvedimento della Cassazione il quale esclude la partecipazione della po nel procedimento di riesame; la citazione a giudizio di Morini del proc. pen. 1376/01 RG;

– la relazione della Guardia di Finanza di Montecatini T. del proc. 2643/05RG, di recente insabbiato, e non trasmesso ex art. 11 cpp, come elemento di prova della falsità degli atti eccepiti. Sarebbero da investigare sugli assegni “scottanti” non indagati e rilasciati con firme false e sulla titolarità di alcuni conti correnti. Tutti questi atti sono attinenti alla dimostrazione della falsità della difesa di Morini “bevuta” dai “magistrati” perché volevano “berla”;

– siano acquisiti tutti gli atti da me provenienti (compresi quelli “spariti” dai fascicoli) del procedimento AR 626/03, 247/06, 491/06, RG 4155/06 relativi all’”aggiustamento” del procedimento esecutivo 44/01 ad opera della Selvarolo, in veste di giudice esecutivo all’epoca. Sia indagato perché la PG non avocava i procedimenti, per il quale doveva attivarsi in seguito delle comunicazioni, ex art. 127 norme di att., ed in seguito delle mie espresse richieste di avocazione; S’indaghino perché questi procedimenti non sono stati trasmessi a Genova ex art. 11cpp, ma sono stati trattenuti dalla Procura di Pistoia dalla stessa insabbiati. La Selvarolo poi si era attivata, da giudice penale, anche per aggiustare il proc. pen. 4086/00 RG a carico di Pacini Roberto, collaboratore di Morini nel truffarmi.

– s’indaghino sul Zanobini il quale mi ha denunciata nel 2003 nell’ambito del proc. pen. 1690/01 RG da me subito in seguito delle querele calunniose di Morini, nonché lo stesso ha presentato due denunce nei miei confronti il 15/12/07, ma senza astenersi, ha contribuito all’insabbiamento, con dolo e colpa grave dei procedimenti 4337/06 RG e 2644/05RG (in questo ultimo era l’indagata Rondelli Sandra, moglie di Morini), il 21/12/07;

sul Buzzegoli come aggiustava il procedimento 6119/01 RG a mio carico per scagionare la Rondelli dalla falsa testimonianza e dal reato di calunnia; come aggiustava il procedimento 1566/02 RG allo scopo di toglierci i mezzi necessari per la sopravvivenza;

– s’indaghino, perché i due avvocati esperti, Vecchi Daniele e Citi Paola, si sono permessi di dare una spiegazione fasulla ad una sentenza civile passata in giudicato da loro prodotta, nonché ad una citazione in giudizione, rischiandosi il reato di frode processuale (probabilmente, su un accordo preliminare). S’indaghino perché la frode processuale è stata “sanata” ad hoc dai “magistrati” senza controllare il contenuto dei documenti prodotti emettendo un’ordinanza di contenuto fasullo inoppugnabile, la quale è stata riportata alla pari, compresi gli errori materiali ivi contenuti, nel processo 1376/01RG, senza che questa fosse stata acquisita agli atti ad opera della Marini. S’indaghino perché la PG di Firenze ha assegnato l’atto di impugnazione al sostituto Franco Domenico il quale ha già insabbiato un procedimento nel 1996 nel quale ero po, ed è attualmente indagato dalla Procura di Bologna, con la conseguenza che ignorava tutte le illegittimità commesse dalla Marini  e dai vari PM, fatti da considerare come elementi oggettivi del processo aggiustato.

Non spetta il GIP la valutazione nel merito dei fatti, il quale deve solo pronunciarsi sull’attività svolta dal PM, cioè sull’inattività nel caso di specie riscontrabile dal fascicolo stesso, il quale, necessariamente, deve essere allegato, nonché sull’ammissibilità dell’opposizione, nel senso che corrisponda alla duplice condizione di: fondatezza del reato e l’indicazione delle indagini supplettive, quindi in presenza di una sola di queste deve fissare l’udienza camerale, per il rispetto del diritto al contraddittorio ed alla tutela giuridica della p.o. Gli elementi indicati sono pertinenti.

 

Per quanto sopradescritto mi oppongo alla richiesta d’archiviazione del procedimento in epigrafe e chiedo la prosecuzione delle indagini preliminari non soltanto con riferimento ai reati denunciati, ma anche alla violazione della Legge 1/91, all’associazione a delinquere finalizzata alla truffa, all’abuso d’ufficio, al favoreggiamento, al concorso in reato, e comunque ad ogni altro reato configurabile nei fatti esposti insistendo la trasmissione dell’atto ex art. 11 per le eventuale competenze. Con espressa riserva di ogni diritto di legge insistendo per la notifica del provvedimento da emettere. Chiedo che sia fissata l’udienza camerale dopo le ore 11,30.

All.to: riassunto delle vicende giudiziarie trasmesso via email alla Procura di Genova.

Monsummano Terme, lì 16 febbraio 2006

Procura della Repubblica di Genova

Sottoscritta dott. Eva Polak, cittadina italiana onesta, nata in Ungheria, il 19/1/53, residente e domiciliata in Montecatini T. (PT), via Bernini 16, quale indagata nel procedimento in epigrafe, espongo:

Il dott. Renzo Dell’Anno, Procuratore-Capo di Pistoia, si asteneva dal procedimento penale RG 2394/04 a seguito della quale è stato nominato il sostituto procuratore, dott. Antonio Bianco della Procura di Pistoia.

Lo stesso, si era astenuto da diversi procedimenti, trattenendo però alcuni, cioè le vicende più delicate che non dovevano uscire da Pistoia, quindi facendoli archiviare dal GIP.

Nonostante l’astensione, lo stesso di presenziava dell’udienza GUP il 13.2.2009, e quale PM ha fatto emettere sentenza di non luogo a procedere, falsamente richiamando che l’imputato era già condannato per lo stesso reato di calunnia che non era assolutamente vero, nel procedimento RG 1376/01.

Il GUP, dott. Matteo Zanobini ha accolto le richieste del PM, nonostante che avesse tutte le prove sulle falsità delle stesse e che lo stesso sarebbe dovuto astenersi pure lui, essendo stato già astenuto da un procedimento nel quale ero parte nel 2003, che riguardava lo stesso oggetto, e le sue informazioni acquisiti in veste diversa sullo stesso oggetto (giudice penale, presidente di colleggio).

La mia richiesta di astensione scaturita pure dalle denunce dello stesso presentate nei miei confronti il 15.12.2007, sono state ignorate.

Tanto esposto, presento

Esposto/querela/denuncia/istanza per procedere

Nei confronti dei Pubblico Ufficiali, con riferimento agli artt. 357  C.P., dr. Renzo Dell’Anno, quale Procuratore-Capo della Repubblica di Pistoia, dott. Giorgio Brignoli quale Procuratore Generale di Firenze, ed Antonio Bianco quali PM del procedimento, dott. Matteo Zanobini, quale GUP domiciliati presso la Procura della Repubblica di Pistoia, presso la Procura Generale di Firenze  e presso il Tribunale di Pistoia e nei confronti di altre persone da individuare che risulteranno essere responsabili dei fatti ora esposti, per aver rifiutato il proprio ufficio, per violazione dei doveri di diligenza ed operosità in qualità di pubblico ufficiale, e per i reati di omissione in atti di ufficio, abuso di ufficio, favoreggiamento, falso in atto pubblico, falso ideologico, frode processuale, e per tutti gli altri reati ravvisabili nei comportamenti sopra denunciati,

Indico come elementi di indagine e prova dei reati, gli atti dei procedimenti sopra richiamati.

Insisto affinché i reati siano perseguiti, puniti i responsabili e mi risarciscano per i danni causatimi, ai sensi e per gli effetti delle norme penali e civili.

Dichiaro sin d’ora di oppormi all’eventuale emissione di decreto penale di condanna, ed alla registrazione del procedimento nei modelli 45 o 44.

Chiedo, inoltre, di essere avvertita ai sensi degli artt. 405 e 408 c.p.p. nel caso in cui la S.V. voglia richiedere la proroga dei termini delle indagini preliminari o l’archiviazione della presente denuncia-querela nonché la comunicazione del numero del procedimento e del nominativo del magistrato indagante ai sensi dell’art. 335 comma 3 c.p.p..

Insisto affinché sia data comunicazione agli Organi disciplinari indicati nella circ. CSM 13689/95, fin dall’inizio del procedimento, obbligo posto al capo del PM, ex art. 129 Att. c.p.p.

Insisto affinché sia data comunicazione alla Corte dei Conti per lo sperpero dei fondi pubblici e per il danno d’immagine causato agli Organi di giustizia, di competenza anche di quest’Organo.

Chiedo di essere sentita personalmente, anche a causa delle mie origini estere che possono rendere poco comprensibile il presente atto e mi riservo sukla produzione delle prove documentali in tale sede.

Con riserva di ogni diritto di legge.

Depositato in originale presso la Procura della Repubblica di Genova.

Genova, 16 febbraio 2009.                                                  Dott. Eva Polak

Sentenza n. 41658 del 31 ottobre 2003

OMESSA PRESTAZIONE DEI MEZZI DI SUSSISTENZA

[Sezione Sesta Penale – Presidente R. Fulgenzi – Est. F. Serpico ]

0SSERVA

Avverso la sentenza emessa, ex art. 459 co. 3 cpp., dal GIP presso il Tribunale di Pistoia con la quale, ex art .129 cpp.,era stato dichiarato non doversi procedere nei confronti di M. G. in ordine al reato di cui all’art. 570 co. 2 e cpv. n. 2 c.p. per aver fatto mancare i mezzi di sussistenza alla figlia minore, oltre che alla moglie, in difetto di comprovato stato di bisogno della bambina, ai cui mezzi di sussistenza aveva provveduto il convivente della querelante, ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore Generale della Repubblica di Firenze, deducendo, a motivi di gravame, l’erronea applicazione della norma penale, posto che, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice di merito, ai fini della corretta configurabilità del delitto contestato lo stato di bisogno del figlio minore “ricorre anche quando alla somministrazione dei mezzi di sussistenza per le più urgenti necessità abbiano provveduto coobbligati o non coobbligati, anzi, tale sostituzione costituisce la prova dello stato di bisogno del minore”.

Il ricorso è fondato e va accolto, con il conseguente annullamento senza rinvio della sentenza impugnata e trasmissione degli atti al Tribunale di Pistoia per l’ulteriore corso.

Ed invero,come esattamente rilevato dal PG ricorrente, ai fini della corretta configurabilità del reato in parola, lo stato di bisogno del figlio minore, proprio per l’intuIbile posizione di soggetto particolarmente esposto a necessità cogenti di natura materiale e morale per il suo necessario sviluppo psico-fisico, non può ritenersi superato dal contributo di terzi non coobbligati, [ come nel caso di specie deve ritenersi il convivente della madre della minore] da soli o in unione con soggetti coobbligati, rispetto a cui il “partner” si sottragga agli obblighi impostigli ex lege per la sua qualità parentelare omettendo di assicurare i mezzi di sussistenza; intesi come necessario coacervo di elementi necessari alle esigenze di un “minimum”, vitale per il soggetto minore in termini di ragionevole decoro e funzionalità.

In tali sensi, del resto, si è già espressa la giurisprudenza di questa Corte,ribadendo il principio secondo cui l’obbligo di fornire i mezzi di sussistenza al figlio minore sussiste anche quando vi provveda la madre in tutto a in parte con i proventi del proprio lavoro o/e con l’intervento contributivo di altri congiunti e non, proprio a cagione del mancato contributo posto a carico del padre in sede civile [cfr. in termini Cass. pen. Sez.VI pen. 21.9.2001 n. 1047, Mangatia; idem 19.3.90, n. 124000, Ragera].

Di qui l’erronea applicazione della legge penale come denunciata dall’Ufficio ricorrente: in merito alla decisione di ritenuta [erronea] insussistenza del delitto in parola contestato al M. e la necessità che il giudizio sia riformulato dal Tribunale di Pistoia a cui gli atti vanno trasmessi, previa annullamento senza rinvio della sentenza impugnata.

PER QUESTI MOTIVI

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata e dispone trasmettersi gli atti al Tribunale di Pistoia per l’ulteriore corso.

Svolgimento del processo. – Il ricorso del Procuratore Generale.

Il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d’appello di Genova propone ricorso avverso il provvedimento del Procuratore della Repubblica di Sanremo

22 novembre 2000, P.M. in proc. Buonarroti, dep. in data 15 gennaio 2001, n. 34,

il ricorso del Procuratore Generale di Genova pone in questione l’esistenza del c.d. potere di «cestinazione» del pubblico ministero, più esattamente il potere di trasmettere gli atti direttamente in archivio senza adottare la procedura di archiviazione prevista dall’art. 408 ss. c.p.p.

hanno stabilito l’esistenza del c.d. potere di «cestinazione» del pubblico ministero affermando, altresì, la sua autonomia in ordine alla valutazione preordinata a selezionare i fatti da iscrivere nel modello c.d. 21 e cioè delle notizie di reato (art. 335 c.p.p.) e nel c.d. modello 45… e cioè delle pseudo-notizie. Sennonché, ad avviso del Collegio remittente, le sezioni unite, con la succitata decisione, da un lato, si occupano di «un soggetto diverso»; dall’altro, non risolvono «… il grave problema… dei rimedi esperibili nei confronti dell’inazione del P.M., e più specificamente, della diretta trasmissione in archivio di atti iscritti a mod. 45 per errore, per negligenza, per dolo…», giacché un conto è… «riconoscere il potere di cestinazione», altro «escludere che siano reperibili nell’ordinamento rimedi di carattere processuale qualora si assuma che di tal potere il P.M. abbia fatto un uso non corretto».

mentre alcune decisioni escludono la sindacabilità del decreto con il quale il P.M. disponga la trasmissione in archivio degli atti iscritti al mod. 45, la sentenza Cappelli (sez. VI, c.c. 10 novembre 1999, dep. 28 novembre 1999, n. 3583) ha ritenuto configurabile, in tal caso, «quanto meno sotto il profilo procedimentale» l’abnormità e, pertanto, la ricorribilità in Cassazione del relativo provvedimento.

la disciplina dettata dagli articoli 408 ss. e 125 att. c.p.p., concerne soltanto le notizie di reato iscritte a modello 21, mentre non sembrano configurabili rimedi processuali diversi dall’impugnazione del decreto del P.M., dal momento che anche il potere di avocazione del P.G. … presuppone evidentemente quest’ultima iscrizione». E conclude affermando che «la sussistenza del contrasto giurisprudenziale sopra rilevato… e la delicatezza della questione di principio, indubbiamente di fondamentale importanza…» ne suggeriscono la rimessione, anche in adesione alla richiesta subordinata del P.G., alle sezioni unite «… affinché individuino i rimedi esperibili e decidano sull’ammissibilità del proposto gravame del P.G. genovese avverso il decreto di diretta archiviazione emesso dalla Procura della Repubblica di Sanremo».

Il ricorso non è però ammissibile in quanto proposto avverso il provvedimento di una parte processuale, il P.M. e non avverso una decisione del giudice.

La lettera dell’art. 568, primo comma, c.p.p. e l’interpretazione sistematica della norma non lasciano adito a dubbi: sono soggetti a impugnazione solo i provvedimenti del giudice. E, in giurisprudenza, è consolidato il principio per cui gli atti di parte, quali quelli del P.M., non sono annoverabili, nella categoria del provvedimento abnorme la quale comprende solo i provvedimenti aventi natura giurisdizionale e, quindi, i provvedimenti dotati di uno specifico contenuto giurisdizionale (

La decisione contrastante con tale principio (e, perciò data nell’ordinanza di remissione) è quella riguardante il caso Cappelli (Cass., sez. VI, sent. n. 3583 del 10 novembre 1999), che riconnette l’intervento della Cassazione alla necessità di ovviare alla elusione del principio di obbligatorietà dell’azione penale (art. 112 Cost.) che consegue all’uso improprio del registro delle pseudonotizie da parte del P.M. quando (con atto perciò abnorme) archivia direttamente una notitia criminis.

Tesi non condivisibile, però, perché viola il principio fondante del processo penale per il quale tutto il sistema delle impugnazioni è imperniato sul controllo dei provvedimenti adottati dall’autorità giudiziaria (e aventi specifico contenuto giurisdizionale). Le decisioni e gli atti delle parti (pubbliche o private), assumono rilievo solo se e quando filtrate dal provvedimento del giudice. Di tal che non è configurabile l’abnormità degli atti e dei provvedimenti delle parti processuali.

Peraltro, ove si volesse prospettare una deroga a tale principio nei riguardi dei provvedimenti del P.M. con riferimento alla natura costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale (art. 112 Cost.), bisognerebbe poi riconoscere che la deroga andrebbe estesa agli atti della difesa con riferimento alla norma costituzionale (art. 24) della inviolabilità del diritto di difesa.

Va perciò ribadito l’orientamento per il quale i provvedimenti del P.M., in quanto provenienti da una parte processuale non hanno natura giurisdizionale, e, come tali non possono essere inquadrati nella categoria degli atti abnormi, quale che sia il tasso della loro patologia.

La natura di parte del provvedimento esclude la possibilità dell’intervento diretto del giudice di legittimità, dato che l’eventuale accoglimento del ricorso si sostanzierebbe nel sostituire alla volontà della parte (nella specie di cestinare per inesistenza della notitia criminis) quella del giudice di legittimità (di iscrivere la notizia nel registro delle notizie di reato previsto dall’art. 335 c.p.p.).

il controllo del Gip sull’operato del P.M. è previsto dal codice di rito solo nell’ipotesi in cui il P.M. aziona la domanda (chiedendo l’archiviazione o il rinvio a giudizio) e non nell’ipotesi in cui il Procuratore della Repubblica si avvalga della facoltà ex art. 109 att. c.p.p., di iscrivere l’atto nel registro delle pseudo-notizie (mod. 45). gli atti penalmente irrilevanti, non sono assoggettati alla procedura formale di archiviazione la quale concerne esclusivamente le notizie di reato, onde non è possibile estendere il controllo del giudice anche alle pseudo-notizie, stante la ineludibile correlazione tra l’archiviazione e la notizia di reato.

In conclusione, va affermato il principio che i provvedimenti del P.M., in quanto atti di parte, non aventi natura giurisdizionale non sono impugnabili davanti al giudice, neppure quando evidente appaia il loro tasso di illegalità.

Il che, naturalmente non esclude la necessità di controllo sui provvedimenti del P.M. in materia di esercizio dell’azione penale, dovendo essere assicurata l’attuazione dell’art. 112 Cost.

A tale proposito il ricorrente afferma che il provvedimento di cestinazione emesso dal P.M., priva il Procuratore Generale presso la corte di appello della facoltà di avocazione.

Conviene, perciò, soffermare l’attenzione sull’istituto previsto dall’art. 412 c.p.p., riguardante appunto l’avocazione delle indagini preliminari per mancato esercizio dell’azione penale.

Il legislatore delegante (legge 16 febbraio 1987 n. 81) aveva previsto al punto 42) il potere di avocazione da parte del procuratore generale da esercitarsi con decreto motivato, soltanto nel caso di inerzia del pubblico ministero.

Potere che nel codice di rito previgente riguardava in generale l’istruzione sommaria (art. 392, terzo comma) ma le cui modalità di esercizio (volte in più casi rilevanti ad interrompere lo sviluppo delle indagini istruttorie) hanno indotto il nuovo legislatore a limitare tale potere alle ipotesi in cui il pubblico ministero resti inattivo.

Per quel che qui interessa, l’avocazione è prevista dall’art. 412, n. 1 c.p.p. in due casi specifici: quando il pubblico ministero non esercita l’azione penale, oppure non richiede l’archiviazione nel termine stabilito dalla legge o prorogato dal giudice.

Orbene, tenuto conto: che l’istituto è sorretto dal favor actionis (Cass., sez. V, 11 gennaio 1991, Agnolucci); che sulla base dei principi affermati nella recente e citata sentenza Buonarroti, la valutazione dell’organo dell’accusa in ordine alla esistenza o inesistenza della notitia criminis prescinde dal dato formale della iscrizione nel registro delle notizie di reato (art. 335 c.p.p.) o in quello delle pseudo-notizie (mod. 45); che tale valutazione compete in eguale misura al pubblico ministero presso il tribunale procedente, e, in caso di sua inerzia al Procuratore Generale presso la corte di appello; l’art. 412 è da interpretare nel senso che qualora il pubblico ministero iscriva un atto contenente una notizia di reato nel registro (mod. 45) delle pseudo-notizie (o non provveda affatto all’iscrizione), il Procuratore Generale ha facoltà di avocare a sè le indagini preliminari. È evidente, infatti, che se il potere di avocazione è esercitabile quando il P.M., dopo avere iscritto l’atto nel registro delle notizie di reato, pur dovendo non esercita l’azione penale, a fortiori è esercitabile quando l’attività del P.M. si spinge al punto da non effettuare l’iscrizione nell’apposito registro o da effettuarla nel registro delle pseudo-notizie, facendo così un uso distorto del suo potere.

Se la notizia di reato non viene azionata dal P.M., si creano i presupposti per l’intervento avocativo del Procuratore Generale e per l’esercizio da parte di questi dello stesso potere di iniziativa del P.M.

A conforto di tale interpretazione, è la norma contenuta nel sesto comma dell’art. 20 D.P.R. 22 settembre 1988 n. 449 (riguardante l’adeguamento dell’ordinamento giudiziario al nuovo processo penale, che con l’art. 20 ha sostituito l’art. 70 del R.D. 30 gennaio 1941 n. 12): al Procuratore Generale presso la corte di appello, è fatto obbligo, quando avoca un procedimento penale, di trasmettere copia del relativo decreto motivato al Consiglio Superiore della Magistratura e al Procuratore della Repubblica interessato; obbligo originariamente collegato alle avocazioni «per inerzia del pubblico ministero» e successivamente, (con la soppressione di tale frase operata coll’art. 4 del D.L. 9 settembre 1991 n. 292, convertito nella L. 8 novembre 1991 n. 356) esteso a tutti i casi di avocazione previsti dal codice di rito.

La ratio di tale norma va individuata chiaramente nella necessità del più rigoroso controllo sul corretto esercizio dell’azione penale da parte del P.M., in ossequio al principio dell’obbligatorietà dell’azione penale fissato nell’art. 112 Cost.; controllo che certo non può essere escluso nella ipotesi di un uso distorto del potere di cestinazione.

ESPOSTO/DENUNCIA/QUERELA ex art. 120 c.p.p.

nei confronti del geometra PASQUALE VANITA’ con studio in Montecatini Terme.

La sottoscritta Dottoressa EVA POLAK, cittadina italiana, nata a Tofej (Ungheria) il 19/01/1953 e residente in Montecatini Terme via Bernini 16, per la miglior comprensione dei fatti lamentati

e s p o n e

1) E’ stato dato incarico al geometra, dal giudice civile di Monsummano T. per effettuare una perizia nel procedimento civile R.G. 4305/02 avente oggetto un immobile di propretà del Comune di Montecatini T. per stabilire i canoni di affitto a partire dal 12 aprile 1990.

2) Il geometra ha ritirato tutti i documenti eccetto gli atti da me depositati facenti parte integrante del fascicolo. Il fascicolo è stato trattenuto per diversi mesi fino all’udienza nella quale il geometra ha consegnato la perizia.

Nel frattempo, mio avvocato ha rinunciato il mandato ed, infruttuosamente, ho insistito con il geometra di farmi avere copia del fascicolo perché ne avevo bisogno.

3)  Benché nel fascicolo c’erano tutti gli atti dai quali è esplicito che l’immobile è stato consegnato nello stato grezzo, cioè si trattava di uno scheletro di appartamento, promessomi in affitto con la deliberazione municipale 587/90 la quale prestabiliva in Lire 40milioni il valore dei lavori da effettuare nell’immobile PEEP, somma da scontare a equo canone, il geometra calcolava gli arretrati di canone a mio carico al prezzo di mercato.

In questo modo, l’ammontare risulta quasi 80mila euro! La delibera era nel fascicolo depositata dalla contropparte, ma non è stata considerata ai fini della perizia.

4) Il geometra era in possesso anche dell’atto di comparsa da dove è evidente che si trattava di un alloggio facente parte di un immobile PEEP il quale, per legge, è sottratto dal regime dell’equo canone e per il quale deve essere applicato un canone sociale che, all’epoca, risaliva a lire 25mila.
5) Il geometra non si è tenuto conto che per i lavori da me effettuati dovevano essere calcolati pure gli interessi, la variazione dell’indice ISTAT per l’importo da me anticipato ben 14 anni prima.

Tra gli allegati si trovava il calcolo di parte, effettuato dall’ufficio tecnico del Comune, da quale era palese quali lavori sono stati da me eseguiti a prescindere dal fatto che non erano considerati tutti.

6) Dagli atti è dimostrabile documentalmente che i lavori li ho fatti io nell’immobile, è stata depositata la lettera di autorizzazione dei lavori dell’ufficio tecnico, la lettera la quale ordinava all’ufficio la consegna delle chiavi, tutti documenti erano nel fascicolo a disposizione del geometra ma dallo stesso ignorati. Anche in mancanza di fatture, i lavori hanno sempre un valore perché qualcuno li ha eseguiti investendoci tempo e denaro, costo d’oportunità che hanno aggiunto un ulteriore valore all’immobile e questo doveva essere spiegato dal geometra come ogni altra circostanza utile per una perizia imparziale.

7) nessun atto è stato acquisito dal geometra relativo alla proprietà del bene, l’atto di acquisizione, il certificato di abitabilità, valore di bilancio all’epoca contestata, deliberazione la quale, eventualmente, dichiarava la sottrazione di questo appartamento dal regime PEEP, regime questo applicato agli altri 21 appartamenti del complesso.

8) in seguito del risultato della perizia, l’Ente mi nega qualsiasi riconoscimento dei lavori da me effettuati richiamando la valutazione autorevole del CTU nominato dal Giudice nonché il fatto che “avrei già persa la causa” in quanto il giudice ha accettato la validità della perizia benché la causa non ci sia ancora conclusa.

9) La perizia effettuata dal geometra è, del tutto, di parte e non tiene conto di nessuna documentazione a mio favore e mi causa rilevanti danni economici, morali, esistenziali.

Per tutto quanto sopraesposto, con la presente, deposito

Esposto/denuncia/q u e r e l a

nei confronti di PASQUALE VANITA’, per il reato di patrocinio infedele e per tutti i reati che la S.V. Ill.ma ravvisa nei fatti sopraesposti e contrari ai precetti del C.P. e C.C, e, nei confronti di persone da individuare per i reati da ravvisare dal magistrato procedente di cui comportamento ha contribuito alla la perizia “di parte”.

Chiedo, espressamente, che sia perseguito/i i reati e punito/i il/i responsabile/i.

Chiedo di essere sentita personalmente e rimango alla Vostra disposizione per ulteriori chiarimenti.

Chiedo si essere avvisata in caso di archiviazione, di proroga dei termini delle indagini preliminari o di registrazione della querela come atti non costituenti reato e mi riservo ogni diritto di legge.

Nel caso che la S.V. non intendesse fare delle investigazioni, mi rendo disponibile gratuitamente, a tale attività in favore dello Stato dopo essere conferita di ogni potere in merito.

Insisto per un procedimento ai sensi e per gli effetti dell’art. 6 della CEDU (Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo) e della nuova L. costituzionale 111 del 23/11/99 e che siano rispettati tutte le norme di legge nazionali e sovranazionali.

Già da ora, dichiaro di voler costituirmi parte civile nel procedimento e chiedo di essere avvisata per iscritto sul numero attribuito al fascicolo e sul nominativo del magistrato incaricato delle indagini.

Montecatini Terme, 10 febbraio 2007.

Dott. Eva Polak

Dott. Matteo Zanobini presso il Tribunale di Pistoia

Richiesta ex art. 121 cpp

Per l’astensione dal procedimento

Proc. pen.: n. RG GIP 3524/08

Imp.: dott. Massimo Morini

P.o.: Dott. Eva Polak

Ud. GUP: 13.1.2009

Sottoscritta dott. Eva Polak, cittadina italiana onesta, nata a Tofej (Ungheria) il 19/01/1953 e residente in Montecatini Terme via Bernini 16, premesso che:

premesso che

– la S.V. Ill.ma si era astenuto nel procedimento RG 1690/01 a mio carico che sta a monte del procedimento in epigrafe;

– il 15 dicembre 2007 ha presentato due denunce a mio carico;

– si era prestato ad aggiustare altri procedimenti connessi a questo;

– quale Presidente del Collegio del Tribunale di Riesame, emetteva un’ordinanza di riesame del mio sequestro conservativo penale di contenuto falso a favore del Morini il quale costituiva l abase dell’assoluzione con la formula piena dal reato di truffa;

– ha conosciuto il merito della causa in due procedimenti connessi;

– ho presentato diverse querele che coinvolgono l’operato della S.V. ed anche presso il Consiglio d’Europa;

– ai sensi dell’art. 36 comma d) e h) cpp, il giudice ha obbligo di astenersi;

– l’art. 111 Cost. tutela l’imparzialità, la terzietà ed il concetto di giusto processo nel quale sono stati recepiti i precetti dei diritti fondamentali ed inviolabili della CEDU;

– secondo la giurisprudenza (Cass. IV n. 316 5.4.00) la mancata astensione è “indice di malafede, di dolosa scorrettezza, di vero e proprio abuso della funzione che finisca ad abdicare al proprio ruolo istituzionale di organo terzo ed imparziale…” a questo concetto è riconducibile “la condotta endoprocessuale talmente anomalo da doverla considerare sul piano logico, manifestazione di una grave inimicizia che deve risultare da precisi ed inequivoci dati di fatto indicativi della malafede e del calcolato pregiudizio, deve trovare ancoraggio in fatti concreti, ben precisi” .

– gli argomenti soprarichiamati esauriscono non il sospetto ma la certezza legittima della parzialità, del processo inequo, inquinato dagli organi giudiziali in grave inimicizia con me, Procura di Pistoia (si sono astenuti tutti i sostituti e Procuratore-capo dai procedimenti nei quali sono parte), Tribunale di Pistoia, Procura Generale di Firenze, Corte d’Appello di Firenze.

Ho già subito numerosi processi aggiustati, quindi non ne ho bisogno di altri.

Tanto premesso, in rispetto del giusto processo, insisto affinché la S.V. Ill.ma, in qualità di pubblico ufficiale quale GUP nel procedimento in epigrafe, voglia astenersi dal processo, ai sensi e per gli effetti dell’art. 36 comma d) e h)

Pistoia, 3 gennaio 2009.                                                                             Dott. Eva Polak

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6 Risposte to “Hello world!”

  1. Mr WordPress Says:

    Hi, this is a comment.
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  2. Angelica Trupia Says:

    Cara Sig. Eva Polak, ho letto e riconosciuto la mia stessa pena nelle parole da Lei usate per descrivere il suo travaglio giuridico.
    Io e mio marito siamo italiani ma stiamo subendo gli stessi abusi che Lei descrive perchè anche noi stiamo lottando contro personaggi pubblici di rilievo nella nostra città.
    Addirittura a noi per aver insistito nel denunciare ci hanno messo agli arresti domiciliari per stalking.
    Le nostre denunce con tanto di prove e atti falsificati vengono respinte messe a “modello 45” come dice giustamente Lei.
    Quello che mi preme espremerLe è la mia totale solidarietà che è poca cosa, ma io so bene che la nostra vita scorre ormai dentro binari fatti di insofferenza di fronte ai diritti costituzionali e alle diffidenze della gente che non ha mai provato quello che stiamo vivendo noi.
    Quelle poche persone che hanno il coraggio e la forza di reagiare a questo tornado di violenza psico-fisica, cerca di fare rete e di mettere a frutto le reciproche esperienze per meglio difendersi.
    Se Lei vuole conoscere qualcuno di queste persone mi contatti, sarò lieta di poter parlare con Lei.
    Cordialmente.
    Angela Trupia

  3. Sara Pasquinetti Says:

    Questo è il nuovo articolo di Eva Polak…

    http://pensareliberi.com/2011/10/13/ora-parlo-io-eva-polak-esposto-allordine-dei-medici-di-firenze/

  4. giustiziacorrotta Says:

    Dopo un periodo di inattività, riprendo la gestione del blog perché è l’unico foro per rendere pubblica l’incredibile e la terribile persecuzione che subisco da parte delle Autorità giudiziarie le quale, PER LEGGE, avrebbero l’OBBLIGO DI TUTELARMI.
    Non è stato sufficiente di avermi tolto TUTTO il necessario indispensabile alla sopravvivenza, la dignità umana e di donna, mi hanno tolto pure la PAROLA e mi stanno togliendo l’unica cosa rimastami, la VITA.
    Qualcuno, mi DEVE spiegare in che Paese sono capitata? Come diventano gli uomini di legge dei cinici, assassini, torturatori i quali NON ai sono accontentati di appropriarsi solo della mia vita, ma ce l’hanno preso pure con mio figlio che nulla c’entra con le mie vicende giudiziarie. Il responsabile principale di quello che mi sta succedendo, è il procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito che ha seguito il comportamento antigiuridico dei suoi predecessori

  5. daniela Says:

    Come ti fotto la giustizia con il mod.45
    LA GIUSTIZIA ZOPPA CONTRO I DIRITTI DEI PIU’ DEBOLI
    Un motivo in più per vergognarsi di essere italiani

    Con la presente intendo denunciare pubblicamente i vergognosi fatti che ho avuto modo di subire e sperimentare personalmente, in merito alla mia attività in difesa degli animali e dell’ambiente In un paese civile non si dovrebbe arrivare ad esposti in Procura, ma tant’ è , non siamo un paese civile e non siamo mai usciti dalla dittatura, anche se i tromboni che ci governano si fregiano di medaglie e fasce tricolori, presenziando ridicole e ipocrite commemorazioni ai caduti. Se in Italia si va avanti di questo passo, ovvero nella piena impunità di chi viola la legge con la protezione delle Procure che archiviano senza nemmeno fare le indagini, è inutile che Monti fa riforme di facciata per illudere i cittadini . Il sistema è, e rimarrà sempre malato alla base, perché la legge non è uguale per tutti e certa magistratura agisce in modo sfacciatamente parziale.

    Ecco i vergognosi fatti che intendo denunciare e rendere pubblici, comprovati da documentazione in mio possesso

    PRIMA STORIA

    Da anni sono impegnata come Presidente di un’associazione animalista ( Arca 2000 onlus diritti dell’animale malato) da me fondata contro la malasanità animale e per i diritti degli animali, nonché come Presidente di un comitato civico che si occupa di inquinamento acustico cittadino a S.Benedetto del Tronto (Ap). In Italia però , chi pretende il rispetto dei diritti e delle leggi purtroppo non ha scampo. Verrà subito perseguitato, braccato e spernacchiato dalle stesse istituzioni che dovrebbero far rispettare le leggi. Ecco che appena dimostri di essere una donna che non pensa solo a cosa preparare cena e pranzo, e magari scoperchi troppe pentole, subito si mette in moto la macchina del fango. Sei la “rompiballe” , quella che “se le va a cercare”, con la stessa logica con cui si assolvono gli stupratori perché la donna si mette la minigonna. A me non sembra di fare nulla di speciale, solo di indignarmi giustamente, là dove qualunque persona civile dovrebbe indignarsi nella consapevolezza dei propri diritti. Ma in Italia ciò che è normale è strano….In questo “guazzetto” di mentalità ottusa e retrograda i diritti vanno a farsi benedire….
    Ho sempre denunciato inadempienze e inosservanze di chi ci governa e amministra ( ahimè!!!)con un occhio di riguardo alle materie di cui mi occupo ( animali e ambiente) trovando muri di gomma, omissioni e bugie raccontate con la peggiore arroganza e sfrontatezza, perfino messe per iscritto senza alcuna vergogna e con quella sicurezza che deriva dal sentirsi comunque protetti e sempre intoccabili . Tanto è:
    Nel dicembre del 2012 ho diffidato con un esposto scritto, il Sindaco, la Polizia Municipale e l’ Asur di S.Benedetto del Tronto(Ap) dal concedere le autorizzazioni alla vendita di animali nel mercato ambulante delle fiera di S.Lucia del 10 dicembre che si tiene ogni anno a S.Benedetto del tronto, appellandomi ad un “Regolamento sul benessere degli animali” in vigore nello stesso territorio comunale (ma puntualmente disatteso) che vieta l’esposizione di animali in vendita nei mercati per più di 5 ore e in spazi angusti, oltre a fissare altre prescrizioni per evitare lo stress agli animali a causa della folla, del rumore , del trasporto, etc…. I vigili urbani, malgrado l’esposto, non sono intervenuti ( con un’altra volontaria ho presidiato per l’intera giornata la postazione degli ambulanti e di vigili non si è vista traccia) gli unici controlli che sono stati effettuati sono stati quelli delle guardie zoofile della Lega italiana diritti animali, da me chiamate, che hanno elevato tre verbali per violazione al regolamento comunale suddetto. Due giorni dopo, ho chiesto per iscritto agli organi municipali un resoconto dei precedenti controlli richiesti, ma il comandante della Polizia Municipale, tale Pietro D’Angeli, rispondeva in un lettera indirizzata alla mia associazione ( in mio possesso) che i vigili erano intervenuti alle ore 11, non rilevando alcuna infrazione ( peccato che alle ore 11 la sottoscritta e un’altra volontaria erano sul posto e dei vigili non vi è stata traccia) I controlli tanto famigerati non ci sono stati e quindi la Polizia Municipale ha mentito. Ad una successiva mia richiesta di chiarimento e di accesso agli atti, il comandante D’Angeli rispondeva addirittura che non c’era alcun verbale di nessun organo accertatore su cui esercitare l’accesso agli atti da me richiesto. Peccato che la Lida avesse trasmesso da tempo i verbali di contravvenzione al Comune. C’è da chiedersi, che fine hanno fatto i verbali delle gg.zz Lida?Le contravvenzioni sono state pagate dagli ambulanti o è tutto finito in burletta ? E perché i vigili non hanno effettuato i dovuti controlli durante la Fiera di S.Lucia, controlli che avrebbero dovuto richiedere il tempo di un’intera mattinata? Ho inviato un esposto alla Procura di Ascoli Piceno per chiedere di accertare eventuali omissioni di atti di’ufficio della Polizia Municipale, ma questa, guarda caso, si è subito premurata di archiviare tutto con il modello 45 . Ma cos’è questo famigerato modello 45 che garantisce la piena impunità? (Altro che impunità parlamentare….) La circolare ministeriale n. 533 31 ottobre 1989 istituiva il registro del modello 45, meglio conosciuto registro degli atti non costituenti reato, in uso presso gli uffici giudiziari, allo scopo di lasciare traccia degli atti amministrativi, esposti estranei alla materiale penale, scritture abnormi prive di senso. In realtà, gli Addetti alla giustizia ne abusano per registrare le notizie di reato a carico dei personaggi privilegiati nei cui confronti non vogliono procedere, per far prescrivere dolosamente i loro reati, per scegliere ad arbitrio quanto vogliono lavorare, a spregio delle norme dei Codici delle leggi. Nessun rimedio giuridico è previsto avverso l’archiviazione di un procedimento iscritto nel registro del modello 45. Complimenti alla Procura di Ascoli Piceno per aver privilegiato la Polizia municipale e averla premiata con il modello 45. Magari chiediamo tutti di essere candidati all’iscrizione del modello 45. Urrà! Viva l’Italia! Epppure, se un cittadino qualsiasi avesse omesso atti d’ufficio sarebbe già sotto processo
    Qualcuno aveva proposto l’abolizione del modello 45, ma poi in Parlamento se ne sono dimenticati…a quanto pare non esiste solo l’immunità parlamentare ma anche lo sconosciuto mod.45
    Monti se lo ricordi bene…..l’Italia non va da nessuna parte con questa giustizia zoppa e parziale che privilegia gli amici e i potenti di turno…con il mod.45 in agguato pronto a mandare a quel paese per direttissima il cittadino che denuncia l’intoccabile.

    Seconda vergognosa storia della Procura di Ascoli Piceno

    Nel dicembre 2012 vengo pesantemente diffamata da un giornale online locale, per avere diramato un comunicato Ansa di condanna del sindaco di S.Benedetto del Tronto che non prende provvedimenti contro i botti di Capodanno, rei di causare danno a persone ed animali, in tal caso, i diffamatori sono i redattori del giornale online “Riviera Oggi”, stampa notoriamente asservita al potere, i quali con la complicità di amici, pubblicano una serie di commenti in coda al comunicato ( ripreso dall’Ansa) con una serie di pesanti commenti contro la sottoscritta e la sua reputazione, attribuendogli fatti non commessi e scrivendo commenti personali del genere “ questa qui ha problemi con il genere umano, etc…” Il tutto con nome e cognome della sottoscritta
    Provvedo, così a inviare una querela formale per diffamazione a mezzo stampa e violazione della privacy, che la Procura della Repubblica di Ascoli Piceno ancora una volta, chiede di archiviare dicendo che si tratta di “normale diritto di manifestazione del pensiero”
    ( peccato che altra gente, per lo stesso diritto, è andata sotto processo per direttissima. Persone che si sono dette soltanto “scemo” sono state rinviate a giudizio….)
    Questa è l’Italia, fatta di corsie privilegiate , amici e amici degli amici, giustizia zoppa, e leggi ad personam. Praticamente una dittatura, dove il ladro di polli va in galera, e il protetto è sempre impunito. Chi si impegna per una giusta causa e mette il dito sulla piaga, viene perseguitato, spernacchiato e mandato a quel paese…. Con tanto di modello 45..
    Dove chi ingiuria e infama a mezzo stampa una persona con nome e cognome, esercita solo un legittimo esercizio di dibattito pubblico e dove la diffamata è una che se le va a cercare (solo perché ha osato criticare un sindaco e il suo operato )una che non può dolersi della durezza dei giudizi ( e sì che ben altri giornalisti sono stati rinviati a giudizio solo per aver espresso in modo molto più civile e pacato il proprio pensiero) perché forse se li merita…..perchè ahimè difende gli animali e quindi è persona assai condannabile perché non le manda a dire e osa denunciare il potente di turno, anziché strasene a casa a preparare il brodo e parlare di aria fritta….

    Il vero male dell’Italia è la legge che non è uguale per tutti. Spero che questa mia storia sia portata alla pubblica conoscenza, per comprovare ancora una volta, che uno dei mali peggiori del nostro paese per il quale nessun Presidente del Consiglio (presente o passato) ha mai posto un rimedio è la mala giustizia
    Se si parla di lotta alla corruzione, s’ inizi dalla giustizia e da chi la esercita in modo arbitrario e senza alcun controllo ( e voglio vedere se i giudici di Ascoli vorranno querelarmi per questo articolo dopo che hanno avuto il coraggio di archiviare per gli altri)
    Questo è il paese dove la Polizia Municipale ti suona il campanello come la Gestapo, se solo ti cadono due gocce d’acqua dal balcone o se lasci due secondi la macchina in divieto , ma è cieca di fronte a chi viola leggi e regolamenti che riguardano la qualità della vita e i diritti fondamentali. Questo è il paese dove la corruzione è a tutti i livelli, basta essere l’amico dell’amico o il potente di turno
    Questo non è un paese democratico e civile, perché i diritti basilari non sono riconosciuti, se non a chi si pare e piace….e guarda caso, tra questi ci sono sempre coloro che dovrebbero far rispettare le leggi e invece ne abusano e disusano.
    Questo non è un paese per donne che vogliono impegnarsi per il sociale e rifiutano la logica del compromesso, dell’inciucio e del “volemose bene, tarallucci e vino, e ricambierò” tanto così va il mondo e dobbiamo tacere.
    Ai giovani voglio solo dire: “Andate via dall’Italia prima che potete o sarete candidati ad essere sudditi a vita, condannati al lecca- lecca e al sopruso che vi toglierà ogni dignità di persone oneste e giuste.

    grazie per vostro aiuto. Solo denunciando a livello mediatico queste schifezze possiamo sperare che “certa gente” ritrovi un minimo di vergogna….

    Daniela Ballestra
    S.Benedetto del Tronto
    Presidente di “Arca 2000”onlus diritti dell’animale malato

  6. Tracey Says:

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